A marzo sale al 3,3 per cento l’inflazione negli Usa, spinta da guerra e dazi
L’inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3 per cento su base annua a marzo, in netta accelerazione rispetto al 2,4 per cento di febbraio, in linea con le attese degli economisti. Lo rende noto il dipartimento del Lavoro. L’indice di fondo, che esclude alimentari ed energia ed è considerato un indicatore più affidabile della tendenza strutturale dei prezzi, è cresciuto del 2,6 per cento, leggermente al di sotto delle previsioni del 2,7 per cento.
Gli economisti avvertono che i prezzi dell’energia e dei beni, schizzati dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente, non torneranno rapidamente ai livelli precedenti anche in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz. L’indice dei prezzi dei servizi dell’Institute for supply management (Ism) è salito a marzo di 7,7 punti percentuali, attestandosi a 70,7, il livello più alto dall’ottobre 2022, segnale che le aziende potrebbero scaricare i maggiori costi sui consumatori. La situazione mette la Federal Reserve in una posizione difficile: l’inflazione in crescita e un mercato del lavoro in rallentamento rendono rischiosa un’eccessiva riduzione dei tassi di interesse. Il presidente della Fed, Jerome Powell, aveva definito “frustrante” la mancanza di progressi nell’inflazione dei servizi, esclusi gli alloggi.
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