Perché la Turchia pensa ancora al sistema missilistico italofrancese

La Turchia torna a guardare all’Europa per la propria difesa aerea. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Ankara è in trattativa con l’Italia per l’acquisto e la co-produzione del sistema missilistico Samp/T, sviluppato dal consorzio italofrancese Eurosam (formato da Mbda Italia, Mbda Francia e Thales). Un dossier tutt’altro che nuovo, ma che oggi assume un’urgenza diversa: quella dettata da minacce missilistiche reali provenienti dall’Iran.
Secondo Bloomberg, la richiesta turca si inserisce in un contesto di crescente pressione strategica: dall’inizio della guerra in Medio Oriente, missili iraniani diretti verso il territorio turco sarebbero stati intercettati dalla Nato. Un cambio di scenario che trasforma una trattativa industriale rimasta per anni in stallo in una priorità di sicurezza nazionale.
L’interesse turco per il sistema non è una novità. Già alla fine degli anni 2010 Ankara aveva avviato un dialogo con Italia e Francia per lo sviluppo congiunto del sistema. Un accordo preliminare era stato raggiunto nel 2018, ma si è progressivamente arenato a causa delle tensioni politiche tra la Turchia e i suoi alleati europei, in particolare Parigi.
Le divergenze su dossier come la Siria e il Mediterraneo orientale hanno portato la Francia a congelare la cooperazione, bloccando di fatto un progetto trilaterale che avrebbe dovuto rappresentare un modello di integrazione industriale nella difesa europea.
Nel frattempo, Ankara ha intrapreso una strada alternativa, acquistando nel 2019 il sistema russo S-400. Una scelta che ha avuto conseguenze profonde: deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, esclusione dal programma F-35 e crescente isolamento all’interno dell’architettura Nato. Il risultato è stato un paradosso strategico: dotarsi di capacità avanzate ma non interoperabili con l’Alleanza, proprio mentre la Turchia rimaneva esposta alle minacce lungo il fianco sud-orientale della Nato.
A partire dal 2022, il dialogo di Ankara con Roma e Parigi ha ripreso slancio. L’Italia si è progressivamente affermata come interlocutore privilegiato, grazie a un approccio più pragmatico rispetto alla Francia e a un interesse convergente nello sviluppo industriale congiunto. La cooperazione nel settore della difesa si inserisce in un più ampio riavvicinamento politico, che ha visto un incremento dei contatti bilaterali e delle opportunità industriali, anche nel quadro delle esportazioni militari italiane.
Se in passato il dossier era ostaggio delle dinamiche politiche interne alla Nato, oggi è la realtà operativa a guidare le scelte. La minaccia missilistica iraniana e il rafforzamento della postura difensiva dell’Alleanza hanno reso evidente la necessità per la Turchia di dotarsi di sistemi pienamente integrabili. In questo contesto, Ankara mira a sviluppare una propria architettura di difesa stratificata, una sorta di steel dome, sul modello dell’Iron Dome israeliano, combinando acquisizioni esterne e produzione domestica.
Resta però un ostacolo cruciale: il via libera della Francia. Il sistema Samp/T è infatti frutto di una cooperazione industriale franco-italiana, e qualsiasi esportazione richiede il consenso di entrambi i partner. Secondo Bloomberg, i negoziatori turchi ritengono che Parigi possa essere oggi più aperta rispetto al passato. A pesare potrebbero essere sia il mutato contesto strategico, sia l’interesse europeo a rafforzare il fianco sud-orientale della Nato.
Tre gli scenari possibili nel breve-medio periodo. Il primo è quello di un accordo trilaterale completo, con il coinvolgimento di Francia, Italia e Turchia nella produzione del sistema. Sarebbe la soluzione più ambiziosa, ma anche la più complessa politicamente. Il secondo scenario prevede un’intesa principalmente bilaterale tra Italia e Turchia, con una forma di assenso francese limitato o condizionato. In questo caso, Roma consoliderebbe il proprio ruolo di ponte industriale tra Ankara e il sistema europeo. Infine, resta l’ipotesi di un nuovo stallo, qualora le resistenze politiche – soprattutto francesi – dovessero prevalere. Uno scenario che rischierebbe però di spingere Ankara verso ulteriori soluzioni autonome o extra-occidentali.
Al di là dell’esito negoziale, la partita sul Samp/T rappresenta un test più ampio per la Nato e per l’industria della difesa europea: verificare se, di fronte a minacce concrete, le divisioni politiche possano essere superate in nome dell’interoperabilità e della deterrenza. Per la Turchia, si tratta invece di un passaggio strategico cruciale: rientrare, almeno in parte, nel perimetro tecnologico dell’Alleanza senza rinunciare all’ambizione di autonomia industriale.
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