Londra smaschera un’operazione sottomarina russa nel Nord Atlantico

Per oltre un mese, nel Nord Atlantico, a ridosso delle acque britanniche, si è svolta un’operazione silenziosa ma altamente sensibile: tre sottomarini russi hanno operato vicino a infrastrutture critiche sottomarine, tra cavi per le telecomunicazioni e pipeline energetiche. A rivelarlo ieri è stato il ministro della Difesa britannico John Healey, secondo cui il Regno Unito, insieme a Norvegia e altri alleati, ha monitorato senza interruzioni l’attività dei battelli, seguendone «ogni miglio» fino alla loro uscita dall’area.
Al centro della missione, ha spiegato Londra, non c’era solo un sottomarino d’attacco classe Akula, ma anche due unità specialistiche del Direttorato principale per le ricerche in acque profonde (Gugi), il programma russo dedicato alle operazioni sui fondali marini. Secondo la ricostruzione britannica, l’Akula avrebbe svolto un ruolo di diversivo, mentre i mezzi Gugi si concentravano sulle infrastrutture. Queste unità, spesso descritte come una sorta di forze speciali subacquee, sono progettate per operare a profondità estreme, mappare cavi e pipeline e, in caso di conflitto, sabotarle. Alcune piattaforme, come il sottomarino Losharik, sarebbero in grado di scendere oltre i duemila metri e manipolare direttamente le infrastrutture sul fondale.
This satellite image is of Russian naval base Olenya in the High North, along with their spy ship Yantar and specialist GUGI submarines before they departed port for UK waters.
These vessels are designed to survey underwater critical infrastructure during peacetime, then… pic.twitter.com/q6Sv00BTAV
— Ministry of Defence 🇬🇧 (@DefenceHQ) April 9, 2026
Durante l’operazione, la Royal Navy e l’aviazione britannica hanno schierato fregate e velivoli da pattugliamento marittimo, arrivando anche a rilasciare boe sonar per segnalare ai sottomarini russi che erano sotto osservazione. Una scelta che indica una strategia precisa: rendere visibile il monitoraggio senza però forzare un confronto diretto.
Ed è proprio questo uno dei punti più delicati della vicenda. Nonostante la natura «nefasta» delle attività denunciata da Londra, il governo britannico non ha tentato di allontanare fisicamente i mezzi russi. Le operazioni si svolgevano infatti nello spazio economico esclusivo britannico, e non nelle acque territoriali, dove le opzioni di intervento sarebbero state più ampie. A questo si aggiunge il rischio di escalation in un dominio, quello subacqueo, dove incidenti e incomprensioni possono rapidamente degenerare. Il messaggio politico, però, è stato esplicito. Rivolgendosi direttamente al presidente Vladimir Putin, Healey ha dichiarato: «Vi vediamo. Ogni tentativo di danneggiare le nostre infrastrutture non sarà tollerato e comporterà conseguenze serie».
Al momento, il governo britannico afferma di non avere prove di danni alle infrastrutture. Sono però in corso verifiche, segno di un problema strutturale: la difficoltà di avere piena visibilità su ciò che accade sui fondali.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente competizione sotto il livello del mare. Negli ultimi anni, episodi sospetti hanno riguardato soprattutto il Baltico, incluso il sabotaggio dei gasdotti nel caso del Nord Stream. Parallelamente, unità russe come la nave Yantar sono state più volte avvistate vicino a infrastrutture critiche occidentali.
Per un Paese insulare come il Regno Unito, la posta in gioco è particolarmente alta. Oltre il 90% del traffico internet viaggia attraverso cavi sottomarini, mentre energia e dati dipendono da una rete vasta e difficilmente difendibile in modo completo. Monitorare ogni chilometro di fondale è, di fatto, impossibile. È in questa zona grigia che si muove la strategia russa: operazioni sotto soglia, difficili da attribuire e da contrastare, che puntano a mappare, testare e, potenzialmente, preparare il terreno per scenari futuri.
Più che un episodio isolato, quello rivelato da Londra appare quindi come un tassello di una campagna più ampia. Una guerra invisibile, combattuta lontano dagli occhi, ma sempre più centrale negli equilibri tra Russia e Nato.
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