“In Italia spunta un’anti-Meloni”, Bloomberg lancia Silvia Salis come possibile candidata

Genova. “In Italia spunta una anti-Meloni e ha la spinta giusta per spodestare l’originale”. È il titolo di una lunga intervista di Bloomberg, testata americana di economia e politica, alla sindaca di Genova Silvia Salis. Il colloquio tra Salis e il corrispondente in Italia del media Usa, Donato Mancini, nell’ufficio di rappresentanza di palazzo Tursi, dove sono state anche scattate le fotografie a corredo dell’articolo.
Articolo che, in queste ore, sta rimbalzando sugli smartphone del mondo politico genovese e nazionale. Perché alla domanda su quali siano le sue ambizioni, risponde: “È chiaro che c’è un’interesse nazionale che mi lusinga”, conferma che non parteciperebbe mai alle primarie – concetto chiarito più volte – ma aggiunge: “Mentirei se dicessi che non prenderei neppure in considerazione una richiesta unitaria”.
Una posizione che diverge, nel merito, da quelle del passato in cui assicurava che sarebbe stata “sindaca di Genova fino al 2030”. Anche se la risonanza, anche nazionale, che l’intervista a Bloomberg ha avuto in queste ore ha spinto Salis ha precisare che quella posizione non cambia: “Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni – si legge in una nota – non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato. Nell’intervista a Bloomberg, tra le tante altre cose, mi è stato chiesto che cosa farei se, pur non prendendo parte alle primarie, qualcuno mi chiedesse di fare la candidata. E ho risposto come ho sempre fatto, anche in un recente passato, a domande molto simili a questa. Ovvero che di fronte a una richiesta unitaria sarebbe falso dire che non ci penserei neppure. Come d’altronde immagino farebbe chiunque di fronte a una richiesta del genere. Ho pure aggiunto un altro passaggio che, però, nell’intervista non è stato riportato. Ovvero, che rimane il fatto che sono stata eletta per essere cinque anni la sindaca di Genova. E, rispetto ad altri nomi che si fanno, ho già un altro incarico”.
Per il resto, l’articolo prende le mosse dalla sconfitta del centrodestra al referendum sulla giustizia, e dell’emersione del nome di Silvia Salis come potenziale candidata. “La quarantenne, neofita della politica, non siede in Parlamento a Roma, bensì a Genova, nel cinquecentesco Palazzo Doria Tursi, dove ricopre la carica di sindaca. Per ora l’ex lanciatrice di martello olimpica scommette che contrastare la narrazione di Meloni incentrata sulle battaglie culturali mentre scolpisce la propria reputazione a livello nazionale, sarà sufficiente a renderla una sfidante credibile”.
Salis nell’intervista, dal canto suo, “Sono una candidata progressista che crede fermamente che sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere – dice – questo governo di destra non è stato in grado di realizzare né l’uno né l’altro, rendendo infelici sia i pochi che i molti. Il che, di per sé, è già un grande risultato”.
“Rising from obscurity to the pinnacle of power is hardly unprecedented in recent Italian politics”, si legge nell’articolo, che paragona Silvia Salis a Giuseppe Conte. “Egli era un avvocato, e un accademico, senza esperienza politica prima di diventare premier nel 2018, con i detrattori che lo chiamavano Signor Nessuno”.
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