Al Congresso Svizzera Italia a Varese focus su fisco, lavoro e investimenti oltre confine

Il decimo Congresso Svizzera Italia organizzato dallo Studio Giallo alle Ville Ponti di Varese ha messo al centro i rapporti tra i due Paesi, offrendo a cittadini, imprese e professionisti strumenti concreti per orientarsi tra normative fiscali, lavoro e investimenti oltre confine. Un appuntamento che ha spinto a riflettere sul legame tra Varese e il Ticino sempre più stretto, ma che ha bisognoso di regole chiare e aggiornate.
Turismo e territorio: numeri in crescita e nuove sfide
Ad aprire i lavori è stato Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio di Varese, che ha presentato i dati del turismo provinciale: nel 2025 si sono registrati 1,7 milioni di arrivi e 3,2 milioni di presenze, entrambi in crescita del 10% rispetto all’anno precedente.
Tra i progetti illustrati, la Fondazione Varese Welcome – che coinvolge oltre 30 comuni – punta a coordinare la promozione turistica e a rafforzare l’identità del territorio. Centrale anche il tema delle sinergie con la Svizzera, con iniziative comuni e progetti come la ciclovia dei laghi, pensata non solo per il turismo ma anche per la mobilità quotidiana.
Nuovi equilibri tra Italia e Svizzera
Uno degli spunti più interessanti dell’intervento del presidente della Camera di Commercio riguarda i cambiamenti nelle scelte di residenza e lavoro dei cittadini emersi grazie all’iniziativa Vieni a vivere a Varese. «Abbiamo ricevuto molte richieste di contributo da cittadini che vivono e lavorano in Svizzera, ma vogliono trasferirsi in Italia» ha raccontato Vitiello. Una scelta legata all’aumento del costo della vita oltre confine, che sta modificando equilibri considerati fino a poco tempo fa consolidati.
Fisco e patrimoni esteri: regole più stringenti
Il cuore del convegno ha riguardato gli aspetti fiscali, con l’intervento di Salvatore Giallo, che ha approfondito gli obblighi per chi detiene patrimoni all’estero.
Tra i punti principali: l’obbligo di monitoraggio fiscale nel quadro RW, la tassazione dei redditi prodotti all’estero, le imposte specifiche come Ivafe e Ivie e le sanzioni in caso di omissioni.
«Il monitoraggio costa poco, ma non farlo può costare molto caro» ha ricordato Giallo, evidenziando come gli scambi automatici di informazioni tra Stati rendano sempre più difficile nascondere patrimoni non dichiarati.
Un passaggio importante ha riguardato le cassette di sicurezza, che non rientrano negli scambi automatici standard ma possono essere oggetto di controlli mirati. «È un ambito che molti considerano ancora opaco, ma che in realtà è sempre più tracciabile» ha spiegato.
Criptovalute: nuove opportunità, ma anche controlli
Ampio spazio è stato dedicato alle criptovalute, con interventi a cura di Andrea Puzone e Pietro Soldati, che hanno chiarito la normativa italiana e svizzera.
In Italia, la tassazione delle plusvalenze era al 26%, ma nel 2026 la Legge di bilancio ha alzato l’aliquota al 33% per molte criptovalute. È inoltre obbligatorio il monitoraggio fiscale (con sanzioni fino al 15% del valore non dichiarato per chi non vi adempie). Dal settembre 2027 sarà poi attiva una maggiore tracciabilità grazie agli scambi di informazioni internazionali disposti dal protocollo Carf dell’Ocse.
In Svizzera, invece, le plusvalenze private restano esenti da imposta, ma solo se l’attività non è considerata professionale.
Controlli e confine: il ruolo della Guardia di Finanza
Il tenente colonnello Francesca Bertone ha illustrato l’attività della Guardia di Finanza, ricordando che il confine tra Italia e Svizzera è uno dei più dinamici d’Europa, con oltre 200 mila passaggi giornalieri.
Bertone ha ricordato che sotto i 10 mila euro non è richiesta dichiarazione alla dogana (ma eventuali controlli possono portare al sequestro del contante, se viene rivelata una situazione tributaria irregolare). Sopra tale soglia dei 10.000 euro è invece obbligatoria la comunicazione doganale, con sanzioni fino al 30% dell’importo non dichiarato per chi non compila il modulo.
Svizzera ancora attrattiva?
Un altro tema è stato quello dell’attrattività fiscale della Svizzera, che – nonostante l’adeguamento agli standard internazionali– secondo Aris Merlo mantiene alcuni punti di forza, come : tassazione più contenuta per imprese e persone fisiche, assenza di imposta sulle plusvalenze private e una generale stabilità normativa.
Tuttavia, come è stato evidenziato, anche l’Italia presenta alcune “nicchie” fiscali competitive, ad esempio nel regime forfettario o nelle successioni.
Comprare casa oltre confine
Un’altra parte del convegno ha invece affrontato il tema degli investimenti immobiliari.
Per i cittadini svizzeri che acquistano in Italia resta centrale il principio di reciprocità, con limiti su dimensioni e tipologia degli immobili. «La residenza in Italia è l’unico modo per superare questi vincoli» è stato spiegato.
In Svizzera, invece, la normativa Lafe limita l’acquisto da parte di stranieri, prevedendo autorizzazioni specifiche e contingenti annuali. Più semplice la situazione per chi possiede un permesso di soggiorno o acquista immobili a uso commerciale.
Frontalieri e welfare
Il convegno si è chiuso con un focus sui lavoratori frontalieri, tra previdenza e assistenza. Un tema che resta centrale in un territorio dove migliaia di persone attraversano ogni giorno il confine per lavorare e che attraversa un periodo di incertezza legato soprattutto all’applicazione del contributo obbligatorio per i nuovi frontalieri, noto anche come la “tassa sulla salute”.
Al confronto hanno partecipato Edoardo De Riu, direttore regionale Inps Valle d’Aosta e responsabile nazionale Inps frontalieri; Massimo Mastromarino, presidente Associazione Comuni italiani di Frontiera; Andrea Puglia, direttore Ocst e la consigliera regionale Silvana Snider.
A introdurre l’incontro anche l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, il consigliere regionale Samuele Astuti e la vicesindaca di Varese Ivana Perusin.
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