Al Pilastro faranno un deserto e lo chiameranno riqualificazione
La parola riqualificazione, nel corso degli anni, ha assunto progressivamente una connotazione che disvela il suo reale significato. Riqualificare un’area si traduce sempre più spesso nell’implementazione di progetti che scavalcano, se non addirittura contrastano, gli interessi e i bisogni dei residenti delle zone oggetto dell’intervento, edificando vere e proprie cattedrali nel deserto, isolate dal contesto urbano, protette da guardie private.
Progetti che, lungi dal risolvere, aggravano i problemi della marginalità e della sicurezza. Uno scenario di questo genere, si sta delineando a Bologna, nel quartiere del Pilastro, in queste ore. A mezzo di una repressione che, dietro il paravento della legalità in nome della realizzazione del Museo dei Bambini, asseconda una speculazione fondiaria che distrugge verde urbano e aggrava le condizioni di disagio e marginalità della zona. Il Pilastro, quartiere popolare bolognese, abitato prevalentemente da immigrati, gode della fama di Bronx bolognese, aggravata dall’eccidio di quattro carabinieri da parte della Uno Bianca nel 1991 e dalla visita del ministro Salvini al presunto spacciatore nel 2019. In realtà, per quanto sia un quartiere dormitorio, presenta un’alta qualità di servizi e verde urbano, grazie alle quali si è formata una densa comunità di vicinato, che trascende le divisioni etniche.
I residenti del Pilastro vedono negativamente la realizzazione dell’opera. Perché si tratta dell’ennesimo scempio ambientale, con la distruzione della vegetazione. Perché li priva degli spazi informali dove si forma la comunità. Perché aderisce alla rappresentazione che dà del quartiere la Bologna mainstream, ovvero, di corte dei miracoli, ricettacolo di tutte le minacce alla sicurezza petroniana. Da mesi, una mobilitazione spontanea, trasversale al sesso, all’età, alla nazionalità, ha guadagnato l’attenzione e la solidarietà di una parte della società civile bolognese. Prontamente accorsa a sostenere le proteste dei residenti, che hanno cercato, come già accaduto con successo alle scuole Besta, di bloccare il cantiere. Convincendo il comune a tornare sui suoi passi. Sta finendo nel peggiore dei modi. È intervenuta la polizia, sgomberando violentemente gli occupanti, arrestando 7 persone, ferendone altre, agendo in forme energiche, come documentano i video messi in circolazione. In nome del ripristino della legalità proclamato dall’amministrazione comunale.
Un quadro desolante, dove il significato di partecipazione democratica viene vilipeso, negando il diritto di espressione e rivendicazione delle proprie istanze alla popolazione locale, con l’uso della forza assurto a regolatore supremo delle controversie politiche. L’esito lo conosciamo: costruiranno il museo, la gente si chiuderà in casa, la security privata vigilerà la struttura, il Pilastro continuerà ad avere la reputazione di Bronx bolognese. Senza che nessuno si chieda perché o renda conto.
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