Nuove indagini commerciali USA, Bruxelles avverte: “Risponderemo a qualsiasi violazione dell’accordo sui dazi”

Mar 13, 2026 - 07:00
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Nuove indagini commerciali USA, Bruxelles avverte: “Risponderemo a qualsiasi violazione dell’accordo sui dazi”

Bruxelles – Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio di nuove indagini su presunte pratiche commerciali sleali da parte di decine di Paesi, inclusa l’Unione europea e i suoi Stati membri. Una mossa che crea ulteriore incertezza, dopo la sentenza con cui la Corte Suprema ha bocciato, nemmeno un mese fa, i dazi imposti da Donald Trump la scorsa primavera. La Commissione europea, che con Washington ha siglato un sanguinoso accordo sulle tariffe reciproche, aspetta alla finestra e avverte: “Risponderemo con fermezza e in modo proporzionato a qualsiasi violazione della dichiarazione congiunta UE-USA”.

Nella serata di ieri (11 marzo), il Rappresentante per il commercio dell’amministrazione Trump, Jamieson Greer, ha annunciato l’avvio di una serie di indagini “ai sensi della sezione 301 del Trade Act” per valutare presunti eccessi di capacità industriale in diversi Paesi, tra cui l’Unione europea, la Cina, il Giappone, l’India, ma anche Singapore, Svizzera, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan e Messico. Economie che, “secondo le prove in nostro possesso, sembrano presentare un eccesso strutturale di capacità e produzione in vari settori manifatturieri”, ha affermato Greer. Un altro filone di indagini è relativa invece al rischio di importazione di beni realizzati con lavoro forzato, e – ha anticipato ancora Greer – avrà un impatto su circa 60 Paesi partner.

Molti dei Paesi interessati – tra cui i 27 UE – hanno stipulato accordi sulle tariffe reciproche con Washington. Accordi la cui implementazione è ora sospesa o a rischio, vista la sentenza con cui la Corte suprema degli Stati Uniti ha abolito i dazi imposti da Trump. Queste indagini riaprono un’altra volta i giochi: “Se sarà necessario imporre dazi doganali per risolvere la questione, lo faremo”, ha messo in chiaro il Rappresentate per il commercio USA.

A Bruxelles, le istituzioni europee si barcamenano da mesi per trovare una quadra sull’implementazione dell’accordo siglato da Trump e Ursula von der Leyen a Turnberry, in Scozia. Il Parlamento europeo ha messo in pausa gli atti legislativi necessari, almeno fino alla prossima settimana, quando la commissione per il Commercio internazionale (IMCO) deciderà se riprendere il lavoro. Il presidente di IMCO, Bernd Lange, ha affermato: “Sapevamo che sarebbero state avviate le indagini. Tuttavia, permane l’incertezza. Non vi è ancora un chiaro impegno da parte del governo statunitense a rispettare gli impegni di Turnberry”.

In un post su X, il socialista tedesco ha chiarito la questione: “Chi può garantire che il risultato finale non comporterà dazi ancora più elevati per l’UE? Non è sufficiente presumere semplicemente, da entrambe le parti, che si finirà per rientrare nel quadro di Turnberry. Abbiamo bisogno di chiarezza”.

A poche strade di distanza dal Parlamento europeo, la Commissione europea chiede la stessa chiarezza a Washington ma insiste per continuare a fare i compiti a casa: “La nostra posizione è che dovremmo continuare ad attuare i nostri impegni”, ha affermato il portavoce per il Commercio, Olof Gill. La Commissione “continua ad operare sulla base degli impegni contenuti nella dichiarazione UE-USA, compreso il tetto massimo delle tariffe”,  e “si aspetta che gli Stati Uniti facciano lo stesso”. Oltre a chiedere “maggiori chiarimenti agli Stati Uniti su come l’avvio di queste indagini interagirà con il quadro dell’accordo”, Gill ha aggiunto un avvertimento: “Risponderemo con fermezza e in modo proporzionato a qualsiasi violazione della dichiarazione congiunta”. Nel ventaglio di possibili ritorsioni, l’UE ha pronta una lista di prodotti ‘made in USA’ da colpire con contro-dazi fino a 93 miliardi di euro, messa a punto prima dell’accordo scozzese. E l’attivazione dello strumento anti-coercizione, a cui si è arrivati davvero vicini già dopo l’attacco frontale di Trump all’UE al World Economic Forum di Davos.

La Commissione europea ha risposto anche sul merito dell’indagine: “L’UE condivide le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo alle eccedenze strutturali di capacità nell’economia globale, tuttavia le cause di tali eccedenze sono ben identificate e non risiedono in Europa. L’UE è un’economia guidata dal mercato, con mercati aperti e politiche trasparenti. L’UE non si considera un fattore che contribuisce alle sovraccapacità strutturali, ma piuttosto un partner nell’affrontare le distorsioni globali. Queste sfide possono essere affrontate al meglio attraverso la cooperazione tra i partner, come chiaramente indicato nella dichiarazione congiunta UE-USA”, ha dichiarato ancora il portavoce.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia