PNA 2026-2028 e trasparenza amministrativa: criticità della sezione Amministrazione Trasparente e indicazioni pratiche per i RPCT

Mar 14, 2026 - 01:00
 0
PNA 2026-2028 e trasparenza amministrativa: criticità della sezione Amministrazione Trasparente e indicazioni pratiche per i RPCT

lentepubblica.it

Con il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione – PNA, pubblicato in GU il 19 febbraio 2026, i Responsabili della Prevenzione della corruzione e della trasparenza devono fare i conti con le verifiche automatizzate degli adempimenti, un’attenzione crescente sulla qualità dei dati e schemi obbligatori. Abbiamo approfondito i punti salienti con Gianluca Incani, Consulente senior DigitalPA ed esperto di trasparenza amministrativa.


Il Piano Nazionale Anticorruzione 2026-2028, emanato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione con la Delibera n. 19 del 28 gennaio 2026, dedica una parte speciale alla trasparenza amministrativa, analizzando le criticità più frequenti nella gestione della sezione Amministrazione Trasparente e rafforzando l’attenzione sui sistemi di verifica, anche automatizzata.

Quali sono le implicazioni concrete della nuova programmazione ANAC per i RPCT e per gli Enti? Ne parliamo con il Dott. Gianluca Incani, che in DigitalPA svolge il ruolo di Consulente senior e Organismo di vigilanza, con oltre 1.000 ore di formazione all’attivo per centinaia di Enti e Società pubbliche italiane.

Da dove dovrebbe partire un RPCT per allinearsi correttamente al PNA 2026-2028?

Il punto di partenza è una verifica semplice e non più rimandabile: capire se la trasparenza ha un collegamento strutturato alla programmazione anticorruzione della propria organizzazione, oppure se viene gestita ancora su un binario separato e vista come una mera presenza sul web.

Nella pratica, in moltissimi Enti la sezione Amministrazione Trasparente viene ancora alimentata come un puro adempimento tecnico, dove magari un solo referente pubblica i documenti di tutta l’organizzazione, senza verifiche e validazioni.

Il PNA 2026-2028 insiste esattamente su questo punto. La trasparenza deve riflettere i processi organizzativi e le misure di prevenzione della corruzione. Per un Responsabile significa chiedersi: le informazioni che pubblichiamo ci garantiscono e ci tutelano rispetto ai nostri doveri come RPCT?

All’interno del PNA, una delle sezioni speciali è dedicata alle criticità della sezione Amministrazione Trasparente: quali sono le principali e come superarle?

La parte speciale del PNA sulla trasparenza è costruita sui risultati concreti delle scansioni che ANAC ha già condotto sui siti istituzionali. È quindi una fotografia di quello che l’Autorità ha rilevato, con sette categorie di criticità documentate e accompagnate da raccomandazioni operative.

La prima categoria riguarda la mancata accessibilità dei contenuti: PDF in formato chiuso non selezionabili, pagine non navigabili da tastiera, grafici privi di descrizioni testuali. Sono problemi tecnici che rendono i documenti presenti sulla carta, ma di fatto inaccessibili, tanto per i cittadini quanto per i sistemi automatizzati di verifica.

La seconda è la non conformità strutturale della sezione. Molti Enti hanno risolto il problema degli aggiornamenti creando più versioni della sezione AT per periodi temporali diversi, come ad esempio “Amministrazione Trasparente fino al 2023” e “Amministrazione Trasparente dal 2024”.

Il PNA chiarisce che questa soluzione è essa stessa una non conformità: va prevista un’unica sezione dedicata all’Amministrazione Trasparente, senza distinzioni temporali. Analogamente, le sottosezioni per cui un obbligo non è applicabile non vanno lasciate vuote o rimosse, ma devono riportare esplicitamente la dicitura “L’obbligo di pubblicazione non è applicabile all’Amministrazione”.

La terza criticità è la mancata riconoscibilità della sezione. Abbreviazioni come “Amm. Trasparente”, denominazioni alternative come “Trasparenza” o “Autorità Trasparente”, accesso tramite immagine senza testo alternativo: sono tutti elementi che ANAC considera non conformi.

Le altre criticità rilevate riguardano la disomogeneità nei formati di pubblicazione rispetto agli standard ANAC, la mancata indicizzazione, la difformità di identità visiva e la scarsa fruibilità da dispositivi mobili.

Ciascuna di queste criticità è rilevabile in modo automatizzato. Un RPCT che voglia anticipare i controlli di ANAC dovrebbe verificare il proprio portale della trasparenza rispetto a ognuno di questi punti, prima che lo faccia il crawler di TrasparenzAI.

Devo dire che buona parte di queste criticità erano note già prima che il PNA le documentasse: le vedo sistematicamente quando affianco gli Enti nella gestione della trasparenza. Sono proprio quelle che ho cercato di risolvere alla radice quando abbiamo progettato il software TrasparenzaPA: garantire la conformità strutturale fin dall’impostazione, con l’alberatura ANAC sempre aggiornata, le denominazioni corrette, le date di aggiornamento visibili per ogni sottosezione, e un layout conforme alle linee guida di accessibilità AGID. Il fatto che il PNA le abbia ora formalizzate una per una significa che sono problemi che non possono più essere rimandati.

ANAC ha iniziato a utilizzare strumenti di analisi automatizzata, come TrasparenzAI Cosa cambia per gli Enti e come dovrebbe organizzarsi un RPCT per evitare rilievi?

Il PNA descrive esplicitamente l’utilizzo di strumenti automatici capaci di scansionare le pagine web (web crawling) per rilevare le criticità nelle sezioni Amministrazione Trasparente, e ne elenca i risultati in modo molto dettagliato. ANAC ha già identificato una serie di anomalie ricorrenti che questi sistemi sono in grado di rilevare sistematicamente.

Le criticità documentate nel Piano riguardano aspetti concreti e verificabili: sezioni AT non accessibili da dispositivi mobili, contenuti pubblicati in PDF non selezionabili o privi di tag di struttura, sezioni denominate con abbreviazioni non conformi, dati organizzati in modo disomogeneo rispetto all’alberatura prevista, mancanza della data di ultimo aggiornamento sulle sottosezioni, e persino la presenza di più versioni della sezione AT riferite a periodi temporali diversi, che ANAC considera una non conformità.

Questo cambia la prospettiva su cosa significa “essere in regola”. Un Ente che pubblica tutti i documenti richiesti ma li organizza in modo non conforme, o non riporta la data di aggiornamento, o ha una sezione difficilmente accessibile da smartphone, risulta comunque critico agli occhi di un sistema automatizzato.

Nei contratti pubblici, la trasparenza delle informazioni passa oggi da PAD certificate per il procurement e le banche dati ANAC: quale livello di controllo dei flussi informativi ci si aspetta dal RPCT per prevenire con efficacia il rischio corruttivo?

Nei contratti pubblici la trasparenza coinvolge oggi più sistemi e più attori: l’Ente alimenta la BDNCP tramite la propria piattaforma di approvvigionamento digitale certificata e gestisce in parallelo gli adempimenti nella sezione Amministrazione Trasparente. Tale complessità può indurre a pensare che, se il processo funziona come dovrebbe, la trasparenza sia garantita. Il PNA corregge questa lettura, e lo fa concentrandosi su un’area specifica, ossia la fase esecutiva.

Il rischio corruttivo nella fase esecutiva è strutturalmente alto: i controlli tendono a essere meno sistematici dopo l’aggiudicazione, le responsabilità si frammentano tra RUP, DEC, direttore dei lavori e collaudatori, e alcune pratiche (varianti in corso d’opera, subappalti a cascata, attestazioni di fine lavori) si prestano a utilizzi distorti.

Il ruolo del RPCT non è quello di sostituirsi a RUP e DEC, ma verificare che i presidi di controllo siano effettivamente previsti e applicati. Di conseguenza, resta facoltà e competenza del RPCT verificare che siano poste in essere adeguate verifiche per accertare la corretta esecuzione del contratto.

Questa è un’area in cui la consulenza può davvero aiutare l’Ente a tradurre queste indicazioni del PNA in misure concrete, definire le procedure di controllo interno, formare le figure coinvolte. È quello che facciamo quotidianamente con gli Enti che ci affiancano su trasparenza e anticorruzione. E ogni volta che portiamo a termine una consulenza, portiamo qualcosa di nuovo anche dentro TrasparenzaPA.

TrasparenzaPA: la piattaforma DigitalPA per la gestione completa e conforme della sezione Amministrazione Trasparente

Oltre vent’anni di esperienza al fianco delle Pubbliche Amministrazioni e di aggiornamento normativo continuo hanno permesso a DigitalPA di identificare con precisione le criticità ricorrenti nella gestione della trasparenza, non in teoria, ma nella pratica quotidiana di uffici con risorse limitate e responsabilità distribuite su più persone.

TrasparenzaPA nasce da questa expertise: una piattaforma capace di tradurre gli obblighi normativi in adempimenti guidati, senza richiedere all’Ente di costruire e aggiornare manualmente ogni sezione. È il sistema a guidare la pubblicazione, verificare la completezza dei contenuti e generare i dati nel formato richiesto da ANAC.

Con TrasparenzaPA, l’Ente può:

  • Disporre di un’alberatura sempre aggiornata alle ultime delibere ANAC, senza doverla configurare o mantenere in autonomia, inclusi gli schemi di pubblicazione obbligatori aggiornati dalla Del. 495/2025
  • Distribuire le responsabilità di aggiornamento agli uffici competenti, con scadenze tracciate e notifiche automatiche
  • Pubblicare i contenuti obbligatori nel formato corretto e con le date di aggiornamento richieste, riducendo gli errori manuali

Hai bisogno di supporto sulla gestione della trasparenza o sull’adeguamento al PNA 2026-2028? Contatta il team DigitalPA per un confronto con i nostri consulenti esperti in trasparenza amministrativa e anticorruzione.

The post PNA 2026-2028 e trasparenza amministrativa: criticità della sezione Amministrazione Trasparente e indicazioni pratiche per i RPCT appeared first on lentepubblica.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News