Ancora stragi di migranti nel canale di Sicilia, alle porte della Fortezza Europa

Ancora morti nel canale di Sicilia, gli ultimi di freddo e di stenti, abbandonati dai governi nazionali e assistiti solo, nei limiti del possibile, dalle navi delle organizzazioni non governative. Più di cento vittime nell’ultima settimana, settecento dall’inizio dell’anno, la tratta mediterranea si conferma la più pericolosa per chi cerca un futuro diverso lasciandosi alle spalle guerre, carestie e violenze di ogni genere. Il molo Favarolo di Lampedusa è più vicino all’Africa che al Vecchio Continente, punto di approdo naturale per chi riesce a farcela, un obitorio per i cadaveri che portati dalle onde giacciono sul mare che circonda l’isola. La legge del mare, quella che detta l’unica regola possibile, ‘prima si salva e poi si discute’, è rispettata solo dalle navi di Mediterranea saving humans e dai pescatori.
Le notizie del giorno raccontano che la guardia costiera ha recuperato un barcone carico di migranti partito dal nord della Libia. A bordo c’erano una decina di corpi, uomini e donne morti di freddo e qualche sopravvissuto soccorso e portato a Lampedusa. Sette, fra cui due bambini, sono in condizioni gravissime. Il bilancio è di 19 vittime su 77 profughi, almeno una ventina sono i dispersi tra le onde del mare in tempesta. Altri diciotto migranti sono morti annegati nel Mar Egeo al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo che il loro gommone è affondato. Donne, uomini e minori sacrificati sull’altare della Fortezza Europa.
Mentre la nave Safira di Mediterranea saving humans continua a pattugliare il mare tra la Tunisia e Lampedusa, l’allarme maltempo rende tutto più complicato. L’sos delle organizzazioni umanitarie è forte e chiaro, un atto di accusa verso le autorità continentali che ostacolano in ogni modo la raccolta in mare dei profughi e l’accoglienza sulle coste, concentrandosi invece sul respingimento. “Ricordiamo come le politiche di chiusura del governo italiano e delle istituzioni europee abbiano già contribuito a fare di questi primi tre mesi del 2026 il periodo con il più alto numero da anni di persone morte e disperse in mare. E chiediamo alle autorità un’attenzione particolare alla pericolosa situazione meteo che si creerà nelle prossime ore”.
I venti di guerra che spirano fortissimi in Medio Oriente rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già al limite, costringendo centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le loro case e a cercare fortuna altrove. “Fin quando non saranno aperti canali umanitari, sicuri e legali per entrare in Europa - denunciano attiviste e attivisti di Mediterranea - le persone continueranno a mettersi in mare in ogni condizione per fuggire, rischiando di finire nei centri di detenzione libici e tunisini. Per tutte e tutti loro chiediamo un’accoglienza dignitosa, riconoscimento e giustizia”. Per Medici senza frontiere siamo di fronte ad una serie di tragedie che si potevano tranquillamente evitare: “Queste morti sono causate della politica di deterrenza europea, dell’ostruzionismo dei soccorsi e della mancanza di rotte sicure”. Il gommone soccorso dalla guardia costiera italiana era partito dalle coste di Abu Kammash, in Libia. Gli accordi firmati a Palazzo Cartagine di Tunisi con il presidente Kais Saied da Italia e Unione europea non hanno fatto altro che spostare i flussi arricchendo i trafficanti di esseri umani, aumentando la repressione delle forze di polizia. La Libia è diventata il nuovo avamposto delle partenze, lo certificano i dati del Viminale e dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex. Secondo L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) nel paese ci sono quasi un milione di persone, il livello più alto mai registrato finora. E se nell’ultimo question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che è “stato impedito l’arrivo di oltre 255mila migranti sulle nostre coste”, è altrettanto vero che i dati certificano un aumento dei morti in mare. Il prezzo pagato in vite umane è altissimo. “Quelli che non muoiono in mare, muoiono di torture o deportazioni in Libia e Tunisia. È questa la realtà tremenda, inaccettabile, e dipende dalle scelte politiche di chi governa, non dal mare”, dicono da Mediterranea.
L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana, con delega alle migrazioni, denuncia “un mondo che sembra aver scelto la crudeltà e la disumanità come cifra della storia. Restiamo accanto a quanti sono schiacciati, oltraggiati e distrutti da eventi implacabili, da guerre senza senso. Accompagniamo i poveri sulla via della giustizia. Perché solo con loro, accanto a loro siamo dalla parte giusta della storia”.
Un appello raccolto dai pescatori di Lampedusa: “Qui i migranti sono sempre arrivati, anche quando non c’erano le telecamere delle televisioni - racconta Piero Billeci - E mettiamo subito le cose in chiaro, quando ci sono vite in pericolo, uomini in mare, vanno soccorsi subito. Ogni altra considerazione passa in secondo piano. Le persone vanno aiutate, rifocillate, portate a terra. In trent’anni che sono in mare potrei scrivere un libro su quante storie drammatiche e commoventi ho vissuto”. La ‘legge del mare’ impone il dovere di soccorrere chiunque si trovi in pericolo di vita in mare, senza lasciare indietro nessuno. Una regola non scritta, pilastro della marineria, che prevale su tutte le altre considerazioni. Una lezione di vita.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




