Blocco di Hormuz e caro carburanti: perché l’Europa rischia una crisi senza precedenti

Aprile 5, 2026 - 19:00
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Blocco di Hormuz e caro carburanti: perché l’Europa rischia una crisi senza precedenti

lentepubblica.it

Taco – l’acronimo Trump always chickens out (Trump fa sempre marcia indietro), coniato da un giornalista del Financial Times per sbeffeggiare la tendenza di Donald Trump a lanciare minacce incendiarie per poi ritirarsi bruscamente – probabilmente pensava di trovarsi nel bel mezzo di una partita a RisiKo quando ha deciso di lanciare i suoi missili verso l’Iran.


In realtà, quella che per l’inquilino della Casa Bianca appare come una mossa d’azzardo su una plancia di cartone, per l’Europa si sta trasformando in un cappio al collo.

Mentre a Washington si lanciano i dadi con l’arroganza di un conquistatore d’altri tempi, in Italia la situazione non è delle più rosee: stazioni di servizio sbarrate e cartelli con la scritta “carburanti esauriti” compaiono con una frequenza inquietante. È mai possibile che il mondo intero debba essere ostaggio dei deliri di onnipotenza del leader di oltreoceano?

Il blocco di Hormuz e il cetaceo d’acciaio: l’ultima goccia prima del buio?

L’effetto, al momento, più devastante per l’economia globale della guerra scatenata da Taco si riflette nel blocco dello Stretto di Hormuz, che ha generato un’impennata dei prezzi dei carburanti e un drenaggio costante delle riserve. Intanto, è in arrivo la Rong Lin Wan, una gigantesca petroliera di 250 metri che sta circumnavigando l’Africa come un solitario cetaceo d’acciaio. Il suo approdo a Rotterdam, previsto per il tardo pomeriggio del 9 aprile, segnerà una data spartiacque, visto che sarà l’ultimo carico di cherosene partito dal Golfo Persico prima del blocco totale.

Dopo quella data, l’Europa entrerà in una zona d’ombra. Le proiezioni sono drammatiche: entro fine aprile la disponibilità di jet fuel nel Vecchio Continente potrebbe dimezzarsi. L’Italia, in particolare, a fronte di un fabbisogno quotidiano di 1,3 milioni di barili di cherosene, ne produce localmente solo la metà, il che espone il nostro Paese a un’estrema vulnerabilità.

Il cortocircuito di Conegliano e l’illusione dei sussidi statali

Mentre le grandi potenze giocano a ridisegnare le mappe, la realtà quotidiana si manifesta nei cartelli “Carburante esaurito” apparsi nelle stazioni di servizio di Conegliano e di altre province del Nord Italia. Non siamo ancora dinanzi ad una vera e propria carenza, ma ad una logistica andata in tilt sotto il peso dell’incertezza e del panico. L’illusione di un sollievo economico, alimentata dal taglio governativo delle accise, è stata letteralmente divorata dal mercato nel giro di sole 48 ore. A fronte di una riduzione fiscale, il prezzo alla produzione è salito con tale impeto da annullare quasi totalmente il beneficio per l’utente finale. I distributori più virtuosi, quelli che hanno applicato immediatamente il ribasso, sono stati letteralmente prosciugati da una popolazione stremata, finendo le scorte settimanali in meno di due giorni.

L’estate del razionamento e il caro-voli: l’Europa torna agli anni ’70

L’Unione Europea, per voce del Commissario all’Energia Dan Jørgensen, ha già richiamato i cittadini all’austerità, raccomandando di ridurre la velocità in autostrada, ricorrere allo smart working e limitare gli spostamenti privati. Il prezzo del cherosene ha già sfiorato i 1.800 dollari per tonnellata, raddoppiando in pochi giorni. Per le compagnie aeree, questo significa una tempesta che minaccia di mettere a terra migliaia di voli proprio nel picco della stagione estiva.

Se lo Stretto di Hormuz non dovesse riaprire entro metà aprile, le compagnie aeree saranno costrette a tagliare i collegamenti, isolando aeroporti turistici e zone periferiche. Non è solo un problema di vacanze cancellate, ma di un intero sistema economico, quello del turismo, che rischia di restare a secco.

Chi paga il conto?

Alla fine di questa catena di errori politici e speculazione c’è il cittadino comune, l’ultima pedina di un gioco, al quale è costretto passivamente a partecipare. Il rincaro dei carburanti non è un evento isolato, ma un fattore che incide sull’intera filiera produttiva. Ogni aumento alle pompe si traduce in un rincaro dei costi di trasporto che si riversa, automaticamente, sui prezzi dei beni di prima necessità. Il consumatore finale si trova schiacciato, da una parte, da un’inflazione galoppante che divora progressivamente il suo potere d’acquisto, dall’altra da stipendi immobili, erosi da anni di mancati adeguamenti.

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