Cambiamenti climatici, guerre, disuguaglianze e povertà. Tempesta perfetta in Sud Sudan

Il 20 febbraio, il sottosegretario generale dell’Onu per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti d'emergenza, Tom Fletcher, ha iniziato missione di cinque giorni nel Sud Sudan che è terminata ieri per richiamare l'attenzione internazionale su quella che ha descritto come «Una crisi in peggioramento e poco segnalata».
Fletcher ha incontrato nella capitale Juba il presidente Salva Kiir Mayardit, la vicepresidente Rebecca Nyandeng De Mabior e diversi ministri del governo sudsudanese e ha chiesto loro di lavorare davvero per la pace, l'accesso umanitario e la protezione dei civili e degli operatori umanitari.
Poi è andato a Malakal, nello Stato dell'Upper Nile, dove ha incontrato i rappresentanti dei 45.000 sfollati che vivono da molto tempo al Bulukat Transit Centrein, un ex sito di protezione dei civili ora sotto la responsabilità del governo. Il campo ospita soprattutto famiglie sudsudanesi che erano fuggite in Sudan e che sono state costrette a ritornare in patria dopo lo scoppio della guerra civile tra l’esercito sudanese golpista e i suoi ex alleati delle Rapid Support Forces. I profughi hanno detto a Fletcher di volere pace e sicurezza e un sostegno urgente per ricostruire le loro vite con dignità.
Il 21 febbraio Fletcher era ad Akobo, nello Stato di Jonglei, una città controllata dalla Sudan People’s Liberation Army-in-Opposition (SPLA-iO) che combatte contro le South Sudan People’s Defence Forces (l’esercito ufficoale), dove ora ci sono circa 42.000 sfollati interni fuggiti dai combattimenti nelle contee di Nyirol, Uror, Nasir e Ulang. Ha visitato l'ospedale della contea di Akobo, dove i medici lavorano 24 ore su 24 e dove al 18 febbraio erano state curati almeno 93 pazienti con ferite da arma da fuoco.
E’ qui che Fletcher ha incontrato Bhan, un bambino di 18 mesi e la sua nonna di 70 anni con ferite da arma da fuoco, e ha sottolineato in un post sui social media che «I civili non dovrebbero mai essere un bersaglio. Ad Akobo ho incontrato Bhan, ora orfano. Il padre è stato colpito. La madre è stata rapita». In ospedale, un operatore umanitario ha raccontato che «Sua nonna lo ha portato in braccio per sette giorni, durante i combattimenti, fino a noi, mangiando foglie. Abbiamo aperto un varco attraverso le linee di confine per raggiungerli».
Il coordinatore degli aiuti d'emergenza dell’Onu denuncia: «Non c'è cibo. Ci chiedono: arriveranno gli aiuti? Non permettete ai politici di vantarsi dei tagli agli aiuti. Le comunità stanno vivendo da settimane senza il sostegno di cui hanno bisogno. Ho sentito storie devastanti di violenza sessuale, di fame e denutrizione, di bambini che arrivano e hanno perso tutto».
Il 22 febbraio Fletcher è tornato nella capitale federale Juba, f dove ha incontrato il corpo diplomatico, i rappresentanti delle ONG e i leader religiosi, che hanno chiesto pace e responsabilità e hanno esortato il governo a fare di più. E a loro che ha detto: «Qui in Sud Sudan, abbiamo questa tempesta perfetta di cambiamenti climatici, conflitti, disuguaglianze e povertà. In questo momento, la gente qui in Sud Sudan ha la sensazione che nessuno la ascolti».
Gli scontri tra l’esercito e le SPLA-iO, ripresi a fine dicembre, hanno provocato ondate di profughi nel centro e nel nord dello Stato di Jonglei: circa 280.000 persone hanno abbandonato le proprie case in 8 contee , molte delle quali si sono trasferite negli stati dell'Upper Nile e Lakes. Le famiglie sfi ollate vivono all’aperto o in strutture di fortuna e hanno urgente necessità di cibo, assistenza sanitaria e beni di prima necessità. I mercati sono chiusi e le attività agricole interrotte, lasciando diverse comunità con scarso o nessun accesso al cibo.
Il Wirld Food Programme (WFP) sta intensificando la sua risposta di emergenza, ma avverte che «Queste distribuzioni di cibo salvavita, trasportate lungo le avverte che vie fluviali, avvengono in un contesto di crescente insicurezza che ostacola gli sforzi umanitari e minaccia di portare la fame nella regione a livelli senza precedenti».
Il WFP prevede di raggiungere mezzo milione di persone, che sono sull'orlo di livelli catastrofici di fame in tutto lo stato di Jonglei ma fa notare che «Il conflitto e la crescente insicurezza hanno costretto numerose popolazioni a spostarsi in uno Stato in cui circa il 60% della popolazione, ovvero 1,2 milioni di persone, soffre già di grave insicurezza alimentare. La recente escalation dei combattimenti ha aggravato la crisi, costringendo 280.000 persone a sfollare e interrompendo mercati, attività agricole e servizi di base, lasciando diverse comunità con scarso o nessun accesso al cibo». aumentano i rischi per la protezione dei civili e degli operatori umanitari, con tre operatori umanitari uccisi tra il 7 e il 16 febbraio negli stati di Jonglei e Upper Nile.
Adham Effendi, direttore ad interim del WFP in Sud Sudan, aggiunge che «Le persone a Jonglei erano già in difficoltà dopo che gravi inondazioni hanno distrutto le loro case e i loro mezzi di sussistenza; ora sono costrette a fuggire, rischiando la vita. Questo è un punto di svolta cruciale per ampliare gli sforzi, migliorare l'accesso e garantire che l'assistenza umanitaria venga fornita con urgenza dove è più necessaria».
L'accesso umanitario sicuro alle comunità vulnerabili in diverse parti del Paese è diventato difficile, con tre operatori umanitari uccisi tra il 7 e il 16 febbraio negli stati di Jonglei e Upper Nile. i voli verso diverse destinazioni nel nord di Jonglei e i convogli su strada hanno dovuto essere temporaneamente sospesi. Il Cluster Logistico guidato dal WFP – un sistema che trasporta merci per conto della comunità umanitaria – non è stato in grado di trasportare rifornimenti, compromettendo la più ampia risposta umanitaria. Il WFP e i suoi partner utilizzeranno i corridoi fluviali per fornire razioni alimentari e supporto nutrizionale sia alle persone recentemente sfollate sia alle comunità ospitanti nelle aree in cui si prevede che la fame raggiungerà livelli critici nei prossimi mesi, ma per farlo hanno urgente bisogno di 341 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 4,2 milioni di persone in tutto il Sud Sudan nel 2026.
13 strutture sanitarie sarebbero state danneggiate o saccheggiate da soldati e miliziani, con tre morti e un ferito tra gli operatori sanitari. In alcune contee, la maggior parte delle strutture è stata distrutta o ha sospeso le attività. Nel frattempo, il colera continua a diffondersi. Tra l'11 e il 17 febbraio, sono stati segnalati 106 nuovi casi e tre decessi in 5 contee. Dall'inizio dell'epidemia, nel settembre 2024, sono stati registrati più di 98.000 casi e 1.624 decessi in tutto il Sud Sudan.
Fletcher ha concluso: «La sfida va oltre i soccorsi immediati. Come possiamo avviare un processo di pace? Come possiamo porre fine a questo conflitto? Come possiamo garantire la sicurezza delle persone qui? Ma poi, come possiamo fare a superare il rumore, il rumore di fondo della distrazione e dell'apatia?».
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