Nemesi sulla portaerei più potente del mondo: i 5000 della Gerald R. Ford non possono andare in bagno

Una notizia che suscita incredulità – oltre a una buona dose di ilarità – ci è giunta poche ore fa dal comando della US Navy, annunciando che la nave da guerra più potente (e costosa) della Marina Militare degli Stati Uniti, la portaerei a propulsione nucleare USS Gerald R. Ford, inviata sulle coste dell'Iran, sembra abbia perso capacità operativa e dunque di combattimento a causa di inaspettati problemi idraulici: i servizi igienici perdono acqua (un eufemismo) e per tale motivo richiedono urgenti lavori di riparazione che, per essere svolti, richiedono l’ormeggio della grande unità navale.
Per un’incomprensibile ironia della sorte, il gruppo navale da guerra più poderoso dai tempi della guerra in Iraq sembra ha abbia perso la capacità di combattimento perché la sua portaerei principale ha avuto gravi problemi con gli scarichi fognari di bordo. Fonti della stessa US Navy riportano che i servizi igienici funzionanti a bordo sono pochissimi e per l’utilizzo di quei pochi rimasti si devono attendere dai 45 ai 60 minuti perché possano riattivarsi.
Si fa fatica financo a pensarlo (figuriamoci al crederlo) che la USS Gerald R. Ford, unità capoclasse della più recente generazione di portaerei a propulsione nucleare della Marina Militare degli Stati Uniti e simbolo della superiorità militare e tecnologica navale americana, possa trovarsi al centro di una criticità tecnico-logistica di queste proporzioni, emersa durante la navigazione nel Mediterraneo. Parliamo di un mastodonte dei mari, che disloca (pesa) più di 100 mila tonnellate e ospita a bordo un equipaggio composto da quasi 5.000 marinai e militari del gruppo aereo imbarcato, costretta ad effettuare una sosta non programmata presso la base navale di “Souda Bay”, sull'isola di Creta.
Questa sosta non programmata, nella fase iniziale è stata ufficialmente giustificata quale scalo tecnico “per attività di rifornimento e manutenzione”; indiscrezioni provenienti dalla stessa US Navy, tuttavia, hanno fatto emergere l’esistenza di un'estesa avaria al sistema di gestione dei reflui di bordo (acquee bianche e nere), che ha comportato una riduzione percentuale drastica delle toilette funzionanti di bordo, in quando la maggior parte risultano inutilizzabili a causa di intasamenti e malfunzionamenti.
Cerchiamo adesso di capire quali sono le ragioni o le cause che hanno costretto a rallentare (fermare?) la portaerei punta di lancia della forza di reazione americana nel Golfo Persico. Partiamo dall’analisi delle precedenti missioni svolte dalla Gerard R. Ford prima che venisse spedita nel Mare Mediterraneo. Vale la pena ricordare che la portaerei in questione era stata rischierata nel Mar dei Caraibi e al largo del Venezuela già nell'autunno 2025, come parte di una massiccia dimostrazione di forza voluta dall'amministrazione Trump per contrastare attività di narcotraffico (vere o presunte) ed esercitare in tal modo pressioni sul governo del Venezuela.
La permanenza nell’area caraibica della portaerei si è protratta fino al 21 febbraio scorso e poi è stata rischierata nel Mar Mediterraneo, rispondendo alla sopraggiunta necessità di spostare la nave sul teatro del Medio Oriente e ciò a causa delle tensioni con l'Iran, diventate via via sempre più forti.
A questo punto, assume particolare significato considerare il “record di dispiegamento” fatto registrare dalla portaerei con oltre 240 giorni di effettiva presenza consecutiva in mare - iniziata nel giugno 2025 -, e quest’ultima estensione dei tempi di permanenza in mare, possiamo ragionevolmente ipotizzare possa aver costretto l’unità a superare i consueti “tempi di rischieramento”, causando problemi logistici e di manutenzione, inclusi guasti diffusi al sistema fognario di bordo, che con una corretta manutenzione, molto probabilmente, si sarebbero potuti evitare.
Un antico detto che ci piace riportare nel vernacolo originario (dialetto siracusano) suona così: m’pirimentu pi giuamentu che può essere reso “l’impedimento talvolta può giovare”. Naturalmente, il nostro pensiero corre veloce verso l’incontro di domani a Ginevra. Sappiamo, infatti, che il terzo incontro tra le delegazioni americane ed iraniane, con la mediazione dell’Oman, è programmato per domani. L’attesa conferisce alla via diplomatica qualche percentuale positiva di successo in più e l’attenta lettura dei fatti odierni potrebbe – ci auguriamo – spingere le amministrazioni interessate a compiere ogni ulteriore necessario sforzo per trovare l’equilibrio diplomatico senza dover fare ricorso alle armi.
La Nemesi nelle vicende umane, spesso, sorprende per far capire agli uomini che possono affondare ex abrupto nei liquami delle loro stesse deiezioni.
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