Castori, ingegneri del clima e alleati della biodiversità: ecco come potenziano i benefici delle zone umide

Una ricerca svizzera accende i riflettori su un prezioso alleato per il clima e per gli ecosistemi: il castoro, che sta piano piano tornando anche nel nostro Paese
Esiste un animale che più di altri può accelerare i processi di ripristino delle zone umide, aiutando al contempo ad assorbire emissioni climalteranti.
Si tratta del castoro, roditore al centro di un interessante studio pubblicato nel marzo di quest’anno su Communications Earth and Environment.
Secondo i ricercatori, questi animali sono in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione dei gas serra presenti in atmosfera, grazie alla loro straordinaria capacità di trasformare e migliorare gli ecosistemi fluviali.
Un ingegnere specializzato in dighe e pozzi (di carbonio)
I castori vengono definiti infatti dagli scienziati ecosystem engineer, poiché modificano il paesaggio costruendo dighe. Queste strutture rallentano il flusso dell’acqua e creano zone umide, che ospitano habitat complessi (e sempre più rari).
I ricercatori hanno scelto di concentrarsi proprio su una di queste zone, un tratto di torrente recentemente colonizzato dai castori. Secondo i calcoli riportati nello studio, questo è diventato un pozzo di carbonio, capace di sequestrare tra le 108 e le 146 tonnellate di carbonio all’anno.
Le ragioni dietro a questo fenomeno sono diverse. La costruzione delle dighe lungo i corsi d’acqua apre innanzitutto la chioma forestale (a causa dell’abbattimento di alcuni alberi e arbusti) e favorisce così la crescita di nuove piante, alghe e biomassa.
Questo aumento di produttività vegetale permette di catturare più CO2 dall’atmosfera. Allo stesso tempo, con lo stagnare dell’acqua sedimenti, legno morto e materia organica si accumulano nelle zone umide, intrappolando il carbonio nel suolo e impedendone il rilascio.
Nel lungo periodo, l’effetto si fai sempre più importante: nello studio citato, l’area analizzata ha accumulato oltre mille tonnellate di carbonio in poco più di un decennio, fino a dieci volte in più rispetto a ecosistemi simili, ma privi di castori.
Un aiuto anche per la biodiversità
Non solo. La presenza di questi animali lungo i fiumi può contribuire indirettamente alla sicurezza dei territori, rendendo le zone umide più resilienti a eventi meteo estremi, come le ondate di siccità, e a fenomeni idrogeologici come le esondazioni.
Cosa non meno importante, le zone umide create dai castori favoriscono la biodiversità, migliorano la qualità dell’acqua e stabilizzano i suoli, rendendoli più accoglienti per molte specie di insetti, pesci e invertebrati.
Un altro studio, con focus sempre sulla Svizzera e pubblicato sul Journal of Animal Ecology, di recente ha evidenziato persino un collegamento tra il ritorno del castoro e la salute delle colonie di pipistrelli.
Lo studio ha confrontato tratti di fiume con e senza castori, analizzando presenza di pipistrelli, abbondanza di insetti e qualità della vegetazione. I risultati hanno dimostrato che nelle aree con una più castori ci sono anche più specie di pipistrelli e una più intensa attività di caccia (il dato è di circa 2,3 volte superiore). Tutto dipende da una vegetazione più varia e da una maggiore disponibilità di insetti.
La situazione in Italia
Certo, gli scienziati invitano alla cautela: in entrambi i casi, i risultati degli studi derivano da casi studio specifici e l’efficacia può variare in base a clima, geologia e disponibilità di habitat.
Inoltre, per quanto riguarda le emissioni, le zone umide sono anche fonti di metano (un gas serra) il che rende sempre complesso fare un bilancio complessivo.
Tuttavia, alla luce di queste scoperte, l’attuale aumento delle popolazioni di castori potrebbe contribuire veramente agli obiettivi climatici e di rinaturazione, anche in Italia, se il numero di esemplari continuerà a crescere.
Questo animale sta infatti ripopolando il nostro territorio, proprio come successo in Svizzera: si registrano piccoli gruppi di castori in varie località, soprattutto in nord-est, in Friuli-Venezia Giulia e in Alto Adige, vicino al confine austriaco.
Si tratta di un grande ritorno: questo mammifero non era più presente stabilmente su territorio italiano da circa cinquecento anni. Per secoli, la specie è stata infatti oggetto di caccia per la sua pelliccia e per il castoreo, l’olio impermeabilizzante prodotto dalle ghiandole degli animali, apprezzato in ambito cosmetico.
Crediti immagine: Depositphotos
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