Certificazione unica, l’Inps la combina grossa: errori sul nuovo taglio del cuneo. Due milioni di certificazioni da rifare

Maggio 2, 2026 - 15:00
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Certificazione unica, l’Inps la combina grossa: errori sul nuovo taglio del cuneo. Due milioni di certificazioni da rifare

Certificazione unica, l’Inps la combina grossa

Una casella compilata male nella Certificazione unica può bastare per far perdere un beneficio fiscale. È quanto è accaduto con circa due milioni di Cu emesse dall’Inps, poi rettificate dopo le segnalazioni arrivate dalla Cgil e dal Consorzio nazionale Caaf.

L’errore riguardava diverse prestazioni percepite nel 2025, tra cui Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità, malattia, mobilità in deroga e indennità legate alla Tbc. In un primo momento, queste somme erano state indicate con un codice che le escludeva dal calcolo del nuovo taglio del cuneo fiscale.

L’Inps è intervenuta: le certificazioni aggiornate sono disponibili dal 31 marzo e i dati corretti, ha spiegato l’Istituto, sono stati acquisiti automaticamente nella dichiarazione precompilata, consultabile dal 30 aprile. Ma secondo i Caaf Cgil il problema potrebbe non limitarsi all’Inps e coinvolgere anche altri sostituti d’imposta pubblici e privati.

Il nuovo meccanismo del beneficio

La questione nasce dalla legge di Bilancio 2025. Il taglio del cuneo, finora contributivo, è stato trasformato in una misura fiscale. Per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 20mila euro è prevista una somma non imponibile, calcolata in percentuale sul reddito da lavoro dipendente teorico annuo: 7,1%, 5,3% o 4,8%, fino a un massimo di 960 euro. Per chi ha redditi tra 20mila e 40mila euro è invece riconosciuta un’ulteriore detrazione: mille euro fino a 32mila euro, poi progressivamente ridotta fino ad azzerarsi a 40mila euro. Per applicare correttamente il beneficio, però, la Cu deve essere compilata in modo preciso.

Il ruolo del punto 718

Nella Cu 2026, relativa ai redditi 2025, sono state introdotte nuove caselle, dalla 718 alla 725, nella sezione dedicata alla “Somma che non concorre alla formazione del reddito”.

Il punto più delicato è il 718. Il codice inserito in quella casella serve a stabilire se un reddito debba essere considerato o escluso dal nuovo beneficio fiscale. Un codice errato può quindi produrre due effetti opposti: negare il taglio del cuneo a chi ne ha diritto oppure riconoscerlo a chi non dovrebbe riceverlo.

L’errore sulle prestazioni Inps

Nel caso delle prime Cu Inps, alcune indennità sostitutive del lavoro dipendente erano state contrassegnate con il codice 2 al punto 718. Quel codice le escludeva dal beneficio. Ma prestazioni come Naspi, Cig, maternità o malattia sostituiscono redditi da lavoro dipendente e, se il contribuente rispetta i limiti previsti, devono essere considerate ai fini della somma non imponibile o dell’ulteriore detrazione.

Dopo l’intervento dei Caaf, l’Inps ha corretto le certificazioni. L’Istituto invita comunque i contribuenti interessati a scaricare di nuovo la Cu 2026, soprattutto se avevano acquisito il documento prima del 31 marzo.

Anche il caso opposto

È emerso anche l’errore contrario. In alcune certificazioni relative alla Discoll, l’indennità per collaboratori coordinati e continuativi, assegnisti e dottorandi iscritti alla gestione separata, era stato indicato il codice 1 invece del codice 2.

In questo caso il rischio era di riconoscere il beneficio a soggetti esclusi, perché la Discoll sostituisce redditi assimilati al lavoro dipendente, non redditi di lavoro dipendente veri e propri.

L’Agenzia delle entrate, con alcune faq, ha chiarito il principio: il nuovo beneficio spetta ai redditi da lavoro dipendente e alle indennità che li sostituiscono, come Naspi, Cig, mobilità e maternità. Restano fuori i redditi assimilati.

Le altre anomalie segnalate dai Caaf

Secondo Monica Iviglia, presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, il punto ora è capire quanti altri errori siano ancora presenti nelle certificazioni emesse da sostituti d’imposta diversi dall’Inps.

Le criticità individuate riguardano, tra gli altri, collaboratori, agenzie interinali, precari della scuola, casse edili, fondi integrativi e alcune case circondariali. Tra i casi segnalati ci sono i docenti a tempo determinato con supplenze discontinue, per possibili incongruenze sui giorni di lavoro; le casse edili, dove il nodo riguarda l’Ape, l’anzianità professionale edile; il fondo Casella dei lavoratori dei quotidiani, che eroga pensioni integrative; e alcune Cu di lavoratori detenuti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, nelle quali mancherebbe la sezione necessaria.

Il caso delle casse edili è particolarmente rilevante: gli iscritti sono circa un milione e una parte delle casse utilizza sistemi informatici autonomi. Per questo è stato chiesto un chiarimento all’Agenzia delle entrate sull’eventuale diritto all’agevolazione per l’Ape edile.

Il rischio per la precompilata

La preoccupazione dei Caaf riguarda soprattutto i contribuenti che accettano la dichiarazione precompilata senza controlli. Se la Cu di partenza contiene un errore, anche la dichiarazione può riportarlo, con il rischio di perdere il beneficio fiscale.

Chi si rivolge a un Caf ha più possibilità di intercettare l’anomalia, ma il Caf non può modificare direttamente una Cu sbagliata: la correzione deve essere effettuata dal sostituto d’imposta che l’ha emessa. La posta in gioco è ampia. Ogni anno circa 20 milioni di dichiarazioni passano dai Caf, mentre circa 6 milioni di contribuenti trasmettono autonomamente la precompilata.

Il problema delle sanzioni

Resta aperto anche il tema delle penalità per chi rettifica le certificazioni. La sanzione è di 100 euro per ogni Cu ritrasmessa, ridotta a circa 33 euro se la correzione arriva entro il 16 maggio. Per enti o aziende con migliaia di documenti da correggere, il costo può diventare molto elevato.

Per questo Cgil e Consorzio Caaf hanno scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo, chiedendo di sollecitare tutti i sostituti d’imposta a riemettere le Cu corrette, aggiornare le dichiarazioni precompilate e non applicare sanzioni per questa specifica anomalia.

Cosa controllare

Chi nel 2025 ha ricevuto Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità, malattia o altre prestazioni Inps dovrebbe scaricare nuovamente la Cu dal sito dell’Istituto, soprattutto se l’aveva già acquisita prima del 31 marzo.

Per tutti gli altri, il consiglio è verificare con attenzione la nuova sezione della Cu sulle somme che non concorrono al reddito, in particolare il punto 718. Da quella casella può dipendere il riconoscimento del nuovo taglio del cuneo fiscale.

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