Cia: agricoltura in crisi, servono interventi Governo e Ue
Roma, 6 mar. (askanews) – Un cortocircuito inaccettabile che stringe l’agricoltura italiana in una triplice morsa: costi di produzione in esplosione a causa degli eventi bellici e delle speculazioni energetiche, mercati globali sulle montagne russe e pratiche commerciali sleali che deprimono il valore riconosciuto nei campi. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani, in una giornata che ha visto anche riunita a Roma la task force governativa di Mister Prezzi. Cia torna, dunque, a ribadire che è urgente intervenire sia in ambito nazionale, il Dl Bollette è un’opportunità da cogliere, sia a livello Ue, con politiche e strumenti per salvaguardare e sostenere i settori più esposti.
“I rincari ingiustificati dei carburanti denunciati in queste ore, con il gasolio ai massimi da due anni a fronte di anomalie sulle quotazioni internazionali, colpiscono al cuore le nostre aziende. All’avvio delle lavorazioni primaverili, le imprese del comparto stanno facendo i conti con rincari inaccettabili del 30-35% sul gasolio agricolo – dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – Apprezziamo il faro acceso dal Mimit e da Mister Prezzi, ma chiediamo che l’allerta anti-speculazione tuteli anche le forniture all’ingrosso per il settore primario. Non possiamo assorbire questo ennesimo shock energetico mentre il resto della filiera ci taglia i margini di guadagno”.
A confermare l’allarme sui rincari di energia e fertilizzanti è arrivata questa mattina anche la Fao, in concomitanza con la diffusione del nuovo Indice sui prezzi alimentari. Il dato di febbraio certifica l’interruzione di 5 mesi di cali, con un rimbalzo globale dello 0,9% trainato da fiammate speculative su cereali e carne, ma le quotazioni restano comunque ampiamente al di sotto dei livelli di due anni fa.
“Non possiamo vivere in balia della finanza internazionale senza vere reti di sicurezza europee a tutela del reddito – prosegue Fini – I dati diffusi oggi dall’Onu evidenziano un paradosso drammatico e confermano le nostre denunce: la Fao stessa stima un calo del 3% della produzione mondiale di grano nel 2026 proprio perché, in particolare nell’Unione Europea, i prezzi all’origine sono così bassi da scoraggiare le semine. È la prova inconfutabile che il sistema è malato e che gli agricoltori sono costretti a lavorare in perdita”.
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