Da Azzate uno sguardo sul futuro. Cattaneo e Galimberti: «Varese deve decidere che campionato vuole giocare»

Aprile 18, 2026 - 13:00
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Da Azzate uno sguardo sul futuro. Cattaneo e Galimberti: «Varese deve decidere che campionato vuole giocare»
Generico 13 Apr 2026

«Che cos’è Varese per un cinese che guarda la cartina della Lombardia?». «Perché noi non possiamo far sì che sul Times si scriva: venite a vedere il lago di Varese?». «La pace si comincia a fare qui ad Azzate, perché le tregue le fanno gli Stati, la pace viene dal cuore».

Una serata di confronto su tanti temi, locali, ma anche di respiro nazionale e internazionale. Venerdì 17 aprile, nella Sala Consiliare di Villa Castellani ad Azzate, si è tenuto un incontro del ciclo Lab#idee promosso dal Comune. Protagonisti Raffaele Cattaneo, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee, e Davide Galimberti, Sindaco di Varese. Ha moderato Marco Giovannelli, direttore di VareseNews.

Una sala piena, in una serata che ha toccato i nervi scoperti di un territorio ricco ma che non riesce ancora a raccontarsi al mondo.

Comuni piccoli e servizi: la sfida della cooperazione

La prima domanda di Giovannelli ha riguardato il senso di un dialogo tra realtà comunali diverse e il ruolo delle istituzioni intermedie. Galimberti ha aperto con una constatazione diretta: i comuni, grandi e piccoli, sono sotto pressione costante sul fronte del personale e delle risorse. «Abbiamo bisogno di un panorama un po’ più ampio», ha detto il sindaco di Varese, citando l’esempio di una decina di comuni dell’alto Varesotto privi di presidio di polizia locale. La direzione, secondo Galimberti, è quella di macro-aree dove alcuni servizi essenziali vengano gestiti in modo coordinato, superando un campanilismo che rischia di compromettere la qualità della vita dei cittadini.

Cattaneo ha risposto con una domanda provocatoria: «Che cos’è Varese per un cinese che guarda la cartina della Lombardia?». Il punto, ha spiegato, è capire a quale scala competiamo. Non il modello delle megalopoli cinesi, non quello delle grandi contee americane, ma quello che la geografia chiama «global city region»: una città-regione fatta di tante polarità che sanno dialogare, dove il capoluogo non acquisisce per sé ma fa crescere il territorio attorno. «Una serata come questa aiuta, perché se parliamo di Varese e della Lombardia stiamo anche parlando di Azzate», ha concluso.

Il lago di Varese: una scommessa vinta a metà

Il confronto poi si è spostato su un caso concreto: il risanamento del lago di Varese. Cattaneo ha ricordato la scommessa del 2018, quando decise di puntare sulla balneabilità del lago come obiettivo del mandato, dopo aver fatto lo stesso anni prima con la Pedemontana. Il metodo, ha sottolineato, è stato quello dell’accordo di programma: tutti i comuni rivieraschi, l’Ats, l’Arpa, Alfa, il consorzio dei pescatori seduti allo stesso tavolo. «Quello che ha reso possibile il risanamento è stato il modo con cui abbiamo lavorato», ha detto. Ma ha anche avvertito: la balneabilità deve essere funzionale a qualcosa. Ha citato l’articolo del Times del 25 febbraio che invitava a lasciare il lago di Como, ormai sovraffollato, per scoprire il lago d’Orta. «Perché noi non possiamo far sì che sul Times si scriva: venite a vedere il lago di Varese?»

Galimberti ha ripreso il filo sottolineando che il risanamento è stato il frutto di una buona politica trasversale, capace di dare piena attuazione al sistema idrico integrato della provincia. Ha però riconosciuto che delle occasioni sono state perse: «Solo Varese e Bodio hanno aperto alla balneazione, ci sono altri comuni che potrebbero farlo». E ha indicato nel canottaggio un primo attrattore di livello mondiale, pur ammettendo che non basta.

Generico 13 Apr 2026

Turismo: le gemme nel cofanetto chiuso

Sul tema dell’attrattività turistica, Cattaneo ha elencato le potenzialità del territorio con una certa franchezza. Ha mostrato una pubblicità sul Times che propone un tour da migliaia di sterline tra lago di Como, Lugano, Stresa e Monza, senza che Varese compaia. «Che campionato vogliamo giocare?», ha chiesto. Ha parlato di giardini inaccessibili, di ville ottocentesche ignorate, di un’accessibilità al Sacromonte mai davvero risolta, dell’Isolino Virginia difficile da raggiungere. «Non ci mancano le cose belle. Dobbiamo capire che queste gemme vanno tirate fuori dal cofanetto e messe in mostra».

Galimberti ha aggiunto che serve una regia vera, non solo promozionale ma organizzativa, capace di costruire un calendario condiviso da nord a sud della provincia. «Le singole iniziative non bastano più», ha detto, evocando la necessità di un soggetto professionale che guardi all’intera provincia, non al solo comune capoluogo.

Denatalità, immigrazione, neet: i numeri che fanno paura

Giovannelli ha poi aperto il capitolo più difficile della serata, quello demografico. Cattaneo ha portato dati precisi: nella provincia di Varese ci sono 100.000 bambini tra zero e 14 anni e 220.000 over 65. L’indice è di 2,2 anziani per ogni bambino. Le nascite in Italia, da oltre un milione degli anni del boom, sono scese a 320.000. «Negli ultimi 15 anni tutti i dati reali sulle nascite sono stati al di sotto dello scenario più peggiorativo previsto dall’Istat». E ha aggiunto che tra i 100.000 bambini della provincia, una quota che si avvicina alla metà ha cognomi di origine straniera. Il che rende, a suo giudizio, il dibattito sulla «remigration» non solo culturalmente discutibile ma economicamente irrazionale: le imprese del territorio non trovano un lavoratore su due di quelli che cercano. Ai 32.000 frontalieri si contrappongono 65.000 varesini iscritti all’Aire, cioè residenti all’estero. E i neet, i giovani che non studiano né lavorano né si formano, nella provincia erano 24.000 nel 2023.

Galimberti ha collocato il problema su scala europea: «Una problematica di queste dimensioni non può che essere pensata a livello europeo». Ha ricordato che Varese ha introdotto gli asili nido gratuiti, che costano alle casse comunali centinaia di migliaia di euro in quota diretta, e che dopo vent’anni di calo la popolazione della città ha ripreso a crescere. Ma ha riconosciuto che si tratta di gocce. Ha anche attaccato con chiarezza le posizioni sulla remigration: «Penso che gli imprenditori della nostra provincia siano fortemente contrari a quell’iniziativa, perché avrebbero ricadute economiche significative sulle loro attività».

Lavoro e futuro economico: non si vive di rendita

Sul tema del lavoro, Giovannelli ha ricordato che la provincia è passata dalla manifattura pesante a qualcosa che ancora non si riesce a definire. Cattaneo ha smontato l’idea che l’eccellenza del passato sia garantita per sempre, citando la Rust Belt americana e i distretti tessili inglesi. Ha però indicato frecce al proprio arco concrete: la provincia di Varese rappresenta oltre il 90% dell’export lombardo nel settore aerospazio, è tra i territori più avanzati nella Space Economy e nelle tecnologie per l’economia circolare. Ha citato il lavoro sulle fibre tessili riciclate visibile allo showroom di Malpensa Fiere. La direzione, ha detto, è sostenibilità e digitalizzazione.

Galimberti ha indicato in Mind, la cittadella scientifica sull’area Expo, un elemento di speranza concreta: 70-80.000 persone al giorno tra ricercatori e lavoratori, con ricadute già visibili sul settore farmaceutico.

Cultura, identità e speranza: la sfida più profonda

L’ultima domanda ha riguardato la cultura come elemento chiave per cercare risposte e avere una diversa consapevolezza. Cattaneo ha risposto con forza: «La cultura è la capacità di un popolo di rendersi conto in maniera critica e sistematica della realtà». Ha detto che siamo diventati un popolo impaurito perché abbiamo dimenticato le nostre radici, e che la risposta alla violenza che ritorna nel mondo non viene dai negoziati internazionali ma dalla capacità delle comunità locali di costruire pace dal basso. «La pace si comincia a fare qui ad Azzate». Ha concluso con un richiamo all’anno francescano: le tregue le fanno gli Stati, la pace viene dal cuore.

Galimberti ha chiuso ricordando due cantieri aperti. Il primo è la rete culturale emersa dalla candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea, che ha fatto scoprire una trama di esperienze spesso isolate ma di valore, dal museo della plastica di Castiglione Olona alle collezioni private. Il secondo è la ex caserma Garibaldi a Varese: 9.000 metri quadrati in trasformazione in un hub culturale aperto all’intero bacino provinciale, con biblioteca, spazi multimediali e servizi pensati per le nuove generazioni. «Un elemento di come questo territorio si fa troppo poco», ha concluso, lasciando intendere che la sfida più difficile non è costruire le infrastrutture, ma convincere il territorio di meritarsele.

L'articolo Induno Olona si ferma per Enzo Ambrosino: il dolore e l’appello contro la vendetta sembra essere il primo su VareseNews.

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Redazione Redazione Eventi e News