Data center, intelligenza artificiale e batterie: un mercato che varrà 21 miliardi entro il 2036

La crescita dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di chip e consumi energetici. È anche una questione di batterie. Il mercato dei sistemi di accumulo per applicazioni commerciali e industriali si avvia verso una fase di espansione quintuplicata entro il 2036, trainata da una domanda che parte dai data center e si estende alla telefonia mobile, alla mobilità elettrica in agricoltura e nelle costruzioni, alle infrastrutture critiche. Il quadro tecnologico, tuttavia, è in transizione: il Li-ion non è più l’unica risposta
Secondo le previsioni di IdTechEx, contenute nel report Battery Storage for Data Centers, Commercial & Industrial Applications 2026–2036 (che trovate a questo link), il mercato globale dei sistemi di accumulo per applicazioni commerciali e industriali (C&I Bess) raggiungerà un valore di 21 miliardi di dollari entro il 2036, con una crescita attesa di circa cinque volte rispetto ai livelli del 2026.
Un segmento tradizionalmente considerato di nicchia – schiacciato tra il mercato residenziale e quello della grande scala a livello di rete – si avvia a diventare uno dei principali vettori di crescita dell’intera industria dello stoccaggio elettrochimico.
La domanda attraversa una pluralità di settori: data center, stazioni base per reti 5G e 6G, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, cantieri edili, agricoltura meccanizzata, ospedali, comunità energetiche e applicazioni di soccorso in caso di disastri.
Le funzioni abilitate dai sistemi C&I Bess includono l’alimentazione di continuità (Ups), il peak shaving, la gestione dei microgrid, l’arbitraggio time-of-use e la flessibilità di rete.
Il driver immediato: i data center e i carichi volatili dell’Ai
Nel breve periodo, la componente più dinamica della domanda C&I è quella dei data center, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. La ragione è strutturale: i carichi computazionali dell’intelligenza artificiale generano fluttuazioni di potenza nell’ordine dei megawatt, difficilmente gestibili attraverso la sola fornitura dalla rete elettrica.
Operare il data center a potenza continua elevata per ammortizzare questi picchi è tecnicamente possibile, ma comporta un consumo energetico sistematicamente eccedente il necessario, con impatto diretto sui costi operativi.
L’accumulo elettrochimico consente una soluzione più efficiente: caricare il sistema durante i periodi di eccesso di offerta elettrica e scaricare nei momenti di picco della domanda computazionale, spianando le fluttuazioni senza sprechi.
Parallelamente, i sistemi Ups – storicamente basati su batterie al piombo-acido regolate da valvola (Vrla) – stanno migrando verso soluzioni Li-ion, grazie alla maggiore vita ciclica e al calo dei costi di questa tecnologia.
La traiettoria geografica della domanda è articolata nel tempo: nel breve periodo prevarranno Usa ed Europa, spinti dalla corsa all’Ai; nella seconda metà del decennio, la diffusione del 6G in Cina orienterà la domanda verso sistemi Ups per macro-torri di rete; verso fine decennio, la meccanizzazione elettrica in agricoltura e costruzioni fuori dai mercati occidentali genererà ulteriore domanda di stoccaggio per infrastrutture di ricarica.
La transizione tecnologica: oltre il Li-ion
Il Li-ion mantiene una posizione dominante nel C&I Bess, con Catl, Byd e Tesla tra i principali player globali. I costi delle celle Lfp continuano a scendere e negli Stati Uniti il tax credit 45X del programma di produzione domestica sta stimolando la costruzione di capacità produttiva locale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle filiere cinesi.
Tuttavia, l’intensificazione del ciclo di utilizzo nei data center – con scariche e ricariche frequenti ogni giorno – accelera il degrado delle celle Li-ion e ne anticipa la sostituzione.
A ciò si aggiunge un profilo di rischio legato alla infiammabilità dell’elettrolita, fattore critico in ambienti ad alta densità di infrastrutture come i data center: alcuni incendi recenti hanno reso questo tema difficilmente ignorabile.
IdTechEx documenta lo sviluppo di tecnologie alternative per applicazioni C&I: batterie Na-ion, sistemi a seconda vita da veicoli elettrici, Vrla in contesti a bassa intensità di ciclo e, in prospettiva, le batterie a flusso redox (Rfb).
Quest’ultima tecnologia presenta caratteristiche particolarmente adatte alla gestione dei carichi volatili dell’Ai – degrado minimo anche con ciclaggi estesi, elettrolita non infiammabile, possibilità di erogazione prolungata (oltre 10 ore) – e viene già sviluppata in configurazioni di Ups a lunga durata (Ldups) da operatori come Terraflow Energy negli Usa.
In questi sistemi, la corrente proveniente dalla rete transita attraverso la batteria prima di raggiungere il data center, eliminando la necessità di commutazione in caso di blackout e consentendo al contempo di supportare il bilanciamento della rete dal lato dell’utility.
Strategie di approvvigionamento: dal Ppa alla verticalizzazione
Accanto all’evoluzione tecnologica, IdTechEx segnala un mutamento nelle strategie di approvvigionamento energetico dei grandi operatori di data center.
I contratti di acquisto di energia rinnovabile (Ppa), sia fisici che virtuali, restano lo strumento predominante nel breve periodo. Ma l’acquisizione da parte di Google della società di sviluppo solare e storage Intersect Power per 4,75 miliardi di dollari, avvenuta nel dicembre 2025, suggerisce una possibile virata dei grandi player verso modelli verticalmente integrati, con controllo diretto delle infrastrutture di generazione e stoccaggio.
Il progetto comune prevede un impianto da 840 MW fotovoltaici e 1,3 GWh di Bess, con avvio costruttivo nel 2026. Una traiettoria accessibile, per ora, solo ai soggetti con la massa critica finanziaria per internalizzare l’intera filiera energetica.
Crediti immagine: Depositphotos
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