La Cina approva il nuovo Codice dell’ambiente, una svolta nella tutela ecologica

Aprile 8, 2026 - 11:30
 0
La Cina approva il nuovo Codice dell’ambiente, una svolta nella tutela ecologica

WUHAN - Il 12 marzo 2026, la Quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo ha votato per l'adozione della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (di seguito denominata Legge sull’ambiente ecologico). L’elaborazione del Codice sull’ambiente ecologico rappresenta una pietra miliare nella storia della tutela ambientale e della costruzione dello stato di diritto in Cina, rivestendo un’importanza epocale per l’impegno del Paese in materia di protezione ambientale e segnando l'apice dello stato di diritto in ambito ecologico. Si tratta di un codice giuridico ispirato al pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, in particolare quello sulla civiltà ecologica e sullo stato di diritto.

Il Codice sull’ambiente ecologico rappresenta la “legge fondamentale” della Cina in materia di tutela ambientale, una “bussola” per lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio dell’economia cinese e una “linea guida” per la costruzione della modernizzazione della Cina in armonia tra uomo e natura.

La codificazione del Codice dell’ambiente ecologico è iniziata ufficialmente il 3 novembre 2023, quando Li Hongzhong, vicepresidente del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ha presieduto una riunione del gruppo direttivo per la codificazione dell’ambiente ecologico, dando ufficialmente il via ai lavori di codificazione.

Il 30 aprile 2025, dopo che il Congresso nazionale del popolo ha pubblicato la bozza della Legge sull’ambiente ecologico della Repubblica popolare cinese (prima revisione) e ha sollecitato pubblicamente commenti da parte del pubblico, da settembre a ottobre dello stesso anno, la bozza del codice è stata suddivisa in due versioni, e la terza versione è stata adottata a dicembre dello stesso anno. Dopo ulteriori modifiche, il testo definitivo della bozza del codice è stato presentato alla quarta sessione del XIV Congresso nazionale del popolo.

Il Codice dell’ecologia e dell’ambiente è composto da 5 volumi e 1242 articoli, che includono principi generali, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione ecologica, sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio e responsabilità legale, con appendici elencate separatamente. Il Codice riveste grande importanza per promuovere in modo completo la costruzione di una Cina bella e di una civiltà ecologica, e per realizzare la modernizzazione di una convivenza armoniosa tra uomo e natura.

Per capire portata, innovazioni e implicazioni di questa riforma, abbiamo intervistato alcuni esperti di diritto ambientale, protagonisti del mondo accademico in Cina: Qin Tianbao (Wuhan University), Ji Hua (Beijing Foreign Affairs University), Luo Wenjun (Hubei University of Economics), Ou Shutian (Suzhou University), Liam Zhoulun (Lanzhou University).

Il professore Qin Tianbao ha affermato che la ragione per la quale la Cina ha deciso di adottare un Codice dell’ambiente (seppur fossero già sono presenti ben oltre 30 leggi in materia), risiede nel fatto che la Cina finora ha costruito un sistema relativamente completo, ma piuttosto frammentato.

«La codificazione non è una semplice raccolta di leggi: è una vera trasformazione sistemica. Abbiamo voluto passare da un insieme di norme sparse a un sistema coerente e integrato. Uso spesso una metafora: prima avevamo “perle sparse”, oggi abbiamo finalmente una “collana”. Questo è fondamentale per ridurre conflitti tra norme, semplificare l’applicazione delle leggi e abbassare i costi per amministrazioni e cittadini».

Ma occorre domandarsi qual è il significato politico e strategico dell’approvazione del Codice proprio all’inizio del 15° Piano quinquennale. Rispondendo a tale quesito, Tianbao ha sottolineato che è una scelta estremamente significativa: «Il periodo del 15° Piano quinquennale rappresenta una fase cruciale: la Cina vuole passare da progressi significativi alla realizzazione concreta della Beautiful China. Il Codice fornisce una base giuridica solida per questa transizione, garantendo stabilità e prevedibilità. È uno strumento chiave per accompagnare la trasformazione verde dell’economia».

È evidente la scelta di un modello di codificazione moderata. In tal senso, il professore chiarisce che «il diritto ambientale è estremamente complesso: riguarda inquinamento, risorse naturali, clima, biodiversità. Inserire tutto in un unico testo avrebbe creato un sistema rigido e poco gestibile. Abbiamo quindi adottato un approccio pragmatico: (i) alcune leggi fondamentali sono state completamente integrate; (ii) altre, come quelle sui grandi bacini fluviali, restano autonome ma coordinate; (iii) per temi emergenti come la neutralità carbonica, abbiamo introdotto principi guida».

Dunque siamo in presenza di un sistema ibrido: codice & leggi speciali, che unisce coerenza e flessibilità. Una delle novità più rilevanti è il capitolo sullo sviluppo verde e a basse emissioni. Secondo l’opinione del professore Tianbao «questa è una vera innovazione globale poiché tradizionalmente il diritto ambientale interviene dopo il danno, in particolare: sanziona, ripara». Con questo Codice, continua, «si passa alla prevenzione e alla trasformazione: la legge entra nei processi economici, orienta produzione e consumo, promuove economia circolare e transizione energetica. Non dice solo cosa è vietato, ma anche cosa va incentivato».

Si può constatare che il Codice introduce anche misure molto concrete, come norme su odori, rumori e inquinamento quotidiano. Osserva Tianbao che «l’ambiente riguarda la vita quotidiana delle persone. Non sono solo grandi indicatori: sono anche problemi concreti, come l’aria che respiriamo o il rumore sotto casa. Il Codice vuole essere una legge “vicina ai cittadini”, capace di migliorare concretamente la qualità della vita».

Tecnicamente, servirà tempo per capire se l’estensione dei termini di prescrizione per i danni ambientali avrà un impatto positivo. A tal proposito Tianbao sostiene che «portare i termini a cinque anni significa migliorare l’accesso alla giustizia e proteggere meglio le vittime. Il tutto tende a rafforzare il principio dello “stato di diritto ambientale più rigoroso”».

Il nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna dunque un passaggio storico per la Cina: da un sistema frammentato a una struttura organica, capace di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e innovazione tecnologica. Una riforma ambiziosa che non guarda solo all’interno del Paese, ma si inserisce nel più ampio scenario della governance ambientale globale, proponendo un modello che potrebbe influenzare il dibattito internazionale negli anni a venire.

Abbiamo avuto modo di intervistare il professore Ji Hua della Beijing Foreign Affairs University, per capire in particolare qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica e dei dati ambientali nel migliorare l’efficacia delle politiche e delle leggi ambientali? In qualità di esperto del settore, Hua risponde sostenendo che «la governance ambientale oggi non può esistere senza il supporto della tecnologia e dei dati. L’innovazione tecnologica, in particolare nel campo delle energie pulite, rappresenta una forza motrice inesauribile per uno sviluppo verde e di alta qualità. Allo stesso tempo, i dati ambientali svolgono un ruolo cruciale: grazie ai big data e ai sistemi intelligenti, possiamo supportare in modo più efficace la formulazione e l’aggiornamento delle politiche ambientali, migliorare la qualità delle decisioni e monitorare concretamente l’attuazione delle leggi. In sostanza, tecnologia e dati rendono la governance più precisa, tempestiva ed efficace».

Quanto è importante la cooperazione internazionale nella protezione dell’ambiente? E quale contributo può offrire la Cina? Secondo Hua «la cooperazione internazionale è fondamentale. Non solo costituisce la base per affrontare le sfide ambientali globali, ma rappresenta anche un obbligo previsto dal diritto ambientale internazionale. Senza cooperazione, i rischi ambientali continuerebbero ad aumentare, mettendo in pericolo il futuro dell’intera umanità. La Cina è attivamente impegnata in questo ambito da decenni, a partire dalla partecipazione alla United Nations Conference on the Human Environment. Oggi contribuisce alla governance globale in numerosi settori, tra cui il cambiamento climatico, la biodiversità e la protezione degli ecosistemi marini. Inoltre, ha sviluppato concetti come la “civiltà ecologica” e la “transizione energetica verde”, che offrono sia una visione teorica sia strumenti pratici. In base alla propria esperienza nazionale, la Cina può condividere buone pratiche utili anche ad altri Paesi».

Spesso si parla di conflitto tra protezione degli ecosistemi e sviluppo economico. Qual è il principio più efficace per bilanciare queste tensioni? Secondo Hua «non esiste un conflitto strutturale tra protezione ambientale e sviluppo economico. Le due dimensioni sono, in realtà, reciprocamente rafforzanti. È vero che possono emergere tensioni in alcune fasi: ad esempio quando le politiche ambientali limitano alcune attività economiche, o quando la crescita economica rallenta i progressi ambientali. Tuttavia, queste tensioni possono essere superate. La chiave è il principio dello sviluppo sostenibile, che integra dimensione economica, sociale e ambientale. Questo approccio ci insegna che protezione dell’ambiente e crescita economica non sono opposte, ma possono e devono avanzare insieme, garantendo nel tempo l’equilibrio dei sistemi naturali».

In sintesi, per Hua il futuro della governance ambientale si fonda su tre pilastri: innovazione tecnologica, cooperazione internazionale e sviluppo sostenibile – una visione integrata che mira a coniugare tutela della natura e progresso economico. Anche la professoressa Luo Wenjun della Hubei University of Economics ha avuto modo di rilasciare una dichiarazione in merito al nuovo Codice dell’ambiente ecologico in quanto questo riorganizza il sistema giuridico delle acque in Cina, sostenendo che il Codice rappresenta un passo fondamentale verso la costruzione di un sistema giuridico delle acque più coerente e integrato. Attraverso il principio della “codificazione moderata” e la tecnica legislativa di “compilazione + codificazione”, il testo riorganizza, ottimizza e innova l’insieme delle normative esistenti. Con oltre 200 disposizioni dedicate all’acqua, il Codice copre praticamente tutti gli ambiti: bacini idrografici, fiumi, laghi, acque costiere e marine, acque sotterranee, acqua potabile, acque non convenzionali, fino alla gestione delle acque reflue. Questo ha permesso di creare un sistema unitario e autorevole per la governance delle risorse idriche.

Wenjun ritiene che il valore innovativo di questo nuovo sistema giuridico dell’acqua sia molto elevato. Si tratta di un’importante innovazione giuridica che nasce dalle specificità della Cina. Il sistema combina diversi elementi: (i) una lunga tradizione di gestione delle acque, (ii) l’apprendimento da esperienze internazionali avanzate, (iii) e il rispetto delle leggi naturali che regolano i sistemi idrici.

In questo senso, il Codice riflette una cultura dell’acqua inclusiva e una visione giuridica capace di integrare molteplici dimensioni, dalla protezione ambientale allo sviluppo economico. Altresì si può notare che il Codice introduce anche un approccio sistemico alla gestione degli ecosistemi. Per questo Wenjun mette in luce il peso dell’articolo 35 che stabilisce chiaramente che lo Stato adotta un approccio integrato alla protezione e al ripristino di ecosistemi complessi – montagne, fiumi, foreste, terreni agricoli, laghi, praterie e deserti. Questo significa promuovere un modello di governance che privilegia il recupero naturale, integrandolo con interventi umani mirati. È una visione sistemica, che supera la frammentazione tradizionale e considera l’ambiente come un insieme interconnesso. Inoltre, un altro punto chiave è la sicurezza idrica. Ma quali strumenti introduce il Codice in questo ambito?

La professoressa analizza l’importanza dell’articolo 41 poiché stabilisce che lo Stato deve coordinare la gestione delle risorse idriche, dell’ambiente idrico e degli ecosistemi acquatici, rafforzando al contempo la protezione e il ripristino. Introduce inoltre un principio molto importante: lo sviluppo economico e urbano deve essere determinato dalla disponibilità di acqua. Questo ha delle notevoli implicazioni: (i) pianificazione razionale delle città, (ii) distribuzione equilibrata della popolazione, (iii) sviluppo industriale compatibile con la capacità delle risorse idriche. In questo modo si garantisce la sicurezza idrica nazionale.

Il sistema giuridico delle acque all’interno del Codice è articolato e completo, distribuito in diverse parti del Codice. Copre quattro grandi ambiti: (i) prevenzione e controllo dell’inquinamento idrico, (ii) utilizzo sostenibile delle risorse, (iii) protezione e ripristino degli ecosistemi acquatici, (iv) responsabilità legale.

Questa struttura consente di affrontare in modo integrato tutte le dimensioni della gestione dell’acqua. Qual è il significato di questa riforma nel contesto della crisi climatica globale? Il nuovo sistema giuridico delle acque rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza delle risorse idriche della Cina, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico. Fornisce una base normativa solida per promuovere l’uso sostenibile dell’acqua e per costruire un rapporto più equilibrato tra esseri umani e natura. In definitiva, contribuisce a definire un nuovo modello di convivenza armoniosa tra società e ambiente.

In conclusione, secondo Luo Wenjun, il Codice non è solo una riforma normativa, ma una vera ridefinizione del rapporto tra acqua, sviluppo e sostenibilità, destinata a influenzare profondamente il futuro della governance ambientale in Cina. Per rispondere a quesiti di natura procedurale in relazione al codice dell’ambiente abbiamo intervistato il dottore Liam Zhoulun dell’Università di Lanzhou. Il Codice introduce una responsabilità forte per l’inquinamento del suolo, trasferendola al detentore del diritto d’uso quando il responsabile originario non è identificabile. Non teme effetti negativi sugli investimenti, soprattutto nelle aree industriali dismesse? Per Zhoulun «è una questione delicata. Il trasferimento della responsabilità al detentore del diritto d’uso del suolo è una soluzione pragmatica per evitare vuoti di tutela, soprattutto nei casi in cui il responsabile storico non sia più rintracciabile. Tuttavia, è inevitabile che questo meccanismo possa generare preoccupazioni tra gli investitori, in particolare nelle aree brownfield. Per questo motivo, è fondamentale accompagnare la norma con strumenti complementari – come incentivi, fondi pubblici o meccanismi assicurativi – che possano ridurre il rischio economico e favorire la riqualificazione sostenibile».

La Parte V del Codice prevede sanzioni fino a 5 milioni di Rmb e detenzione amministrativa per i casi più gravi. È sufficiente per garantire la prevenzione? Secondo Zhoulun «l’inasprimento delle sanzioni rappresenta senza dubbio un segnale forte e contribuisce a rafforzare la deterrenza. Tuttavia, la prevenzione primaria non può basarsi solo su misure punitive. Per essere davvero efficace, il sistema dovrebbe evolversi verso strumenti più completi, come un sistema obbligatorio di assicurazione ambientale, che permetta di gestire i rischi in modo strutturale e garantire risorse per la bonifica in caso di danno.

Il Codice introduce l’obbligo di includere la protezione delle acque sotterranee nei piani di gestione e ripristino. Per Zhoulun si tratta di «una scelta estremamente importante e necessaria. In passato, la normativa presentava lacune su questo aspetto, nonostante le acque sotterranee rappresentino una risorsa fondamentale, soprattutto nelle aree urbane. Integrare esplicitamente la loro protezione nei piani di gestione significa adottare un approccio più sistemico e lungimirante, in linea con le esigenze reali della sicurezza idrica e della salute pubblica».

Al contempo il Codice estende i termini di prescrizione per le violazioni ambientali, per rispondere alle difficoltà pratiche nei procedimenti ambientali. «L’estensione dei termini da due a cinque anni per le sanzioni amministrative e da tre a cinque anni per le azioni civili – argomenta Zhoulun – riflette la natura stessa del danno ambientale, che è spesso latente, cumulativo e ritardato nel tempo. Le vecchie tempistiche erano troppo generiche e inadatte a queste caratteristiche. La nuova disciplina rappresenta quindi un passo avanti importante in quanto rafforza la tutela delle vittime, migliora l’efficacia dell’azione legale, e dimostra l’impegno verso uno stato di diritto ambientale più rigoroso. È importante anche chiarire che le sanzioni amministrative possono essere applicate entro cinque anni solo se il danno è effettivamente emerso, mentre negli altri casi resta il limite dei due anni. Inoltre, per la prima volta viene stabilita una regola generale per le azioni civili: il termine decorre dal momento in cui il danneggiato conosce (o dovrebbe conoscere) sia il danno sia il responsabile».

In merito invece al processo di elaborazione del Codice, Zhoulun sottolinea che «è stato molto aperto e partecipato. È stato istituito un gruppo dedicato di esperti e sono stati raccolti contributi attraverso seminari, conferenze e consultazioni pubbliche. Pur non avendo partecipato direttamente alla redazione finale, abbiamo avuto numerose occasioni per fornire osservazioni e suggerimenti. Questo approccio inclusivo ha contribuito a rendere il Codice più solido, realistico e aderente alle esigenze della pratica giuridica».

In conclusione, secondo Zhoulun Liam il nuovo Codice rappresenta un importante passo avanti, ma la sua efficacia dipenderà anche dalla capacità di affiancare alle norme strumenti economici e istituzionali adeguati, in grado di sostenere la transizione ecologica senza frenare lo sviluppo. Secondo il professore Ou Shutian della Suzhou University l’approvazione del nuovo Codice dell’ambiente ecologico segna una svolta storica nel sistema giuridico della Cina, perché si tratta infatti del secondo testo normativo nella storia del Paese a essere definito formalmente “Codice”, dopo il Codice civile – un elemento che ne evidenzia immediatamente il peso istituzionale e simbolico. Secondo Shutian, il nuovo Codice rappresenta una sintesi delle esperienze maturate dalla Cina nel percorso di costruzione della cosiddetta “civiltà ecologica”. Non si limita a raccogliere norme esistenti, ma fornisce una base giuridica organica per la realizzazione di una Beautiful China, traducendo obiettivi politici e ambientali in strumenti legali concreti. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la scelta metodologica.

Il Codice non adotta una codificazione totale, bensì un modello di codificazione moderata, che consente di integrare diversi ambiti – come la prevenzione dell’inquinamento, l’uso sostenibile delle risorse e la protezione degli ecosistemi – senza compromettere la flessibilità del sistema normativo. Questa impostazione lo distingue dai codici ambientali di altri Paesi, spesso più limitati ai principi generali o alle sole disposizioni quadro. Un elemento di particolare originalità, evidenziato da Ou Shutian, è l’inclusione nel Codice del sistema di supervisione della protezione ambientale, sviluppato attraverso la pratica politica e amministrativa cinese.

A differenza dei modelli tradizionali, basati su una supervisione interna e gerarchica, questo sistema introduce un meccanismo più incisivo: gruppi centrali di supervisione, autorizzati direttamente dal Partito Comunista Cinese e dal Consiglio di Stato, monitorano l’operato dei governi locali in materia ambientale. Si tratta di un’evoluzione significativa: questo sistema è passato da semplici norme politiche a regolamenti interni al Partito, fino a essere formalmente integrato nel diritto positivo.

In questo modo, osserva Shutian, si rafforza il processo di istituzionalizzazione e giuridificazione della governance ambientale, rendendo più stringenti le responsabilità delle autorità locali. Tuttavia, il Codice non è privo di criticità. Proprio la sua natura di “codice” implica un livello più elevato di complessità e sistematicità, che si traduce in maggiori requisiti per cittadini, imprese e operatori giuridici. Anche se la codificazione moderata ha evitato un eccessivo appesantimento del sistema legislativo, resta la sfida di garantire che le norme siano effettivamente comprensibili e applicabili nella pratica.

In questo senso, il nuovo Codice dell’ambiente ecologico rappresenta un equilibrio ambizioso tra integrazione normativa e funzionalità operativa: un passo avanti decisivo nella costruzione dello stato di diritto ambientale in Cina, ma anche un banco di prova per la capacità del sistema di tradurre principi complessi in azioni concrete.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia