Lo spettro del relitto della gasiera “Arctic Metagaz” vaga ancora nel Mediterraneo centrale

Aprile 8, 2026 - 11:30
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Lo spettro del relitto della gasiera “Arctic Metagaz” vaga ancora nel Mediterraneo centrale

Nei giorni scorsi abbiamo letto la nota a firma di Arsenio Dominguez, il panamense Segretario dell’IMO (International Maritime Organization) che, mentre plaude all’intervento delle autorità libiche sul relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, sembra ammettere la propria impotenza in quanto il REMPEC (Regional Emergency Marine Pollution Centre for the Mediterranean Sea) che, ricordiamo essere, l’espressione diretta dell’UNEP-MAP delle Nazioni Unite (amministrato direttamente dall’IMO), è apparso se non del tutto assente, quantomeno limitato nella sua funzione che, come ha affermato lo stesso Segretario Generale sopra citato sembra essersi ridotta ad un monitoraggio effettuato in collaborazione coi libici.

Senza voler mancare di rispetto a nessuno, però, deve essere chiaro che pretendiamo anche gli altri abbiano rispetto della nostra intelligenza: cosa significa monitorare un relitto oramai alla deriva da più di un mese e che tutti percepiscono come un reale ed effettivo pericolo per la sicurezza della navigazione e per la tutela dell’ambiente marino?

Sarebbe bello che il Segretario Generale ci spiegasse come stanno preparando il piano operativo per effettuare il rimorchio del relitto e, soprattutto, verso quale porto rifugio metterlo in sicurezza per la successiva bonifica.

Appare evidente a tutti che c’è l’urgente bisogno di intervenire sul relitto, non soltanto con suggestivi filmati da scenografie hollywoodiane anni ’70, prodotte e fatte circolare sui social dalle autorità libiche.

Il relitto della gasiera russa rimane alla deriva, per ora in condizioni di mare calmo, dovute all’arrivo di un’alta pressione nel Mediterraneo: il 6 aprile (ieri) è stato localizzato a 70 miglia NW di Bengasi.

Non si hanno ancora notizie certe su un’eventuale ripresa delle attività di rimorchio da parte libica né, tanto meno, da parte dell’IMO che, a nostro avviso, non può cavarsela con una nota di apprezzamento per i tentativi (maldestri) di rimorchio effettuati dai libici; infatti, conosciamo bene che non dispongono delle necessarie capacità tecniche per poter intervenire con efficacia e in piena sicurezza.

Assistere impotenti alla resa delle istituzioni internazionali di fronte a fatti concreti che, invece, richiedono competenze e know-how di esperienze sul settore ci lascia con l’amaro in bocca e con una domanda assillante da rivolgere all’Unione europea e a tutti gli Stati comunitari aderenti alla Barcelona Convention: siamo sicuri che il sistema marine pollution realizzato fino ad ora sia davvero efficace ed in grado di intervenire con successo?

Una domanda che attende una risposta e, soprattutto, diventa la “prova del nove” della sua efficacia: intervenire ad horas sul relitto!

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia