Di nuovo in mare per Gaza: più di cento barche, 3000 marinai di pace da tutto il mondo con la Global Sumud Flotilla

Aprile 18, 2026 - 17:00
 0
Di nuovo in mare per Gaza: più di cento barche, 3000 marinai di pace da tutto il mondo con la Global Sumud Flotilla

Di nuovo in mare, per fare rotta verso Gaza e consegnare aiuti essenziali a una popolazione martoriata su cui si è spenta ogni luce. La seconda spedizione della Global Sumud Flotilla è partita da Barcellona in condizioni meteo quasi proibitive, con onde alte tre metri che rendono difficoltosa la navigazione. Alla spedizione umanitaria - la coalizione comprende tra le organizzazioni Global Sumud Movement, Freedom Flotilla Coalition, Thousand Madleens to Gaza, Sumud Maghreb e Sumud Nusantara, affiancate dalle navi di Greenpeace e Open Arms - man mano si aggiungeranno dall’Italia e dalla Grecia altre barche. «Nel complesso saranno un centinaio le imbarcazioni - riepiloga la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia - dalle nostre coste dovrebbero partire, in teoria il 23 aprile, una trentina di mezzi, ai quali si uniranno le venti barche arrivate da Marsiglia e in questo momento già in Calabria». 

Gli obiettivi della nuova missione sono gli stessi della precedente, perché purtroppo la situazione a Gaza non è cambiata. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60% dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare, e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano ad essere malnutrite. «A Gaza c’è ancora una situazione drammatica e i valichi continuano ad essere quasi tutti chiusi - aggiunge Delia - entrano pochissimi aiuti e gli stessi operatori umanitari fanno molta fatica a passare. Perfino Caritas e Oxfam non hanno il permesso di operare nella Striscia». 

Oltre a limitare la distribuzione degli aiuti, Israele continua a impedire l’ingresso a Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, tra cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Dall’assai teorico cessate il fuoco dello scorso ottobre sono stati uccisi almeno 723 palestinesi, in maggioranza civili, e la stragrande maggioranza della popolazione resta sfollata, mentre l’esercito di Tel Aviv resta dispiegato in quasi il 60% del territorio della Striscia. Di qui l’importanza della missione umanitaria, che conta tremila partecipanti provenienti da cento paesi, e comprende una flotta medica con un migliaio di medici e infermieri. 

«Siamo consapevoli che la Palestina e Gaza non potremo salvarle con dieci, cento e nemmeno con mille barche. Ma sono un simbolo del nostro impegno - spiega lo skipper Massimiliano Del Moro - la dimostrazione che non accettiamo il sistema di guerra e di morte che sta portando avanti i suoi piani contro la vita dei popoli. E sono la prova che ci sono migliaia di persone che sono pronte a rischiare la propria vita per far emergere la verità e quindi le menzogne di quel sistema. Noi navighiamo per accendere i riflettori su ciò che accade in Palestina, così come in Libano, in Iran e a Cuba. Navighiamo per dire no ai venti di guerra e alla corsa al riarmo». «Insorgiamo, non come gesto individuale ma come atto collettivo - spiega Antonella Bundu, appena arrivata in Sicilia - stanche di oppressioni prendiamo posizione, una convergenza di lotte per rompere l’assedio illegale su Gaza. Salpiamo per una Palestina libera. Togheter we rise!». I siciliani attendono l’arrivo delle imbarcazioni per unirsi ai marinai di pace contro guerre e genocidio.

Questa volta la Flottilla navigherà cercando di fare delle brevi soste, sempre in mare, per valutare la situazione geopolitica in costante movimento. Se dovessero manifestarsi dei concreti rischi per la vita degli equipaggi, sono state studiate delle alternative per evitarli. In teoria comunque nella prima settimana di maggio la missione dovrebbe arrivare davanti alle coste della Turchia, a circa 200 miglia nautiche da Gaza. 

Alla vigilia della partenza Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International, ha speigato: «La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, che sta subendo un genocidio e un blocco disumano ormai prossimo al diciannovesimo anno. Le autorità israeliane devono garantire il passaggio sicuro di queste persone attiviste disarmate e difensore dei diritti umani. Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, inclusi il sequestro della Madleen e di altre imbarcazioni partecipanti alla Global Sumud Flotilla, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la detenzione. In quanto potenza occupante, Israele ha l’obbligo legale di garantire alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari, dai beni di prima necessità alle forniture salvavita. Eppure continua a ignorare apertamente i propri obblighi giuridici e le misure provvisorie vincolanti ordinate dalla Corte internazionale di giustizia, in violazione del diritto internazionale». 

Ad aiutare la Global Sumud Flotilla anche Greenpaeace e Open Arms, che forniscono supporto tecnico e logistico. Proprio il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, ha spiegato che la spedizione ha l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione mediatica ciò che accade a Gaza. «Con ogni probabilità la Flotilla verrà intercettata prima delle cento miglia dalla costa di Gaza, ma siamo disposti ad assumerci questo rischio perché il contesto non è lo stesso dell'ultima volta, e la nostra azione è conforme al diritto internazionale». Buon vento.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia