Dl Sicurezza, via libera al Senato con 96 sì. Proteste in aula: “Zero risorse e meno diritti”

Aprile 17, 2026 - 21:00
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Dl Sicurezza, via libera al Senato con 96 sì. Proteste in aula: “Zero risorse e meno diritti”

L’Aula del Senato ha dato il via libera al disegno di legge di conversione del decreto Sicurezza, approvandolo con 96 voti favorevoli e 46 contrari. Il provvedimento, destinato a decadere il prossimo 25 aprile in assenza di conversione definitiva, rappresenta uno dei principali interventi normativi del governo in materia di ordine pubblico e gestione della sicurezza.

Dopo il passaggio a Palazzo Madama, il testo approderà la prossima settimana alla Camera dei deputati, chiamata a esaminarlo e a pronunciarsi in via definitiva prima della scadenza dei termini. L’iter parlamentare si preannuncia serrato, proprio per evitare che il decreto perda efficacia, rendendo necessario un nuovo intervento normativo.

Nel corso del dibattito in Senato non sono mancate le tensioni tra maggioranza e opposizione, con queste ultime che hanno espresso critiche su alcuni punti del provvedimento, ritenuti controversi. Dal canto suo, il governo difende il decreto sottolineando la necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine e di intervenire con misure urgenti su sicurezza e controllo del territorio.

Protesta delle opposizioni e cartelli in Aula: zero risorse e meno diritti

Protesta delle opposizioni nell’Aula del Senato al momento del voto sul dl Sicurezza. I senatori hanno mostrato cartelli rossi con su scritto ‘Governo Meloni: zero risorse zero sicurezza’ e ‘Governo Meloni: meno sicurezza meno diritti’.

De Cristofaro (Avs): “Destra usa paura come arma distrazione di massa”

“Il governo persegue un disegno, i vari decreti sicurezza, quello sui rave, il decreto Caivano, non sono norme messe lì alla rinfusa, sono un disegno politico complessivo e un’arma di distrazione di massa. Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama. “Il governo ha fallito sulle risposte ai problemi del paese, gli stipendi sono fermi al palo, l’inflazione e i prezzi alti si stanno mangiando i salari e le pensioni, i famosi posti di lavoro di cui millanta Meloni non esistono o sono precari e allora cosa c’è di meglio che dare in pasto all’elettorato di destra un clima basato sulla paura, sulla ricerca permanente del nemico e dell’avversario”.

“Siamo nel 2026, mentre la destra racconta un’Italia simile a quella degli anni ’70. In Italia, da circa 30 anni a questa parte assistiamo ad una diminuzione dei reati, non ad un momento dei reati. L’Italia oggi è un paese nettamente più sicuro di quanto non lo fosse 30 anni fa, ma la destra ritira fuori il fermo preventivo, introdotto per la prima volta a metà degli anni ’70. La destra usa la paura come arma di distrazione di massa per coprire i fallimenti del governo”.

“Quella messa in campo dal governo, oltre ad una gigantesca operazione di distrazione di massa, è una precisa operazione politica. Le riforme costituzionali per assoggettare il potere giudiziario a quello politico, il premierato per limitare i poteri del Capo dello Stato e del parlamento, l’autonomia differenziata spacca Italia, sono tutti parte dello stesso progetto di torsione della nostra democrazia. E il decreto sicurezza è dentro questo progetto di cambiare i connotati della Repubblica democratica andando ad incidere su una serie di articoli della Costituzione, cercando addirittura di cambiarli, e provando a restringere alcune garanzie costituzionali”.

“Cosa che non è riuscita neanche a Trump con l’Ice negli Usa. Gli italiani hanno capito cosa sta succedendo e sono tornati in piazza a manifestare. Le forze democratiche e progressiste che oggi hanno fatto opposizione al decreto sicurezza devono prendere un impegno con gli elettori: quando toccherà a noi, e succederà molto presto, delle politiche della paura e di questo decreto non resterà più nulla”, conclude De Cristofaro.

Boccia (Pd): “Fallimento governo, diciamo no al Far West Meloni”

“Il decreto che votiamo oggi è una alluvione legislativa panpenalistica totalmente inefficace. Siamo al quarto decreto sulla sicurezza ma è del tutto evidente il fallimento delle politiche del governo in materia di sicurezza. Quattro decreti ma questo paese non è più sicuro: questo provvedimento è solo un manifesto di propaganda, che restringe solo i diritti, che rende le carceri ancora più invivibili, che trasforma il paese in un Far west”, ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta l’approvazione del dl sicurezza al Senato.

“Dopo ogni decreto aumenta il disordine normativo senza ridurre il disordine sociale. È sempre più evidente che le mancate risposte del Governo servono deliberatamente a non risolvere i problemi che poi vengono usati dalla destra per fare propaganda. Oggi il Parlamento ratifica quello che il Governo decide. Noi abbiamo fatto proposte sia sulle su armi da taglio che su quelle da fuoco, abbiamo maturato una esperienza che poteva essere messa a frutto e invece il Governo ha preferito ignorare tutto e seguire la sua deriva. Il decreto aggraverà la situazione delle carceri che sono una bomba sociale”.

“Sovraffollamento, carenza personale, aumento dei suicidi. Non si investe sulle strutture, nè sul personale, per cui non vengono stanziate risorse. Le norme contenute nel decreto sono ormai in vigore da più di un mese e mezzo ma, come dimostra anche la cronaca più recente, la situazione non sembra migliorare. Con la demagogia, l’improvvisazione, la moltiplicazione dei reati e l’inasprimento delle pene, senza alcun investimento culturale e sociale, e senza risorse per le forze dell’ordine è difficile prevenire e contrastare le forme di violenza che investono la nostra società. A questa politica illiberale, a queste norme che restringono i diritti e non garantiscono più sicurezza diciamo no”.

M5S: “Arbitrarietà oltre ogni limite”

“Non è che questa maggioranza non ha intenzione di prevenire: è che evidentemente proprio non capisce il significato del termine prevenzione, che vuol dire agire prima per evitare che qualcosa accada. Se fai un ammonimento, lo stai facendo a qualcuno che qualcosa l’ha già compiuta: quindi, non stai prevenendo nulla”, ha fatto sapere la senatrice pentastellata Elisa Pirro ieri nel corso dell’esame degli emendamenti al decreto Sicurezza.

“Per il resto, il decreto reprime brutalmente le libertà dei cittadini a tal punto che non siamo riusciti a capire le motivazioni per cui sono stati bocciati nostri emendamenti che chiedevano semplicemente dei provvedimenti motivati prima di prendere delle misure di restrizione della libertà. La verità è che il governo vuole continuare ad agire in spregio delle libertà democratiche dei cittadini italiani”.

“Chiediamo semplicemente che la restrizione della libertà personale, possa essere comunicata entro quarantott’ore al gip competente per territorio, che ne verifica la legittimità e ne dispone la convalida. La maggioranza tanto garantista da prevedere l’avviso cinque giorni prima che venga disposta un’ordinanza cautelare, non conosce alcun garantismo quando c’è da restringere i diritti di chi scende in piazza per manifestare contro le politiche di questo governo. Io penso che sia più importante tutelare la libertà di pensiero che non consentire a borseggiatori o spacciatori di scappare grazie all’avviso cinque giorni prima”, ha aggiunto la senatrice M5S Dolores Bevilacqua.

A rincarare la dose il senatore pentastellato Bruno Marton: “nel momento in cui c’è la limitazione della libertà di un cittadino che non si è macchiato di nessun reato, il minimo è pretendere che si scrivano in un apposito verbale quali siano le motivazioni per cui è stato portato in questura. Così come quella persona deve avere almeno il diritto di chiamare il suo avvocato”.

“Non c’è nessuna garanzia per un ragazzo che viene portato in questura e sappiamo bene cosa è già successo in Italia a persone portate in questura e che purtroppo non hanno neanche più fatto ritorno a casa. Dobbiamo ringraziare il cielo che la maggioranza abbia detto sì ad un emendamento che stabilisce che quando un minorenne viene portato in questura debba essere avvertita la famiglia. Questo nel testo del decreto non era previsto. Ma vi sembra normale aver scritto questa follia? L’arbitrarietà è arrivata oltre ogni limite”.

Gasparri: “Ci confrontiamo più con la polizia che con Askatasuna”

“Nel decreto Sicurezza sono presenti norme più severe per i posti di blocco“, ha commentato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, presidente della Commissione affari esteri e difesa. “Nella vicenda Ramy quel ragazzo è morto in quell’inseguimento e questo ci rattrista molto ma non è possibile che quei Carabinieri debbano subire un processo ingiusto. Basta fermarsi e consegnare i documenti all’alt per evitare tragedie che si possono verificare. Se si corre a 120 km/h nel centro di Milano con una moto, probabilmente può finire in una tragedia”.

“Se uno si ferma non viene inseguito quindi non corre nessun rischio. Se uno scappa, evidentemente ha qualcosa da nascondere. E questo decreto-legge rafforza la tutela legale delle Forze di polizia, perché noi vogliamo difendere quei carabinieri, quei poliziotti, quegli agenti della Guardia di finanza che finiscono sotto processo e che se poi vengono assolti devono pagare spese legali e vedersi rovinata la carriera. Non ci facciamo dettare l’agenda da nessuno, ma certamente ci confrontiamo più con le Forze di polizia che con Askatasuna”.

Lega: “Stop alle aggressioni al personale della scuola e del trasporto pubblico”

“Stop alle aggressioni a tutto il personale della scuola e del trasporto pubblico. L’impegno della Lega in materia di Sicurezza non dimentica i luoghi dove avvengono la maggior parte delle aggressioni nei confronti dei lavoratori”, hanno detto i senatori della Lega in commissione Affari Costituzionali Daisy Pirovano, Stefania Pucciarelli e Paolo Tosato.

“Tra gli emendamenti al decreto Sicurezza approvati, c’è quello che prevede l’estensione delle aggravanti previste per lesioni personali nei confronti di alcune categorie di lavoratori, come i dipendenti delle ferrovie, al trasporto pubblico e a tutto il personale educativo e scolastico, non solo dirigenti e docenti. Pene più severe, dunque, prevedendo anche arresto obbligatorio in flagranza. Si tratta di misure di buonsenso per prevenire le aggressioni a chi quotidianamente garantisce servizi fondamentali per la comunità”.

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