Fast Retailing (Uniqlo) brilla nel fast fashion: primo semestre sopra le attese. Utile a +39%
Si chiude sopra le attese il primo semestre di Fast Retailing che – sull’onda del risultato – rivede al rialzo le previsioni finanziarie per l’intero fiscal year. A spingere la performance del gruppo giapponese soprattutto l’andamento statunitense ed europeo della label low cost Uniqlo.
Il player nipponico prevede ora un utile operativo di 700 miliardi di yen (circa 3,7 miliardi di euro), rispetto alla precedente previsione che si fermava a 650 miliardi per i dodici mesi in corso. Una cifra ben al di sopra della stima media degli analisti, che si attestava a quota 657 miliardi di yen per il fiscal year che terminerà ad agosto. Nei tre mesi terminati a febbraio, l’utile operativo è salito a 189,8 miliardi dai 146,7 miliardi di yen dell’anno precedente, superando la stima media di 161,6 miliardi di yen dagli analisti di Lseg. Guardando ai ricavi, nei sei mesi Fast Retailing ha registrato un balzo in avanti di quasi il 15%, arrivando a 2 trilioni di yen.
“Le stime tengono conto di un certo impatto della situazione in Medio Oriente, sulla base di considerazioni attuali quali i maggiori costi di trasporto in alcuni mercati”, ha dichiarato la società, che si mostra comunque fiduciosa sul proprio 2026, che non dovrebbe patire significativamente i contraccolpi geopolitici su produzione e logistica. Per l’anno fiscale 2026, non si prevedono impatti significativi dal punto di vista della produzione e della logistica, ha aggiunto.
Avvicinando una lente d’ingrandimento su Uniqlo, il fronte internazionale del marchio di moda a basso costo è cresciuto del 22,4%, con un utile operativo lievitato quasi del 39 per cento. I risultati evidenziano come la crescita di Uniqlo sia sempre più trainata dai mercati esteri, in particolare dagli Stati Uniti e dall’Europa, anche se il Giappone rimane un mercato locale stabile. Nei sei mesi, quest’ultimo è cresciuto del 6,5%; il secondo trimestre si è limitato a un +1,9%, ma la società ha anticipato che il mese di marzo – l’avvio del terzo quarter e della stagione primaverile – ha già messo a segno un rialzo del 9,2 per cento.
Intanto, il gruppo persegue il suo ambizioso obiettivo dei 10 trilioni di yen di vendite annuali, ponendo al centro della sua strategia di crescita l’espansione in Nord America, e la performance di questa prima metà dell’anno ha offerto un indicatore sull’efficacia dello sforzo profuso finora.
“Sembra che gli sforzi di ristrutturazione siano in corso – ha commentato per Reuters al riguardo Taku Sugawara, analista di Iwai Cosmo Securities Co. – e che ci siano stati segnali di miglioramento”. Aggiungendo: “La domanda chiave è se questo slancio continuerà”.
Guardando alla performance complessiva del gruppo, Fast Retailing menziona i progressi della label Gu – al cui timone creativo è recentemente salito Francesco Risso – ma riconosce soprattutto il ruolo cruciale del boost che ha interessato Uniqlo, e che conferma il suo andamento sovraperformante rispetto al fast fashion europeo. Andamento a cui hanno contribuito il superamento “della dipendenza dai prodotti invernali” e l’aver creato “un nuovo approccio commerciale incentrato su prodotti disponibili tutto l’anno”. E, ancora, il successo del concept ‘LifeWear’ a livello globale.
Solo qualche settimana fa, il competitor nordico H&M ha pubblicato i propri risultati relativi al primo trimestre del fiscal year, in cui i ricavi hanno accusato un calo del 10%; anticipato dalla società, inoltre, l’andamento del mese di marzo che, al contrario di quello di Uniqlo, si è mostrato flat (+1% in valuta locale). Gli aggiornamenti finanziari su Inditex sono ancora fermi al fiscal year 2025, da cui emergeva una crescita moderata (+3,2%), in territorio positivo ma lontana dai fasti del post-Covid, tra l’erosione del potere d’acquisto dei consumatori e l’avvento di competitor feroci dall’Ex Celeste Impero (Shein e Temu su tutti).
Mentre il fast fashion europeo punta ad alzare sempre più il proprio posizionamento e la propria immagine, che strizza ormai l’occhio al mondo del lusso, tra collaborazioni di pregio e capsule collection premium, Uniqlo ha scelto una strategia diversa. Fatta eccezione per alcune partnership, come quella, ormai consolidata, con Jw Anderson, la label non ambisce a rincorrere le tendenze di stagione, in linea con il proprio stile essenziale. Anche la nomina di Clare Waight Keller a direttrice creativa di Uniqlo, dopo aver assunto il ruolo di designer per il progetto Uniqlo : C, non ha rivoluzionato l’estetica ‘less is more’ del brand.
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