Femminicidio di Bergamo, Valentina Sarto uccisa dal marito: il matrimonio violento e la gelosia per il nuovo compagno
Uccisa da suo marito, che l’ha ammazzata con un coltello da cucina che ha utilizzato per tagliarle la gola e poi colpirla alla schiena. È morta così nell’appartamento di via Pescaria, alla periferia di Bergamo e non lontano dallo stadio che ospita l’Atalanta, Valentina Sarto.
Barista del Baretto Civico 1907, il locale della Curva Nord dell’Atalanta, 41 anni, da oltre dieci anni era legata sentimentalmente a Vincenzo Dongellini. Entrambi originari dell’Emilia Romagna, lei di Bologna e lui di Imola, avevano deciso di sposarsi il 24 maggio del 2025: è stato lui mercoledì ad ucciderla a coltellate nella sua camera da letto, dove è stata trovata senza vita accasciata sul pavimento con a pochi passi la probabile arma del delitto.
In casa con lei c’era lo stesso Dongellini, ex magazziniere oggi disoccupato, in stato semi confusionale: aveva alcuni ferite superficiali alle braccia, tagli ai polsi che agli agenti di polizia che lo hanno fermato ha detto di essersi procurato con l’intenzione di farla finita. Trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII per controlli, di fronte ai magistrati che hanno tentato di parlarci nella tarda serata di mercoledì, guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, si è avvalso della facoltà di non rispondere. A far scattare l’allarme era stata la figlia di Dongellini, 20enne, avuta da una precedente compagna. A lei l’uomo aveva telefonato dopo l’omicidio confessando di aver litigato e poi colpito Valentina: la figlia aveva quindi chiamato il 118.
Un femminicidio nato probabilmente da un violento diverbio tra i due, come ammesso con le poche parole riferite alla polizia dallo stesso Dongellini. A scatenare la lite finita in tragedia la relazione che la vittima aveva con un altro uomo, Moris Panza, che mercoledì è accorso in via Pescaria quando ha saputo del femminicidio.
Al Corriere di Bergamo l’uomo, originario di Almenno San Bartolomeo, racconta il contesto in cui è avvenuto il femminicidio. “Sono un tifoso atalantino e frequentavo il Baretto vicino allo stadio dove lei lavorava, ci siamo conosciuti così. Abbiamo cominciato ad avere una storia agli inizi di febbraio. Lui lo sapeva, lei gli aveva detto che si era innamorata di un altro uomo. E del resto passavamo molto tempo insieme, a volte dormiva da me”, spiega Panza.
Lui, aggiunge, da tempo provava a convincerla ad andarsene da casa e denunciare il marito. “Lei non andava via da casa perché lui la minacciava – rivela Moris -. Ho qui i messaggi vocali che mi mandava. Le avevo detto di registrare tutto quando lui si arrabbiava e lei poi me li mandava. Ci sono anche i messaggi di minacce che lui le ha mandato negli ultimi tre mesi”.
Una situazione emersa solo recentemente, secondo Panza, dopo il matrimonio celebrato nel maggio del 2025. Era iniziata con una discussione relativa all’iscrizione in palestra di Valentina, prima avallata dal marito ma che poi lo aveva portato a insultarla pesantemente. Negli ultimi mesi invece si era passati alle violenze fisiche, che si sarebbero verificate in due casi: “La prima volta che mi è arrivata con i segni sul collo le ho detto di non tornare più a casa. Le ho ripetuto mille volte di venire a stare da me o almeno dalla sua amica di Seriate”, racconta Moris.
Solamente sabato scorso, pochi giorni prima del femminicidio, Moris e Valentina si erano anche recati dai carabinieri di Almenno per chiedere informazioni: “Mi hanno spiegato che io non potevo sporgere la denuncia e che lei lo avrebbe dovuto fare a Bergamo. Valentina ha risposto: aspetto una settimana e poi vediamo, se va avanti così esco di casa e lo denuncio”.
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