Finestre e vetrate: come rendere gli edifici sicuri per gli uccelli

Ogni anno, milioni di uccelli muoiono a causa dell’impatto contro superfici vetrate. Un fenomeno poco percepito, ma di enorme rilevanza ambientale. Numeri che impongono una riflessione urgente sul modo in cui progettiamo edifici e città. Ad attirare la nostra attenzione su questo tema sono stati Alejandro Massaro Lattuada e Patricia Pazos, ambientalisti attivi nel Gruppo Insubrico di Ornitologia (Gio), che ci spiegano anche le soluzioni
Il vetro è uno dei materiali simbolo dell’architettura contemporanea: garantisce luce naturale, continuità visiva tra interno ed esterno e prestazioni energetiche sempre più elevate.
Tuttavia, proprio le sue caratteristiche – trasparenza e riflettenza – rappresentano una trappola mortale per l’avifauna. Solo in Italia, si stimano tra i 25 e i 30 milioni di morti annue, mentre in Nord America si supera il miliardo: Alejandro Masaro Lattuada è un architetto e questi aspetti li ha da sempre tenuti in considerazione.
“Il fenomeno – ci spiega – riguarda soprattutto edifici di media e bassa altezza, particolarmente diffusi e spesso inseriti in contesti ricchi di vegetazione, come parchi urbani, giardini privati e aree periurbane. Il rischio aumenta anche nei grattacieli, soprattutto lungo le rotte migratorie e durante le ore notturne, quando l’illuminazione artificiale disorienta gli uccelli“.
Gli uccelli non percepiscono il vetro come ostacolo: una superficie riflettente può apparire come la continuazione di un ambiente naturale, mentre una superficie trasparente viene interpretata come uno spazio libero da attraversare. Il risultato, per loro, è spesso fatale.
Urbanizzazione e frammentazione degli habitat
L’impatto delle vetrate si inserisce in un quadro più ampio: la progressiva frammentazione degli habitat naturali. Gli uccelli, costretti ad adattarsi agli spazi urbani, condividono con l’uomo ambienti residuali come filari alberati, siepi, piazze verdi e infrastrutture lineari.
In questo contesto, anche elementi apparentemente secondari – parapetti in vetro, pensiline, barriere antirumore o collegamenti vetrati tra edifici – possono trasformarsi in fattori di rischio.
“Per le specie di uccelli migratori è essenziale trovare lungo la rotta di viaggio dei posti dove riposare e rifornirsi periodicamente – aggiunge Patricia Pazos, biologa ambientalista attiva nel Gruppo Insubrico di Ornitologia – Questa indispensabile pausa per gli animali può determinare degli scontri contro strutture vetrate che, visto il grande numero di individui che si mobilizzano, può arrivare a valori incredibilmente grandi di uccisioni“.
Le soluzioni ci sono: rendere il vetro “visibile”
La buona notizia è che il problema è ampiamente mitigabile. La chiave sta nel rendere il vetro percepibile come ostacolo. Le ricerche scientifiche indicano che marcature sulla superficie vetrata possono ridurre drasticamente le collisioni.
I pattern più efficaci seguono una griglia precisa: distanze massime di 5 cm in orizzontale e 10 cm in verticale (idealmente 5×5 cm), con elementi come punti, linee o forme geometriche ben visibili.
Anche il colore gioca un ruolo: nero, bianco, rosso e arancione risultano particolarmente efficaci. Al contrario, i vetri riflettenti a specchio dovrebbero essere evitati, mentre quelli a basso riflesso non sono sufficienti, se non accompagnati da segnalazioni visive.
Falsi miti e soluzioni inefficaci
Tra le pratiche più diffuse, ma meno efficaci vi sono, invece, le classiche sagome adesive di rapaci. Contrariamente alla credenza comune, queste non funzionano se isolate o distanziate: gli uccelli non le riconoscono come minaccia statica.
Anche i vetri colorati o oscurati non garantiscono una reale protezione, poiché possono comunque risultare riflettenti.
“Le tradizionali sagome di uccelli adesive che si applicano spesso alle vetrate – precisa Pazos – non sono efficaci e possono indurre a confusione. L’etologo Konrad Lorenz ha dimostrato già molti anni fa che un rapace deve muoversi nel suo modo tipico per poter essere riconosciuto come nemico dalla sua preda; pertanto, le sagome malgrado siano diffuse, non producono l’effetto desiderato“.
E aggiunge: “purtroppo, si verificano collisioni anche in presenza di sagome perché gli intervalli tra i disegni superano le distanze raccomandate dai risultati in tunnel di prova (normalmente inserite in una griglia con righe di 5 cm di separazione orizzontale e 10 cm verticale)“.
Interventi semplici e a basso costo
Non tutte le soluzioni richiedono interventi strutturali. Esistono opzioni economiche e immediate come, per esempio, quelle che suggerisce Massaro Lattuada: “semplici zanzariere risultano efficaci e così qualsiasi tipo di tenda tipo parasole, sempre posizionati sul lato esterno, o reti metalliche, griglie e fili (con diametro minimo di 3 mm), elementi in legno o altri materiali“.
Attenzione invece a “vetri a basso riflesso” che non sono sufficienti, da soli, a risolvere gli impatti e devono avere qualche tipo di segnale che li renda visibili come “non trasparenti“.
Non c’è evidenza che i vetri colorati o con tonalità diverse dalla trasparenza abbiano un effetto positivo e, in alcuni casi, risultano riflettenti e pertanto sono da evitare. I vetri riflettenti (a specchio) devono essere evitati in tutti i casi.
Un accorgimento utile anche per i privati riguarda le mangiatoie: “chi le volesse adottare – suggerisce Pazos – dovrebbe essere posizionate ad almeno 3 metri dalle superfici vetrate per evitare disorientamento“.
Verso un’architettura “bird-safe”
In Nord America esistono già normative specifiche per la progettazione di edifici bird-friendly, che integrano criteri su materiali, illuminazione e design delle facciate. In Europa, linee guida e studi – come quelli della Stazione ornitologica svizzera, suggeriscono i due ornitologi – stanno contribuendo a diffondere consapevolezza e buone pratiche.
Integrare la tutela dell’avifauna nei processi progettuali non è solo una scelta etica, ma anche un passo verso un’edilizia realmente sostenibile. Ridurre le superfici vetrate e progettare con maggiore attenzione può infatti portare benefici anche in termini di efficienza energetica.
Un tema di progettazione ambientale
La sfida è culturale oltre che tecnica: considerare gli impatti sugli ecosistemi fin dalle prime fasi di progettazione. Ogni edificio dovrebbe essere valutato anche in relazione al rischio di collisione per gli uccelli, tenendo conto del contesto ambientale, della presenza di vegetazione e delle rotte migratorie.
Rendere le città più sicure per la biodiversità è possibile. E passa anche da un gesto semplice: rendere visibile ciò che oggi, per gli uccelli, è invisibile e pericoloso.
Massaro Lattuada suggerisce ai colleghi architetti, ma probabilmente anche a chi nei Comuni dà il via libera ai progetti di “considerare i rischi d’impatto dei volatili contro i vetri dovrebbe essere parte delle valutazioni ambientali di ogni progetto, analizzando la tipologia di facciata e l’esposizione delle superfici vetrate“.
Per costruire una vera architettura safe bird anche qui in Italia, Massaro Lattuada chiede di attenzionare meglio ogni progetto: “ne vedo tanti con facciate intenzionalmente trasparenti o con elementi riflettenti che risultano veri spechi, tutto questo non solo in ambito urbano anche piccole costruzioni nei boschi. Si pensa a un risultato estetico, ma purtroppo sono trappole mortali per gli uccelli“.
E non bisogna essere etologi per dire che per gli uccelli, una vetrata che riflette gli alberi può essere interpretata come una continuità dell’area verde e la trasparenza come una via libera da dove passare.
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