I profumi coreani di Sung Soo Kim sono ricordi liquidi

Mar 6, 2026 - 21:31
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I profumi coreani di Sung Soo Kim sono ricordi liquidi

«I COREANI si arrabbiano, amano la velocità e litigare, ma diventano amici in fretta. La Corea è l’Italia dell’Asia». A raccontarlo, nel viavai della scorsa edizione di Pitti Uomo, è Sung Soo Kim, imprenditore sudcoreano con un passato nel retail di lusso e fondatore di Saranghaeyo, marchio di punta dell’emergente K-Perfumery (i profumi coreani).

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Lo osservo: ha gli occhi che scintillano di curiosità, un’eleganza minimale e una macchinetta fotografica al collo (la stessa con cui chiederà di fare uno scatto alla fine di questa intervista). Il suo curriculum vitae è un album di figurine di prime volte: negli Anni 90 è stato uno dei pochi della sua generazione a volare negli Stati Uniti per studiare Fashion merchan- dising, cosa che gli ha aperto le porte a una carriera di brand manager per marchi di lusso europei.

La biografia cosmopolita di Sung Soo Kim

Dopo una breve parentesi in un’azienda coreana (era diventato troppo occidentale per i ritmi dei suoi connazionali), invece di riposarsi, ha deciso di sfruttare le miglia aeree guadagnate negli anni per girare il mondo. Con la sua fotocamera.

profumi coreani

Courtesy Press Office

«Per la prima volta, ho visitato tutti i miei luoghi preferiti non per business», dice con un sorriso a 32 denti. Prima di raccontare ad Amica il resto della storia e come i suoi ricordi e le sue immagini siano diventati profumi.

Moda, tecnologia, gioielli: tra le esperienze collezionate, perché alla fine ha scelto le fragranze?
In ogni viaggio finivo sempre al primo piano di un grande magazzino (quello dedicato alla profumeria, ndr ). Osservavo i nuovi brand, quelli che resistevano, l’assortimento. Conducevo una vera e propria analisi di mercato sul campo. Così ho deciso di trasformare la mia passione in un’azienda.

Qual è il processo creativo dietro lo sviluppo dei suoi jus?
Non voglio peccare di falsa modestia: ho una vita davvero unica, soprattutto per un coreano. Così un giorno ho iniziato a ricostruire i miei ricordi partendo dalle foto scattate in tre decenni e, dopo un anno e mezzo di lavoro, sono riuscito a creare un link tra la mia storia e dei profili olfattivi.

Courtesy Press Office

Come descriverebbe il legame tra il viaggio e il profumo?
La prima impressione di un Paese è sempre dettata dall’odore. Dopo circa 30 minuti in un nuovo posto, però, il naso si abitua e dimentica. La fotografia è uno strumento per ricordare ciò che è accaduto, mantiene viva la memoria.

C’è un profumo che sogna ancora di inventare?
Nel 2004 sono andato in Alaska con mia moglie, che era incinta. Da allora, sogno di ricreare l’odore della neve: un’emozione fatta di freddo, vento, polvere, cielo offuscato.

Storia essenziera della Corea. Un futuro inaspettato

La Corea del Sud ha una storia essenziera?
Sì, e molto particolare. Invece degli oli essenziali, tradizionalmente si usavano fiori inseriti in piccole custodie da indossare sotto gli abiti, per emanare un aroma elegante. Poi, negli Anni 50, sono arrivate le fragranze occidentali: ognuno sceglieva la propria e la portava per tutta la vita. I profumi di nicchia in Corea sono apparsi solo intorno al 2010.

Come spiega questa evoluzione?
I coreani hanno una mentalità smart, amano le sfide e imparare cose nuove. Per questo il mercato della nicchia è cresciuto così rapidamente. Oggi i più giovani cambiano fragranza come fanno con gli abiti.

E quali sono le differenze principali tra Corea e Italia?
Cibo, ambiente, educazione e cultura influenzano molto la percezione degli odori. In Corea, per le generazioni più anziane il profumo è spesso considerato invasivo e poco educato. E, in generale, le note troppo oleose e sensuali non funzionano. Per esempio, il mio jus Believe in Capitalism lì è percepito come sfacciato, mentre gli italiani lo adorano.

Ci spieghi meglio: che cosa attrae il consumatore italiano nella produzione sudcoreana?
Il naso coreano, per quanto cerchi di avvicinarsi a quello europeo, è biologicamente diverso. E questo è proprio ciò che risulta attraente per voi. Anche se il 90 per cento del jus risulta familiare, c’è un 10 per cento inaspettato, che suscita forte interesse. E poi in Corea non siamo così rigidi: le note di fondo, testa e cuore possono essere invertite, tutto è possibile.

Nella realtà asiatica esiste una tendenza che, secondo lei, arriverà presto in Europa?
Siamo nel pieno del ciclone, è presto per dirlo. La K-Beauty ha 20 anni di storia, la K-Fragrance ne ha appena cinque. Saranghaeyo significa “ti amo”.

Di che cosa non smette mai di innamorarsi?
Dell’essere umano. Amo viaggiare, conoscere persone. Una persona diventa un amico, un amico diventa famiglia.

Courtesy Press Office

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