Il direttore della Borsa indonesiana si dimette dopo il crollo da 80 miliardi di dollari

Gen 31, 2026 - 04:30
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Il direttore della Borsa indonesiana si dimette dopo il crollo da 80 miliardi di dollari

Il direttore generale della Borsa indonesiana, Iman Rachman, si è dimesso oggi, mentre continuano a farsi sentire gli effetti dell’allarme lanciato da Morgan Stanley Capital International (Msci) su un possibile declassamento del mercato, che ha già innescato vendite per oltre 80 miliardi di dollari.

L’indice di riferimento Jakarta Composite ha recuperato terreno stamattina fino a muoversi intorno alla parità, dopo che le autorità indonesiane hanno annunciato misure per rassicurare gli investitori e rispondere alle criticità segnalate da Msci. Negli ultimi due giorni l’indice aveva perso oltre l’8 per cento, il peggior calo su due sedute consecutive dall’aprile scorso. Secondo la segreteria societaria della Borsa, Rachman ha lasciato l’incarico assumendosi la responsabilità delle condizioni di mercato.

Negli ultimi mesi capitali esteri sono usciti dal Paese per i timori legati alla politica del presidente Prabowo Subianto, accusato dagli investitori di ampliare il deficit fiscale e aumentare il ruolo dello Stato nei mercati finanziari. La fiducia è stata ulteriormente scossa dalla nomina del nipote Thomas Djiwandono alla banca centrale questo mese, dopo la brusca rimozione nel 2025 dell’autorevole ministra delle Finanze Sri Mulyani Indrawati. La rupia ha toccato la scorsa settimana il minimo storico di 16.985 per dollaro statunitense ed era scambiata stamattina intorno a 16.800.

Morgan Stanley Capital International (Msci) ha annunciato nei giorni scorsi il congelamento temporaneo delle nuove inclusioni di titoli indonesiani nei suoi indici dei mercati emergenti, citando carenze di trasparenza e bassi livelli di flottante. La società ha inoltre sospeso gli aggiustamenti del peso dei titoli indonesiani già presenti negli indici. Msci ha spiegato che, nonostante alcuni miglioramenti marginali nei dati sul flottante, persistono problemi strutturali legati all’opacità degli assetti proprietari e a possibili pratiche di negoziazione coordinate che ostacolano una corretta formazione dei prezzi. In Indonesia il flottante è spesso pari o inferiore al 20 per cento, anche perché molte società quotate fanno capo a grandi conglomerati o allo Stato. Alla volatilità contribuisce inoltre l’elevata presenza di investitori retail, che nell’ultimo trimestre del 2025 hanno rappresentato quasi il 60 per cento dei volumi di scambio.

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