Al via il censimento degli homeless: «Più che contarli, li vogliamo ascoltare»
Quante sono effettivamente le persone che dormono in strada? Quante quelle accolte in dormitori e centri di accoglienza? Ma soprattutto chi sono, cosa li ha portati in strada e quali sono stati i loro percorsi? Ed è proprio quello che vuole investigare la rilevazione Istat delle persone senza dimora che questa sera scatterà una fotografia in 14 città.
Nella serata di lunedì 26 gennaio, infatti, l’iniziativa che vede la collaborazione della Fiopsd, la federazione che riunisce le organizzazioni che si occupano dei senza dimora, si dipana nelle vie di: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, FIrenze, Genova, Milano, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia. L’iniziativa sostenuta con la campagna #TuttiContano vede in campo centinaia di volontari formati ad hoc, insieme ai coordinatori e agli operatori delle organizzazioni partner.
A Milano tra le realtà che collaborano con la rilevazione Istat c’è anche Fondazione Progetto Arca che non solo nelle strade del capoluogo lombardo è presente da trent’anni, ma ha anche partecipato con i suoi volontari alle recenti rilevazione sui senza come l’ “European Homelessness Count”, promossa dall’European Platform for Combatting Homelessness e “RaccontaMi”, lo studio avviato da Comune di Milano e Fondazione Rodolfo De Benedetti.
L’importanza della conoscenza per aiutare
«È fondamentale conoscere e soprattutto avere dei dati aggiornati di un fenomeno così mobile», dice Simone Trabuio, 31 anni, responsabile dei volontari e delle unità di strada di Progetto Arca. Alle spalle ha l’esperienza delle ultime rilevazioni e sottolinea come queste non solo «ci fanno vedere quante persone sono in strada o nelle strutture di accoglienza, ma ci fanno capire anche se la nostra azione in loro aiuto va nella giusta direzione».
Sono tante le realtà che partecipano alla Rete grave marginalità del Terzo settore e volontariato cittadino e forse è anche per questo che la campagna di reclutamento dei volontari è stata chiusa in anticipo sui tempi.
Trabuio chiosa: «Anche nelle passate esperienze non sono mancati i volontari». Fondazione Progetto Arca del resto ha sensibilizzato i propri volontari a partecipare all’iniziativa «ma non va dimenticato l’ampio bacino delle organizzazioni che operano in città».
IL 28 3 il 29 gennaio l’indagine qualitativa
Per Trabuio la parte più interessante della rilevazione 2026 dell’Istat non sta solo nella “conta”, ma nella parte qualitativa che sarà realizzata su un campione degli uomini e tentativamente sul 100% delle donne mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio. «Le donne secondo la nostra esperienza sono minoritarie in strada: tra il 20 e il 30%, per questo credo che si cerchi di sentirle tutte sono troppo poche per poter estrapolare un campione. E sarà importante capire quante e perché sono ancora in strada», osserva.
«Dalle nostre uscite serali ricaviamo idee e impressioni: le persone che incontriamo nel centro città di solito sono quelle che hanno un disagio economico, mentre in periferia troviamo gli irregolari che non vogliono farsi vedere, ma un’occasione come quella della rilevazione qualitativa ci permetterà di conoscere le storie delle persone, i loro bisogni, quali servizi vorrebbero e quali sono quelli utili…» elenca.
La complessità delle relazioni
Tuttavia, non è facile entrare in contatto con le persone che vivono in strada. «La parte relazionale è la più complessa. Gli homeless in particolare non amano aprirsi con gli sconosciuti. La presenza di volontari che già li conoscono può essere un aiuto e infatti, in alcuni punti delicati delle periferie la nostra unità mobile sarà di supporto facilitando il dialogo».
Ricordando la sua partecipazione come volontario a RaccontaMI «Ero più giovane ma è stata un’occasione per vivere sul campo il lavoro d’aiuto con una maggiore consapevolezza. Mi rendo conto che è davvero importante per organizzazioni come la nostra entrare in relazione con le persone che si aiutano», precisa.
Non fruitori passivi, ma protagonisti
E riferendosi alle persone senza dimora conclude: «Non è solo la loro occasione per dare la propria versione della situazione che vivono, ma in questo modo possono dare degli input ai servizi e giudicare l’aiuto che ricevono. In questo modo non sono solo fruitori passivi, ma si attivano e tutte queste informazioni permettono alla rete che li aiuta di migliorare l’offerta».
In apertura photo by Jon Tyson on Unsplash
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