L’Iran usa i complottisti occidentali per riscrivere la storia delle proteste represse

Gen 30, 2026 - 11:00
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L’Iran usa i complottisti occidentali per riscrivere la storia delle proteste represse

In questi giorni la diplomazia iraniana sta facendo circolare un rapporto di 21 pagine intitolato “Operation Day Thirteen: The January 2026 Riots in the Words of Foreign Analysts”, zeppo di dichiarazioni di occidentali notoriamente critici verso l’Occidente e assai meno verso le dittature, pensato per raccontare la versione del regime di Teheran sulle proteste scoppiate nel Paese.

Il fatto che il regime iraniano abbia selezionato proprio certe voci, tutte note per posizioni filoautoritarie e antioccidentali non è casuale. È cherry-picking estremo per costruire una narrazione, la sua, attorno a manifestazioni represse nel sangue. Solo nell’arco di due giornate, l’8 e il 9 gennaio, «potrebbero essere state uccise nelle strade oltre 30.000 persone», ha scritto la rivista Time, citando due alti funzionari del ministero della Salute iraniano coperti da anonimato.

La scorsa settimana il ministro degli Esteri iraniano aveva criticato duramente il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, per aver annullato la sua partecipazione a causa della brutale repressione delle proteste, affermando che la decisione era basata su «menzogne e pressioni politiche da parte di Israele». Le sue dichiarazioni, su X, erano accompagnate da un video di quasi 8 minuti pensato con un unico obiettivo: bollare le proteste come «un’operazione terroristica» orchestrata dalle intelligence di Stati Uniti e Israele.

Il rapporto che la diplomazia iraniana sta facendo circolare, e di cui Linkiesta è in possesso, riprende questa narrazione e delinea quello che descrive come un piano in quattro fasi per il cambio di regime. Lo fa toccando vari aspetti come l’uso dei social media, la supposta presenza di presunti agenti stranieri, l’uso di sistemi Starlink e il coinvolgimento di gruppi armati. E, soprattutto, presentando tutto come un’operazione orchestrata dall’estero per delegittimare le ragioni interne di protesta (inflazione, questioni economiche, libertà civili), o quantomeno per scaricarle su altri.

Per tentare di dare forza alla narrazione hanno scelto voci occidentali. Ci sono: il politologo John Mearsheimer, noto per i suoi scritti sulla «lobby israeliana» che influenzerebbe la politica estera statunitense e per l’accusa alla Nato di essere la principale causa dell’invasione russa dell’Ucraina; l’economista Jeffrey Sachs, che dai tempi del Covid-19 ha mostrato simpatie per tutte le principali dittature del mondo, dalla Cina di Xi Jinping alla Russia di Vladimir Putin passando per il Venezuela di Nicolás Maduro; Roger Waters, fondatore dei Pink Floyd, ormai più noto per le sue posizioni complottiste che per la musica, è negazionista su Ucraina, Siria e anche Xinjiang, oltre che famoso per la sua retorica fortemente antioccidentale; due ex funzionari della Central Intelligence Agency come John Kiriakou, condannato per aver rivelato informazioni classificate, e Larry Johnson, diventato una presenza ricorrente nei media filo Cremlino dopo anni passati ad abbracciare varie teorie del complotto; Lawrence Wilkerson, ex capo di gabinetto del segretario di Stato Colin Powell, convinto che l’Iran sia il Paese più democratico del Golfo che l’attacco chimico di Ghuta nel 2013 fosse un’operazione false flag israeliana per screditare il dittatore siriano Bashar al-Assad; Douglas Macgregor, ex militare statunitense, assiduo frequentatore dei media russi, l’uomo che Donald Trump propose, durante il suo primo mandato, come ambasciatore in Germania, prima che il Congresso bloccasse la nomina, grande critico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e difensore di Putin; Scott Ritter, ex Marine e ispettore delle Nazioni Unite, anche lui grande frequentatore dei media russi.

Un documento serio avrebbe incluso voci critiche o almeno analisi equilibrate. Questo è propaganda pura, confezionata selezionando esclusivamente voci ai margini del dibattito occidentale, già note per difendere sistematicamente ogni regime in contrasto con le democrazie liberali.

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Redazione Redazione Eventi e News