Il governo ungherese ha denunciato un noto giornalista per spionaggio a favore dell’Ucraina
Bruxelles – Il governo ungherese prova a tamponare le ripercussioni della vicenda che ha coinvolto il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, che avrebbe condiviso regolarmente con Mosca informazioni riservate dai Consigli dell’Unione Europea. E lo fa a suo modo, contrattaccando: Budapest ha presentato denuncia contro un noto giornalista investigativo del Paese, accusandolo di spionaggio a favore dell’Ucraina, dopo che una testata filogovernativa l’ha indicato come il tramite che ha permesso ad agenzie di intelligence straniere di intercettare le conversazioni di Szijjártó.
Si tratta di Szabolcs Panyi, già preso di mira in passato dalle autorità attraverso lo spyware Pegasus, e attualmente al lavoro su un libro sulle interferenze russe nella politica ungherese. Dopo la pubblicazione dell’articolo del Washington Post, il 21 marzo, che inchiodava il ministro degli Esteri e fedelissimo di Viktor Orbán, il giornale Mandiner ha diffuso la notizia secondo cui servizi segreti stranieri avrebbero intercettato Szijjártó con l’aiuto di Panyi, allegando una registrazione modificata in cui lo stesso Panyi parlava a una fonte presso un’agenzia dell’UE di un numero di telefono utilizzato dal ministro. In un post su Facebook, il giornalista ha respinto le accuse, sottolineando che la registrazione diffusa da Mandiner era stata pesantemente modificata.
Orbán, nel pieno della campagna per le elezioni del 12 aprile che lo vede in ritardo sul principale candidato dell’opposizione, Péter Magyar, sta cercando di ribaltare la narrazione della vicenda. Szijjártó, dopo aver inizialmente respinto l’accusa, in seguito ha ammesso di essersi consultato con il suo omologo russo, Sergej Lavrov, prima e dopo le riunioni dei ministri degli Esteri dell’UE, giustificando il suo comportamento come “diplomazia”. A quel punto, il premier magiaro ha ordinato di avviare un’indagine su come, e da chi, tali conversazioni siano state catturate.
Ieri, il capo di gabinetto di Orbán, Gergely Gulyás, ha affermato che Panyi avrebbe “spiato contro il proprio Paese in collaborazione con uno Stato straniero”. E ha aggiunto: “Sempre più spie ucraine vengono smascherate in Ungheria“, in linea con la strategia elettorale di Orbán, che cerca di convincere gli elettori che Kiev costituisca la più grande minaccia per il Paese. Fonti UE hanno confermato che la Commissione europea sta seguendo la vicenda. Una portavoce aveva affermato, pochi giorni fa, che l’Alta rappresentante Kaja Kallas si sarebbe messa in contatto con il Ministro degli Affari Esteri ungherese per chiedere chiarimenti. Ma, a due settimane dalle delicatissime elezioni nazionali, Bruxelles preferisce restare pazientemente alla finestra.
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