Il nuovo romanzo di John Niven smonta il mito dell’uomo contemporaneo realizzato

John Niven è il maestro dell’humour contemporaneo, o meglio del black humour. I suo romanzi sono pieni di ferocia, follia, sarcastici e anti convenzionali. Le storie costellate da comicità e tensione alle stelle, raccontano senza sconti il fallimento del maschio occidentale, spaesato e perso davanti alla sua disfatta. Ma John Niven sa trafiggerti anche il cuore. Il suo ultimo libro è “Padri nostri” pubblicato da Einaudi e narra della pazza amicizia tra due padri agli antipodi che si conoscono in un reparto di maternità. Dan è uno sceneggiatore televisivo frustrato e di successo, Jada un criminale di piccolo cabotaggio che è diventato papà per la sesta volta. Tanta droga, alcol, ma pure spiragli di salvezza, redenzione, una luce in fondo a un tunnel che non lascerebbe sperare in nulla.
Dan e Jada, i protagonisti del tuo ultimo romanzo, sono entrambi padri, ma molto diversi tra loro. Perché ha usato questa contrapposizione, questo espediente narrativo?
Mi piaceva l’idea di usare due padri sfortunati per esaminare alcune delle problematiche di classe legate alla genitorialità.
Jada si astiene dal giudicare Dan, nonostante sia un criminale. L’umanità si trova sempre nella rispettabilità?
Credo che Jada giudichi Dan! Tanto quanto Dan giudica lui. Sono entrambi il prodotto del loro ambiente e della loro educazione, e lo stile di vita dell’altro è in qualche modo impensabile per entrambi.
Perché i suoi romanzi spesso distruggono la reputazione degli uomini contemporanei?
Perché l’uccello in gabbia canta? Credo sia il mio terreno. Il mio campo. L’uomo contemporaneo traumatizzato. Qualcuno deve pur farlo ora che Martin Amis non c’è più.
Nel tuo libro “Invidia il prossimo tuo”affermi che «non c’è niente di più odioso del successo altrui». L’invidia è un’emozione universale. Quali sono i suoi aspetti positivi e negativi, così come quelli comici?
Non sono sicuro che l’invidia abbia poi così tanti aspetti positivi. Ma penso che sia un tema interessante per la letteratura. A volte vorrei che le mie preoccupazioni fossero più commerciali. Come l’amore. Sarebbe bello essere Richard Curtis. Almeno dal punto di vista finanziario. Purtroppo, gli scrittori non hanno molta scelta in fatto di temi. Come Elvis Costello, posso scrivere solo di gelosia e rabbia.
Nei suoi libri c’è molta malvagità commessa dagli uomini, a volte gratuita, ma esplosiva e irriverente. Perché?
Non abbiamo come sempre molta scelta in fatto di temi.
Il motto mors tua vita mea sembra essere ricorrente nei suoi romanzi. L’uomo è troppo spesso mostruoso?
Penso che la mostruosità possa essere molto divertente. Uno degli elementi fondamentali di un romanzo comico è l’esagerazione. Non ho un’opinione così pessimistica dell’umanità come alcuni dei miei protagonisti potrebbero far credere…
In “La lista degli stronzi”, un racconto anti conformista e divertente, sembra che voglia dirci che in questo mondo dobbiamo farci giustizia da soli. Viviamo in un mondo così crudele, o la risata ci salverà?
Oh, spero che la risata possa salvarci. Ma penso che le cose stiano diventando sempre più ridicole…
Ha lavorato anche in ambito musicale. Cosa le ha insegnato questa esperienza, anche in termini di produzione narrativa?
Come dicevano i Roxette: “Non annoiateci, arrivate al ritornello”.
In “A volte ritorno”, perché ha scelto Gesù come protagonista?
Mi sembrava un buon modo per raggiungere un pubblico più ampio. E così è stato: quel romanzo è stato il mio libro di maggior successo a livello internazionale.
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