Kering cede l’80% del palazzo di Montenapoleone a Al-Mirqab: operazione da oltre un miliardo
Il nuovo importante tassello di Kering nella strategia di riduzione del debito porta la firma di mercoledì primo aprile. Ieri il colosso francese guidato da Luca de Meo ha annunciato la cessione dell’80% del palazzo di via Montenapoleone 8 ad Al-Mirqab, che fa capo ad Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani. Il gruppo mantiene una quota del 20% nell’asset conferito in una newco appositamente costituita. La partecipazione residua del colosso sarà contabilizzata con il metodo del patrimonio netto (equity method), segnando quindi una parziale dismissione ma non un’uscita totale dall’asset. Dal punto di vista finanziario, Kering incasserà immediatamente 729 milioni di euro al closing, quindi un pagamento differito di ulteriori 432 milioni previsto tra cinque anni. Il valore complessivo dell’operazione supera quindi 1,1 miliardi di euro, e ancora una volta si configura come una delle transazioni più rilevanti degli ultimi anni nel mercato immobiliare retail prime europeo e si avvicina agli 1,3 miliardi stanziati da Kering nel 2024 per acquistarlo da Blackstone. Anche allora si trattava del più grande investimento per un singolo edificio in Italia.
L’accordo si inserisce in una strategia portata avanti da de Meo e che prevede una gestione attiva e selettiva degli asset immobiliari ‘trophy’, con l’obiettivo di mantenere il controllo operativo delle location più strategiche per i propri brand, liberando al contempo capitale e migliorando la flessibilità finanziaria. A gennaio dello stesso anno il gruppo aveva ceduto ad Ardian il 60% di tre immobili di pregio a Parigi, l’Hôtel de Nocé in Place Vendôme e due edifici in Avenue Montaigne incassando 837 milioni netti e mantenendo il 40 per cento. A dicembre, sempre con Ardian, aveva ceduto il 60% di un edificio al 715-717 di Fifth Avenue a New York per 766 milioni, trattenendo ancora una volta il 40 per cento. Il pattern è identico: cessione della quota di maggioranza a un investitore istituzionale, incasso immediato della liquidità, mantenimento di una partecipazione di minoranza. “Coerentemente con le partnership concluse lo scorso anno relative ad asset immobiliari situati a Parigi e New York, questa operazione si inserisce nella strategia immobiliare selettiva di Kering, finalizzata ad assicurarsi location di particolare attrattività per le proprie maison, rafforzando al contempo la flessibilità finanziaria del gruppo”, si legge nel comunicato di Kering, cui fanno capo luxury brand del calibro di Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga e Saint Laurent.
La decisione, come già noto, è legata all’esplosione dell’indebitamento a fronte di un’importante attività di shopping nel real estate degli ultimi anni. Come riporta il Corriere, “nel giro di pochi anni Kering ha speso 14 miliardi per acquisire marchi e immobili di prestigio”. Le operazioni hanno però alimentato il debito del gruppo che ha raggiunto i 10,5 miliardi di euro in un contesto, peraltro, di forte rallentamento della domanda di beni di lusso. Gucci, punta di diamante del portafoglio, ha chiuso il 2025 con ricavi in calo del 22% nel corso dell’anno a 6 miliardi di euro (-19 per cento). A livello di gruppo, nell’intero 2025 il fatturato è sceso del 13% a 14,7 miliardi di euro (-10% a tassi costanti). Kering nel corso dello scorso anno ha avviato una revisione del portafoglio che ha portato alla cessione degli outlet in Italia oltre che appunto anche di parte dei building nelle principali vie del lusso, trend che ha visto un aumento delle dismissioni soprattutto con l’ingresso dopo l’estate di Luca de Meo nella compagine del gruppo. Extra real estate, Kering ha anche ceduto la sua divisione beauty Kering Beauté (inclusa la maison Creed) a L’Oréal, nonché la sottoscrizione delle licenze per il beauty e le fragranze relative ad alcune iconiche Maison di Kering. La transazione, il cui closing è avvenuto ieri, è valutata 4 miliardi di euro, corrisposti ieri in contanti. Peraltro, come specificato nella nota di ieri, L’Oréal corrisponderà inoltre a Kering le royalties per l’utilizzo dei marchi concessi in licenza.
Per il mercato milanese, il deal rappresenta un ulteriore segnale della profondità della domanda istituzionale su asset core e ultra-prime, in particolare lungo l’asse del Quadrilatero. Sebbene l’acquirente di via Montenapoleone 8 non sia il fondo sovrano QIA, come le prime indiscrezioni circolate nell’estate del 2024 avevano ipotizzato, ma Al-Mirqab, il veicolo privato della famiglia reale del Qatar, l’operazione, letta da un altro punto di vista, conferma l’attrattività di Milano agli occhi degli investitori dell’emirato, sia pubblici che privati. Il capoluogo lombardo è, di fatto, la prima città italiana negli investimenti immobiliari qatarioti, e tra le prime in Europa. Basta ricordare, tra i vari investimenti, che il Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese, detiene di fatto dal 2015 l’intero quartiere di Porta Nuova mentre l’hotel Excelsior Gallia, cinque stelle in Piazza Duca d’Aosta, è di proprietà Katara Hospitality dal 2006.
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