La contraddizione dell’oro: da bene rifugio al calo di oltre il 12% a marzo

Mar 31, 2026 - 19:30
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La contraddizione dell’oro: da bene rifugio al calo di oltre il 12% a marzo
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Il prezzo dell’oro è da sempre considerato uno dei termometri della società. Quando gli eventi internazionali peggiorano, il prezzo di questo metallo prezioso sale. Ma nel giro di poche settimane la piazza del metallo giallo ha messo in scena una dinamica che, a prima lettura, appare controintuitiva rispetto ai suoi fondamentali storici. In presenza di una nuova escalation militare in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e tensioni crescenti lungo snodi strategici come lo stretto di Hormuz, il bene rifugio per eccellenza ha imboccato infatti una traiettoria discendente, interrompendo una delle fasi rialziste più longeve degli ultimi anni.

Le tinte del quadro iniziale del 2026 non erano però così fosche. L’oro aveva infatti beneficiato di un contesto segnato da inflazione persistente, instabilità geopolitica e crescente diffidenza verso il sistema finanziario tradizionale, avvicinandosi all’agognata soglia dei 5mila dollari l’oncia (circa  4.330 euro), raggiungendo il massimo storico di 4.988 dollari l’oncia, in rialzo dell’1,4% (+79,3% in un anno), dopo una crescita cumulata nel corso del 2025 (affiancato anche da un “argento record” a 100 dollari l’oncia, cresciuto del 40% dall’inizio del 2026, dopo un rialzo del 147% l’anno scorso). Una corsa che aveva consolidato il ruolo del metallo giallo come asset difensivo per eccellenza nei portafogli globali.

Il cambio di scenario si è manifestato però con estrema rapidità. Nella seconda metà di marzo si sono registrati ribassi a doppia cifra anche nell’arco di una singola seduta, con una perdita complessiva nell’ultimo mese nell’ordine del 15-20% e quotazioni scese verso l’area dei 4.400-4.500 dollari l’oncia. “Al momento l’oro si avvicina ai 4.400 dollari l’oncia, l’argento a 68 dollari, entrambi con un calo a 30 giorni superiore al 12 per cento”, specifica David Pascucci, market analyst di Xtb in un suo intervento sul Corriere della sera. Una dinamica che, anziché riflettere un venir meno della funzione “protezione” dell’oro, ne ridefinisce piuttosto il comportamento all’interno di un sistema finanziario sempre più interconnesso e dominato da logiche di liquidità.

E il punto centrale è proprio questo apparente paradosso: in condizioni di crisi geopolitica, l’oro tende storicamente ad apprezzarsi. Tuttavia, come fa sapere SkyTg24, il metallo sta in realtà svolgendo coerentemente il proprio ruolo di “polizza assicurativa”, ovvero viene accumulato nella fase di avvicinamento al rischio e venduto quando l’evento si materializza, per generare liquidità immediata. In altre parole, l’oro non perde la sua funzione difensiva, ma viene utilizzato come riserva da smobilizzare nei momenti di maggiore stress sui portafogli.

Questa dinamica si intreccia con una serie di fattori macroeconomici che stanno esercitando una pressione ribassista sulle quotazioni. Come specifica Geopop, il primo riguarda l’energia. Il conflitto in Medio Oriente ha inciso sulle rotte del petrolio, alimentando aspettative di inflazione più elevata. In un contesto di prezzi energetici in aumento, le banche centrali – in particolare la Federal Reserve – sono spinte a mantenere o innalzare i tassi di interesse per contenere la dinamica inflattiva. Ed è proprio il livello dei tassi a rappresentare uno snodo cruciale. L’oro è un asset improduttivo, cioè non genera cedole né dividendi, e in presenza di rendimenti obbligazionari più elevati, il costo opportunità di detenere il metallo prezioso aumenta sensibilmente, rendendo più attrattivi strumenti alternativi, come i Treasury statunitensi (titoli di stato emessi dal governo degli Stati Uniti per raccogliere fondi, ndr), come osserva il settore economico del quotidiano. Ne deriva una riallocazione dei capitali che penalizza così il metallo giallo.

A questo scenario si aggiunge il rafforzamento del dollaro. L’aspettativa di tassi più alti negli Usa attira flussi verso il debito americano, sostenendo la valuta. Poiché l’oro è quotato in dollari, un apprezzamento della banconota verde ne riduce la domanda internazionale, contribuendo ulteriormente alla discesa dei prezzi.

Infine, non meno rilevante è la componente tecnica e finanziaria. Dopo mesi di rialzi, molti investitori hanno avviato prese di profitto, innescando una spirale ribassista amplificata da meccanismi automatici come gli stop-loss (ordine automatico che un investitore imposta per limitare le perdite su un determinato investimento, ndr), e dai deflussi degli Eft legati all’oro (fondi che cercano di replicare l’andamento del prezzo dell’oro, senza dover acquistare direttamente il metallo, ndr), costretti a vendere le proprie riserve per far fronte alle richieste di rimborso, secondo quanto evidenziato dalla piattaforma di divulgazione. A ciò si sommano operazioni straordinarie da parte di istituzioni e banche centrali, che in alcuni casi hanno liquidato posizioni per esigenze di bilancio o strategiche.

Il risultato è una correzione che, seppur significativa per intensità e velocità, si inserisce in un quadro più ampio di normalizzazione dopo livelli di prezzo considerati da molti analisti eccessivamente elevati. “Le aspettative per quanto riguarda la valenza di oro e argento come beni rifugio in tempi di guerra sono state assolutamente smentite – continua Pascucci -, così come da programma e così come successo nel 2022, quando allo scoppio del conflitto russo-ucraino l’oro salì giusto il primo mese per poi crollare negli otto mesi successivi”. “La situazione tecnica – aggiunge neal nota Pascucci – sembra essere assolutamente compromessa almeno per il momento, ma dobbiamo fare attenzione a eventuali rimbalzi intraday anche se nel lungo periodo la situazione risulta palesemente direzionale al ribasso”.

La questione futura rimane sul piatto. Se l’inflazione dovesse consolidarsi su livelli elevati erodendo i rendimenti reali, il contesto potrebbe tornare favorevole all’oro. In caso contrario, un prolungato regime di tassi alti e dollaro forte continuerebbe a rappresentare un fattore strutturale di pressione.

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Redazione Redazione Eventi e News