La differenza tra Riondino e i social è che uno faceva memoria e gli altri fanno rumore

Mar 31, 2026 - 10:00
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La differenza tra Riondino e i social è che uno faceva memoria e gli altri fanno rumore

La prima volta in cui ho capito lo strazio specialissimo della morte d’un ex – cioè di uno con cui hai fatto la più vitale delle cose: sesso – è stata prima che morisse qualunque mio ex, era una descrizione in un romanzo, direi fosse di Francesca Marciano ma potrei confondermi tra letture di gioventù.

L’ultima volta è stata domenica, quando Sabina Guzzanti ha pubblicato su Facebook una foto di quando lei e David Riondino erano una coppia. Credo fossero al ristorante, chissà quale amico li fotografava in anni in cui per farlo dovevi avere una macchina fotografica, lui faceva una smorfia buffa all’obiettivo, lei continuava a parlare con qualcuno fuori scena.

La didascalia diceva: io e te siamo stati fantastici. Per lei è una constatazione personale, immagino, ma vista da fuori è oggettiva: erano giovani, erano pieni di talento, erano spiritosi, erano di successo. Erano tutto quel che una parte di ventenni un po’ più giovani e assai meno talentuosi di loro sperava di diventare. Credo fossero quel che intendeva Baglioni in quel verso che diceva: io e te, che facemmo invidia al mondo.

Non so nessuna data. Non le memorizzo, non so un compleanno, non so collocare nessun episodio storico, c’è un giochino del New York Times in cui devi mettere in ordine delle scoperte o dei fatti rilevanti e una volta ne ho sbagliato uno di settemila anni – non è un’iperbole. Però so tutta la cronologia di Tangentopoli, e la so perché su questo pianeta è passato David Riondino.

Non so di preciso che sera fosse, dal titolo e dal ritornello («mentre conto i no, mentre conto i sì») quella dei risultati dei referendum del 1995 ma magari no: ve l’ho detto che ho problemi con le date.

So che era sera perché gli adulti del secolo scorso non erano sfaccendati come noialtri che nei pomeriggi feriali guardiamo la “Maratona Mentana”, e non erano smaniosi come noialtri che abbiamo bisogno d’essere aggiornati ogni minuto: l’analisi del voto, in tv, si faceva dopo cena.

Vatti a ricordare in quale di questi programmi arrivò Riondino, e fece un pezzo che riassumeva i due anni precedenti. S’intitolava “La ballata del sì e del no”. «Era lunedì, si sentì uno schianto: era la Dc che stava crollando. Poi un tonfo, poco più lontano: era Craxi a Milano».

“La ballata del sì e del no” poi la mise anche in un cd, che ho scioccamente buttato in un trasloco, fidandomi dell’immateriale, e invece su Spotify c’è solo con un arrangiamento diverso: come ti cambiassero ricetta alle madeleine. Però qualche anima buona ha caricato su YouTube la versione giusta. «Io penso al dolore di tanti uomini distinti: per un momento, onore ai vinti. Che brutta sera in casa Pillitteri: zitti a cena, tristi, seri. E le madri che rifiutavano la mano della sua figlia a chi ha un socialista in famiglia. Imbarazzante era l’argomento: un socialista non è più un investimento». (Questo è il punto in cui chi l’ultima volta che ha imparato qualcosa era in seconda media obietta: ma si dice «della loro figlia»).

«Era l’aprile del ’92: si dimetteva l’uomo del piccone e cominciava la rivoluzione. Primavera del coraggio, Palermo della desolazione: era il 23 di maggio quando ammazzarono Falcone». Chissà quanti di quelli che dicono che hanno deciso di fare politica o altro quando uccisero Falcone o Borsellino, chissà quanti di loro sono come me, che so la data solo perché Riondino me l’ha messa in rima.

«Era un inverno senza tabacco, tempo di fughe e di ritorni: Martelli segue Ghino di Tacco, La Malfa va dopo pochi giorni»; ma anche: «Primavera dei romani, Citaristi e poi Forlani, odore di zagara e bergamotto: dopo Forlani venne Andreotti». Era un altro mondo, pieno di nomi che non ricordiamo o che allora ritenevamo il male assoluto e che ora, paragonati a questi di adesso, ci appaiono come giganti del pensiero e dell’azione.

C’è anche, in quella filastrocca da spoglio elettorale, la frase più precisa che abbia mai sentito su un suicidio, cioè sulla cosa che è più impossibile definire con precisione tra quelle umane: «Cagliari muore a san Vittore, e poi Gardini uscì di scena: con un coraggio che fa paura, con un coraggio che fa pena».

Domenica qualcuno ha messo su Twitter (o come si chiama ora) la sigla di “Zanzibar”, una sit-com che andò in onda quando avevo sedici anni. È passato così tanto tempo che nei titoli di testa c’era scritto «soggetto di Giorgio Gori». C’era Riondino, ma c’era anche l’intero mondo di Salvatores, punto di riferimento culturale degli adolescenti di quegli anni (il TikTok di quand’eravamo meno stupidi): da Silvio Orlando in giù. Fa un po’ impressione notare che Italia 1 è passata da posto dov’erano quelli bravi a discarica di rifiuti tossici, ma son pure passati quasi quarant’anni: è un altro mondo.

“Zanzibar”, così come “La ballata del sì e del no”, è una parte minore dei diritti d’autore di Riondino. La maggiore è l’aver scritto “Maracaibo”, che credo gli rendesse più o meno quanto “Champagne” a Peppino di Capri. Nella versione originale, lei era innamorata «sì ma di Fidel», ma Jerry Calà mica poteva cantare una canzone castrista.

Tempo fa ho scritto che a Bologna c’è un teatro, il Duse, dove io alle medie vedevo Dario Fo o Giorgio Gaber, e chi ha dodici anni oggi può vederci Edoardo Prati. Nei commenti all’articolo – su un qualche social, cioè in uno di quei posti che i giornali presidiano acciocché il dibattito scenda sempre più di livello – qualcuno aveva scritto che volevo darmi un tono da intellettuale, e lì c’è temo tutta la misura del presente: pensa considerare i giullari delle nostre giovinezze, fossero Fo o Riondino, come ostentazioni di consumi alti.

Probabilmente quelli che dicono queste stronzate oggi sono discendenti di quelli che, una sera dei primi anni Ottanta, dalla platea del Duse urlarono a Fo sul palco «basta politica!», e quello sornione: «Certo, questa è la sera degli abbonati». Ci si forma per contrasto, e i nipoti di quelli che andavano dal barbiere che appendeva il cartello «Qui non si parla di politica» sono diventati iperpoliticizzati, iperideologici, ma altrettanto incapaci di ridere.

«Sono passati seicento giorni: non è rimasto quasi nessuno, c’è molta luce, se guardi intorno, e molta nebbia e molto fumo. Siamo all’inizio, siamo alla fine, siamo dove non lo so: siamo in una zona di confine mentre conto i sì, mentre conto i no».

Domenica è successa una cosa che vedo accadere sempre più spesso, da quando alle notizie continue abbiamo abbinato l’urgenza di dire la nostra in continuazione e su tutto e senza darci il tempo di pensare.

Qualcuno mi ha detto «eh però Riondino ultimamente scriveva delle robe su Twitter che mamma mia». Ho obiettato che considerato che sapeva di stare morendo mi sembrava opportuno non recensire come avesse deciso di passare le sue giornate, e la persona con cui stavo parlando ha con una certa sicumera risposto «Io se stessi morendo non twitterei stronzate».

Ora voi direte: eh ma pure tu che fai conversazione con Vongola75 – ma io vi giuro che era una persona normodotata, uno che ha persino passato la selezione per avere il mio numero di telefono. E vi dirò: non è la prima né l’ultima persona altrimenti normale che vedo dire enormi insensatezze rispetto alla gestione dell’ultimo periodo della vita di qualcuno con la strizza di morire.

Il caso più eclatante fu quello di Michela Murgia. Che però, obietterebbero le persone cui sto pensando, aveva scelto di morire in pubblico e si potevano quindi commentare le sue scelte pubbliche. Certo che si può, ma non tutto quel che si può fare ci viene in mente di fare.

Non l’avremmo fatto, prima di diventare stupidi. Prima che la specie umana avesse un declino cognitivo evidente, non so se dato dal ciclo continuo di notifiche, dalla cassetta di frutta di Hyde Park sulla quale passiamo le giornate, dal bisogno di ascoltare continuamente il suono della nostra voce.

«Siamo all’inizio, siamo alla fine, siamo dove non si sa: siamo in una zona di confine, mentre conto i se, mentre conto i ma».

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Redazione Redazione Eventi e News