La lite tra Elon Musk e Sam Altman cambierà il futuro dell’IA

Aprile 30, 2026 - 17:30
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La lite tra Elon Musk e Sam Altman cambierà il futuro dell’IA

Anche i ricchi piangono. Non tanto spesso, ad esser sinceri, e quasi mai tutti insieme. Tra Elon Musk e Sam Altman, per dire, toccherà a uno solo dei due, ma a parere di chi (come noi de Linkiesta) segue le gesta dei nuovi oligarchi da un po’, la lite che li ha portati davanti a un tribunale californiano potrebbe rimodellare l’organigramma di OpenAI, la start-up che con ChatGPT ha avviato la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, e il futuro della tecnologia in generale. 

A Oakland la Ronald V. Dellums US Courthouse di solito non richiama folle di giornalisti, fotografi e contestatori di varia natura, ma in questi giorni è il centro del mondo: il procedimento “Musk v. Altman e altri” non è una causa come tante e non è neppure la semplice vicenda di due miliardari egoriferiti che si fanno la guerra a colpi di carte bollate e avvocati di grido. Musk accusa Altman di aver trasformato OpenAI da impresa benefica a una «macchina per far soldi», ritiene di essere stato ingannato, chiede di essere risarcito e di mandare a casa l’attuale dirigenza. Altman è chiamato a smentirlo, ma nei fatti si tratta di qualcosa di ben più radicale. È la prima resa dei conti sulla natura stessa dell’intelligenza artificiale, su chi la possiede, su chi deve controllarla, sui limiti che bisogna darle. 

Altman e Musk ieri sono entrati nell’edificio (scortati all’inverosimile) a distanza di pochi minuti uno dall’altro, ma dopo anni di risentimenti reciproci. I nove giurati hanno ascoltato due versioni completamente diverse della stessa storia, cominciata nel 2015 tra due personaggi che al tempo andavano d’amore e d’accordo e che oggi, invece, si punzecchiano sui social come hater qualunque, tanto che la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha dovuto richiamare il padrone di Tesla, invitandolo a smettere di apostrofare il rivale su X  col nomignolo “Scam (cioè, imbroglio) Altman”. 

OpenAI nasce nel 2015 come organizzazione senza scopo di lucro e con una missione intrisa di utopia: sviluppare l’intelligenza artificiale generale (la super intelligenza che ora fa paura) in modo sicuro e a beneficio dell’intera umanità. Musk è tra i fondatori, insieme ad Altman e a un gruppo di ricercatori, ma lascia il consiglio di amministrazione nel 2018, e da allora tutto si complica. Nella versione di Musk, sentito dai giurati nella prima giornata, ciò che accade dopo la sua uscita è un tradimento sistematico e premeditato: «Ho scelto il nome, ho reclutato le persone chiave, ho insegnato loro tutto quello che sapevo e ho fornito tutti i finanziamenti iniziali».

L’uomo più ricco del mondo versò 44 milioni di dollari e, secondo la sua ricostruzione, fu lui a scrivere persino il comunicato stampa di lancio, a reclutare figure chiave come quella dello chief scientist Ilya Sutskever e a creare i contatti con Microsoft e Nvidia. L’idea stessa di fondare la start-up gli venne per replicare a Larry Page, il cofondatore di Google, che lo aveva accusato di preoccuparsi troppo per il futuro degli esseri umani. Musk ha ammesso, però, di non essersi opposto in linea di principio a uno sviluppo commerciale, purché rimanesse marginale. «È come se il negozio di souvenir di un museo rubasse tutti i quadri e li rivendesse ai visitatori» ha concluso il suo legale Steven Molo con quelle frasi ad effetto che piacciono tanto agli avvocati. 

William Savitt, il difensore di OpenAI, ha raccontato ai giurati una storia completamente diversa: «La causa esiste per una sola ragione: Musk non ha ottenuto ciò che voleva. Gli altri fondatori sono andati avanti senza di lui, e questo non gli è piaciuto». A motivarlo sarebbe solo gelosia e la volontà di danneggiare un concorrente: altro che filantropo e visionario, secondo OpenAI dai documenti interni emersi in fase istruttoria, Musk propose di  di fondere la start-up con Tesla, voleva il controllo, e usò le promesse di finanziamento come strumento di pressione. Musk, ha sostenuto l’avvocato di Microsoft anch’essa citata in giudizio per favoreggiamento, non sollevò obiezioni quando nel 2019 il colosso dell’informatica investì il primo miliardo di dollari, ma ha cominciato a farsi sentire solo nel 2022, quando il valore di OpenAI «ha cominciato a essere misurabile».

La causa si apre in un momento complicato per OpenAI e per l’immagine di Altman. Una recente inchiesta del New Yorker descrive il Ceo come un «bugiardo patologico» e si basa su un dossier interno compilato proprio da Sutskever, in cui si denunciava un «comportamento sistematico di menzogne».

Le richieste di Elon Musk sono enormi, si tratta di danni per 150 miliardi di dollari, oltre alla rimozione di Altman dalla carica di Ceo e del presidente Greg Brockman, dell’annullamento della trasformazione in società benefit, e quindi senza tetto ai profitti. Se la giuria dovesse dargli ragione, salterebbe l’Ipo prevista per fine 2026 e le aziende (Amazon, Nvidia, SoftBank) che solo nell’ultimo round di finanziamento hanno messo 122 miliardi prenderebbero un’imbarcata micidiale. OpenAI oggi è valutata tra i 730 e gli 852 miliardi di dollari, ma nel solo 2026 prevede perdite per 14 miliardi. 

Ciò che di questa causa è decisivo per il futuro non riguarda solo OpenAI ma anche la definizione di intelligenza artificiale generale (AGI). Musk sostiene che i modelli della start-up abbiano già superato l’intelligenza umana in molti ambiti e siano già AGI: in aula ha detto di aspettarsi che l’IA sarà «più intelligente di qualsiasi essere umano» entro il 2027. Se il tribunale accogliesse questa tesi, la licenza concessa a Microsoft sarebbe invalida, poiché quell’accordo vietava la commercializzazione dell’AGI e, al tempo, costituirebbe un precedente con ripercussioni sul concorrente Anthropic e altre organizzazioni simili, in teoria orientate a una missione sociale.  

Nelle prossime settimane testimonieranno Altman, il capo di Microsoft Satya Nadella, la cantautrice Grimes, madre di quattro figli di Musk e nel consiglio di OpenAI. La sentenza dovrebbe arrivare entro maggio, ma questo mettere in piazza le umane debolezze, le gelosie, l’insaziabile antagonismo, aumenta i dubbi sul ristretto gruppo di nuovi padroni del mondo che controllano «una tecnologia incredibilmente potente – come scrive The Conversation – in perenne conflitto tra loro».

 

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Redazione Redazione Eventi e News