La Slovenia al voto nel mezzo di uno scandalo per presunto spionaggio contro il governo
Bruxelles – Gli occhi di Bruxelles, questo week-end, saranno puntati su Lubjana. Nel bel mezzo dell’escalation in Medio Oriente, della crisi energetica, dello stallo sul sostegno all’Ucraina, le elezioni politiche nel piccolo Stato membro alpino potrebbero provocare un altro terremoto nell’UE. Perché scegliendo tra il premier uscente, il liberale Robert Golob, e l’ex tre volte primo ministro, il sovranista Janez Janša, i cittadini sloveni decideranno in definitiva se confermare il proprio Paese nell’asse europeista dei Macron, Merz, Tusk, o se spostarlo nel già nutrito fronte euroscettico, con l’Ungheria, la Slovacchia, la Repubblica Ceca. Per di più, in Slovenia si voterà nel bel mezzo di uno scandalo di presunto spionaggio contro il governo ad opera di una società israeliana.
Il partito del premier, Movimento Libertà (GS), sembra in rimonta. Dopo essere stato costantemente in ritardo nei sondaggi rispetto al partito Democratico Sloveno (SDS) di Janša, oggi Golob – secondo un rilevamento svolto dall’agenzia Mediana per Pop Tv, Rtv Slovenia e il quotidiano Delo – è in leggero vantaggio. PolitPro invece, dà ancora davanti il leader sovranista. La distanza, in ogni caso, si è assottigliata, dopo mesi in cui il partito di governo ha visto il proprio consenso calare drasticamente a causa dei ripetuti scandali e di una più ampia svolta a destra nella politica slovena.
Tra Golob e Janša sarà un testa a testa, ma più che il vincitore relativo conterà il numero di deputati che le due coalizioni riusciranno a portare al Parlamento di Lubjana. Per governare bisogna averne 46. Sarebbero cinque le altre formazioni politiche in grado di superare la soglia di sbarramento del 4 per cento: la lista comune di ispirazione cristiano-conservatrice composta da Nuova Slovenia, Popolari e Fokus, i Socialdemocratici e i Democratici di Anže Logar, la lista comune di Levica/Sinistra e Vesna, e il partito Resnica/Verità.
![Janez Jansa durante un suo interveto in Aula. E' scontro tra il premier sloveno e il Parlamento UE [foto: presidenza slovena del Consiglio dell'UE]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/10/jansa-ep.jpg)
Ma la questione si è complicata ulteriormente: le autorità slovene hanno accusato una società di intelligence privata, fondata da ex membri dell’esercito israeliano, di aver contribuito a divulgare registrazioni volte a minare il governo del primo ministro Robert Golob, collegandolo alla corruzione, a pochi giorni da un’elezione nazionale cruciale. La società si chiama Black Cube, e i nastri incriminati mostrano personalità di spicco della politica e dell’economia slovene – tra cui un ex ministro – che apparentemente discutono di corruzione, lobbying illegale e uso improprio di fondi statali.
La vicenda sta esacerbando i toni già accesi della campagna elettorale: mentre il partito di Janša ritiene che le registrazioni siano la prova della corruzione ai livelli più alti della società slovena, per la coalizione di sinistra di Golob lo scandalo rivela le mosse opache di Janša e la sua complicità con entità straniere per riprendere il potere. Lo stesso Janša avrebbe ammesso di aver incontrato Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Israele e membro di Black Cube, ma ha affermato di non ricordarsi la data. La presidente slovena, Pirc Musar, è intervenuta con un appello alla legalità e a un sano dibattito pubblico in vista delle elezioni.
Ieri, in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE, Golob ha esortato l’UE a indagare: “Chiedo alla Commissione di indagare sulle segnalazioni e di deferire la questione al Centro europeo per la resilienza democratica affinché effettui una valutazione immediata della minaccia”, ha affermato al suo arrivo. In difesa del premier liberale, si sono mobilitati immediatamente Emmanuel Macron e il gruppo liberale (Renew) al Parlamento europeo. Il presidente francese è stato perentorio, denunciando le “evidenti interferenze, disinformazione e azioni da parte di Paesi terzi”. Per la presidente di Renew, Valérie Hayer, “le indicazioni che puntano verso Janez Janša sono gravi e richiedono un’indagine completa e trasparente, anche in una prospettiva europea”. Perché “non si tratta solo della Slovenia, è una questione europea”.
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