“Le parole possono trasformarci la vita”: a Materia l’esperienza di “The Wonder”

Non un semplice documentario, ma un’esperienza da attraversare. È questa la cifra di “The Wonder: il giorno in cui ho perduto me stessa”, proiettato mercoledì 8 aprile a Materia, a Castronno, nell’ambito degli eventi di avvicinamento al Festival della Meraviglia 2026.
Una serata partecipata, aperta dal direttore artistico Frank Raes, che ha ribadito la vocazione del festival: «un luogo fisico in cui incontrarsi, ascoltarsi e costruire nuove narrazioni», in contrasto con quelle “calate dall’alto” e sempre più distanti dall’esperienza umana.
A introdurre il lavoro è stata Giuliana Iannaccaro, che ha definito il film «un’esperienza», invitando il pubblico a viverlo senza pregiudizi per poi condividerne le impressioni. Un invito raccolto pienamente da una sala attenta e coinvolta.
Un cinema controcorrente
I registi Joshua Wahlen e Alessandro Seidita hanno presentato il documentario come un’opera volutamente lontana dalle logiche del consumo rapido: «un invito a rallentare», capace di avvicinare il linguaggio cinematografico a una dimensione contemplativa.
Girato in bianco e nero, il film mette al centro sette autrici contemporanee – scrittrici, poetesse, studiose – dando voce a riflessioni profonde su parola, ispirazione, identità e perdita. Una scelta non ideologica ma emersa “lungo il cammino”, come hanno spiegato gli stessi autori, attratti da una parola «non come strumento di potere, ma incarnata nelle vicende umane».
Il risultato è un’opera corale, costruita anche grazie a una comunità che ha sostenuto il progetto attraverso forme indipendenti di produzione.
Volti, silenzi e paesaggi
Tra gli elementi più apprezzati dal pubblico, la forza visiva del bianco e nero e la centralità dei volti. «Le rughe diventano paesaggi», hanno spiegato i registi, sottolineando il legame tra corpo umano e natura.
Una scelta estetica ma anche simbolica: sottrarre il colore per lasciare spazio all’interpretazione dello spettatore, chiamato a completare il senso dell’opera. «Come quando leggiamo lo stesso libro: le parole sono uguali, ma ognuno le accorda alle proprie corde emotive».
Il dialogo tra immagini, parole e musica – quest’ultima scoperta quasi “per coincidenza”, in una sintonia che gli autori definiscono significativa – contribuisce a costruire un’esperienza immersiva e meditativa.
Il pubblico: “Un viaggio dentro sé stessi”
La discussione dopo la proiezione ha confermato la natura partecipativa dell’opera. Numerosi interventi hanno sottolineato il carattere emotivo e trasformativo del film.
«Mi sono sentita meno sola», ha raccontato una spettatrice.
«Un viaggio all’incontrario, un ritorno a casa», ha aggiunto un’altra voce.
E ancora: «Non sapevo se tenere gli occhi aperti o chiuderli per ascoltare meglio: è stato un flusso meditativo».
Parole che restituiscono il senso di un lavoro capace di andare oltre i suoi autori. «L’opera non appartiene a nessuno – hanno riconosciuto Wahlen e Seidita – noi siamo solo tramite».
Verso il Festival della Meraviglia
La serata si inserisce nel percorso che conduce alla quarta edizione del Festival della Meraviglia, in programma dall’8 al 10 maggio tra Laveno Mombello e, per la prima volta, anche a Luino, con eventi diffusi fino al 24 maggio. Il tema scelto per il 2026, “Storia, storie e storielle”, invita a riflettere sul ruolo della narrazione nella costruzione del presente, attraverso incontri che intrecciano filosofia, scienza, arte e attualità. Un contesto coerente con lo spirito di The Wonder, che proprio sulla parola e sulla capacità di raccontarsi costruisce la sua ricerca.
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