L'Inter è risorta, una vittoria "blasfema" per auto-rilanciarsi verso lo scudetto
Partita a senso unico, i nerazzurri travolgono la squadra di Gasperini e si avvicinano allo scudetto: l'analisi
È risorta l’Inter di Lautaro (e Chivu); è scomparsa la Roma di Gasperini. Il verdetto della domenica di Pasqua è eclatante ma non sorprendente. E le conseguenze possono diventare definitive. I nerazzurri colorano la classifica con un allungo perentorio sullo spareggio Napoli-Milan a Pasquetta. I giallorossi sbiadiscono in fondo alla carovana in lotta per un posto nella prossima Champions, visto che Como e Juventus hanno occasione di ingigantire la rovinosa sconfitta a San Siro.
I SINGOLI
Un po’ di giudizi sui singoli. Eccoli. Su Sommer, niente storie né narrazioni fuorvianti: alcune parate significative, zero errori. Si può discutere sulle prospettive future, non sulla prestazione presente. In difesa la risaputa autorevolezza di Akanji sul centrodestra, una rinnovata precisione atletica di Acerbi su Malen (peraltro ottimo) e l’approssimazione tecnico-emotiva di Bastoni, peraltro rincuorato da una significativa manifestazione d’affetto dal pubblico interista.
IN MEZZO AL CAMPO
A centrocampo l’esuberanza di Dumfires e la mobilità di Barella non più in apparente risparmio energetico, anche se con la batteria a prima vista più carica, infatti luminosa quando c’è stato da sfogarsi con il quinto gol. L’uomo in più stavolta è stato Calhanoglu, e non solo per il luminoso arcobaleno del raddoppio, il 2-1 che aveva obbligato la Roma a un deprimente intervallo dopo l’illusorio pareggio di Mancini. Lineare ed efficace nella sua semplicità tattica, Zielinski ha confermato la sua reputazione di titolare. E poi Dimarco, forse troppo voglioso di riscatto da diventare generosamente vagabondo sulla destra, anziché micidiale sulla più familiare corsia sinistra.
L'ATTACCO
In avanti Lautaro ha ritrovato campo e gol in un attimo, un minuto per la precisione. Lì si è sbloccato ed ha continuato - finché ha retto - alla grande, anche se a metà primo tempo ha fallito un’occasione simile a quella che aveva sbloccato la sfida. Ma poi con l’autografo sul 3-1 ha sigillato un rientro addirittura al di sopra delle aspettative. E per concludere Thuram, senz’altro rigenerato, sia nella prestazione atletica che nel morale, nonché gratificato dagli assist a beneficio di Lautaro e infine dalla soddisfazione personale del 4-1. Bonny e Darmian prima, Pio e Sucic poi, infine Mkhitaryan: i subentrati hanno fatto le comparse, quando la partita era diventata, ovviamente, solo un ampio e rilassato possesso palla interista.
L'ANALISI SULLA ROMA
Nella Roma poco o nulla, a parte la mezz’ora incoraggiante del primo tempo, che aveva portato al momentaneo pari di Mancini. Sconcertante la mollezza del secondo tempo: non sembrava una squadra di Gasperini e nemmeno - va detto - la Roma di Ranieri del campionato scorso. Invece l’Inter è tornata la squadra bella e vincente vista con Chivu per gran parte di questo campionato. O, più semplicemente, l’Inter di Lautaro: quella che si auto-rilancia alla conquista dello scudetto grazie a una vittoria che, pur rischiando un po’ di blasfemia, può essere celebrata come resurrezione pasquale.
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