Longevità sì, salute mica tanto: la radiografia di un’Italia che invecchia ma non benissimo
Sempre più anziani in Italia con gli over65 che nel 2030 saranno il 30% della popolazione: una longevità che non sempre va d’accordo con la salute. Cioè gli italiani invecchiano ma non in buonissime condizioni, che si palesano dai 58 anni, tanto che già oggi oltre 24 milioni di cittadini convivono con malattie croniche. Questo significa che i longevi vivono almeno 25 anni convivendo assieme a “malattie o disabilità, con un impatto enorme sulla qualità della vita e sulle famiglie”, rileva Silvio Brusaferro, già Presidente dell’ISS e oggi Ordinario Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Udine. “Un gap che genera conseguenze socio-economiche imponenti, alimentato dal fatto che oltre 24 milioni di italiani, ovvero oltre il 40% della popolazione, riferiscono essere oggi affetti da malattie croniche. Parallelamente, il sistema è sorretto da oltre 8,5 milioni di caregiver familiari che prestano assistenza a costo di enormi sacrifici personali e professionali e da oltre 800 mila badanti, con una forte componente di spesa privata pari a 45 miliardi di euro all’anno, che si aggiunge agli oltre 140 miliardi di spesa pubblica sanitaria, di cui appena 1 miliardo è la quota di compartecipazione derivante dal ticket sanitario”. Come muoversi allora per evitare che il sistema socio-sanitario vada decisamente in tilt?
Qualche idea arriva dal White Paper sulla Cronicità e la Non Autosufficienza. La pubblicazione si ricollega anche al più recente report ISTAT di fine marzo, con un’Italia che si prepara ad affrontare un vero e proprio “tsunami d’argento” che implica un cambio di paradigma senza precedenti nella gestione della salute pubblica. La longevità avanza dunque ma con lei tanti problemi. Il nuovo Libro Bianco sulla Cronicità e la Non Autosufficienza, curato da Sergio Harari, Presidente Associazione Peripato e Professore di Medicina Interna all’Università di Milano, e Stefano Paleari, Presidente Fondazione Anthem e Professore di Public Management all’Università di Bergamo, lancia l’allarme sullo squilibrio tra crescente longevità e crisi dei servizi sanitari.
Dichiarano Harari e Paleari: “Dai più recenti dati diffusi dall’ISTAT emerge con chiarezza la realtà strutturale di un Paese sempre più anziano nel confronto europeo, che ha la quota più bassa di giovani e più alta di anziani con 14,8 milioni di over 65 e un’età media di 49 anni, 4 in più rispetto alla media dell’UE. Uno squilibrio, risultato di un processo di lungo periodo, che incide profondamente sulla domanda di servizi sanitari, assistenziali e previdenziali, a cui il documento offre una risposta radicale basata su innovazione digitale e nuovi modelli organizzativi per garantire il diritto alla salute delle generazioni presenti e future”.
Già perché le prospettive future delineano uno scenario ancora più critico. “Entro il 2043, si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli, rendendo i modelli di assistenza attuali del tutto insufficienti a fronte di una popolazione non autosufficiente destinata a crescere del 25% entro il 2030”, sottolinea Luca Degani, avvocato e Presidente Uneba Lombardia – Associazione del Terzo Settore che si occupa di assistenza sociale.
Il Libro Bianco individua nella tecnologia e in nuovi modelli organizzativi la “chiave di volta” per una sanità più efficiente e dunque sostenibile. Non si tratta solo di digitalizzare documenti, ma di adottare vere e proprie Digital Therapeutics (DTx), ovvero software certificati, formulati come app, videogiochi, sistemi di realtà virtuale o sensorizzati, con finalità terapeutiche, riabilitative o preventive in ambito cardiologico, pneumologico, neurologico, neuropsichiatrico e oncologico, capaci di monitoraggio da remoto, in continuo, di patologie come diabete, ipertensione e depressione, per migliorare sia gli esiti clinici sia l’aderenza e l’accesso alle cure, anche a domicilio. “Queste soluzioni sono già rimborsate in Paesi come la Germania, con costi medi per ciclo di circa 222 euro, ma l’Italia è ancora priva di un sistema normativo strutturato”, spiega Guido Cavaletti, Ordinario di Anatomia Umana e prorettore vicario dell’Università Milano – Bicocca, aggiungendo: “L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) permetteranno di passare da una medicina ‘a silos’ a una presa in carico globale, riducendo esami ridondanti, liste d’attesa e ospedalizzazioni improprie grazie a una disponibilità immediata delle informazioni e al monitoraggio da remoto”.
Il documento non si limita all’analisi, ma come accennato avanza proposte concrete per un cambio di rotta necessario. I curatori del Libro Bianco propongono incentivi alla prevenzione e di responsabilizzare i cittadini verso stili di vita corretti fin dai primi anni. “È altresì necessaria una migliore integrazione socio-sanitaria mirata ad abbattere le barriere tra ospedale e territorio, creando reti geografiche dove il paziente riceva cure adeguate ovunque venga intercettato”, afferma Rosanna Tarricone, Associate Dean della SDA Bocconi School of Management – Divisione Government, Health e Non Profit e Professoressa Associata al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi, che propone, sul fronte delle risorse, “di rivedere i meccanismi di esenzione dal ticket, introducendo criteri basati sulla reale capacità economico-patrimoniale per garantire equità e sostenibilità. Infine, occorre ripensare la collaborazione pubblico-privato e i sistemi assicurativi affinché tornino alla loro natura di copertura dei rischi legati alla non autosufficienza e non siano intesi semplicemente come uno strumento per ‘saltare la coda’ pagando un premio”.
“Il cambiamento che ci aspetta, da sotterraneo diventerà presto visibile e di grande impatto su tutta la popolazione. Agire ora significherebbe un’importante assunzione di responsabilità da parte del decisore politico, per trasformare quello che oggi viene definito un ‘silver tsunami’ in una vera onda di rinnovamento per l’intero Paese”, conclude Cristina Messa, Ordinario di Diagnostica per Immagini Università Milano-Bicocca e Direttrice Scientifica Fondazione Don Carlo Gnocchi. (immagine by Freepik)
L'articolo Longevità sì, salute mica tanto: la radiografia di un’Italia che invecchia ma non benissimo proviene da Senzaeta.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




