L’Onu a Bruxelles: la dipendenza dai combustibili fossili mina sicurezza nazionale e sovranità, le rinnovabili ribaltano la situazione

Mar 16, 2026 - 22:00
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L’Onu a Bruxelles: la dipendenza dai combustibili fossili mina sicurezza nazionale e sovranità, le rinnovabili ribaltano la situazione

Il sole e il vento non dipendono da «Stretti angusti e vulnerabili». Il riferimento a Hormuz è evidente, e viene messo sul piatto dal capo del dipartimento dell’Onu sul clima Simon Stiell con un messaggio che soprattutto i capi di governo dei Paesi Ue dovrebbero prendere in seria considerazione. Il segretario esecutivo dell’Unfccc (United nations framework convention on climate change) parla a Bruxelles nel corso del Green growth summit tenuto a Bruxelles. Sottolinea che quanto sta avvenendo in queste ultime settimane (non cita direttamente né i bombardamenti sull’Iran né il blocco dello Stretto di Hormuz ma il senso è chiaro) costituisce «l’ennesima dura lezione» circa ciò che vuol dire dipendere dai combustibili fossili. Questa «dipendenza», sottolinea Stiell, «sta minando la sicurezza nazionale e la sovranità, sostituendole con una posizione di subordinazione e con costi in aumento».

Neanche il termine «dipendenza» («dependency») è casuale, sebbene abbia un senso che, sempre in casa Onu, è stato reso con altra parola. Giusto qualche settimana fa, prima che le bombe statunitensi e israeliane si abbattessero su Teheran innescando un conflitto che subito si è allargato all’intero Golfo persico, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres aveva messo in guardia rispetto questa forma particolare di «addiction», che è il termine utilizzato per la «dipendenza» da droghe. «La dipendenza mondiale dai combustibili fossili rappresenta una delle maggiori minacce alla stabilità e alla prosperità globali», aveva avvisato rilanciando la necessità di creare «una piattaforma globale dedicata, in grado di garantire un piano di transizione equo, ordinato e accessibile per abbandonare i combustibili fossili».

Ora che petrolio e gas giocano da protagonisti in quest’ennesimo conflitto nell’area del Golfo, ora che i costi delle bollette e dei rifornimenti alla pompa subiscono l’ennesimo rialzo, l’Onu torna a ribadire la necessità di un maggiore impegno sulle rinnovabili, soprattutto per i Paesi del Vecchio continente. «L’Europa dipende dalle importazioni di combustibili fossili più di quasi tutte le altre grandi economie», fa notare non a caso Stiell. Questo vi è già costato oltre 420 miliardi di euro solo nel 2024», fa i conti parlando al vertice di Bruxelles. «La dipendenza dai combustibili fossili significa che le economie, i bilanci delle famiglie e i profitti delle imprese sono in balia degli shock geopolitici e della volatilità dei prezzi in un mondo caotico. Un mondo di turbolenze commerciali, politiche di forza e guerra». E se giusto non molti giorni fa la Banca centrale europea ha affermato che l’economia dell’Ue è in buona salute, ora i prezzi dell’elettricità stanno salendo alle stelle e l’inflazione probabilmente tornerà a mordere i portafogli.

Stiell punta il dito contro quei governi che a questa crisi energetica stanno rispondendo aumentando e addirittura raddoppiando gli investimenti sui combustibili fossili in risposta alla crisi, definendola una soluzione che garantisce solo il ripetersi di future emergenze (nessun riferimento in particolare, ma è chiaro che l’Italia sta sbagliando a puntare sul gas mentre tra l’altro è in frenata sulle rinnovabili). «Il mio messaggio ai ministri riuniti oggi a Bruxelles è semplice – dice Stiell – a una passiva dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili costringerà l’Europa a barcollare per sempre di crisi in crisi, con le famiglie e le industrie che ne pagheranno letteralmente il prezzo. Il tutto mentre i disastri climatici causano danni sempre più gravi in tutto il mondo, facendo aumentare i costi e rallentando la crescita economica, con un enorme tributo in termini di vite umane. In Europa, gli eventi climatici estremi hanno causato perdite economiche per 43 miliardi di euro, solo la scorsa estate. E questa è una stima prudente. Nel frattempo, i combustibili fossili che alimentano i disastri incassano a livello globale trilioni di euro in sussidi finanziati dai contribuenti. Denaro che potrebbe essere speso molto meglio. Ma le energie rinnovabili ribaltano la situazione».

Se le rinnovabili sono una forma di energia che non si presta agli stessi ricatti dei combustibili fossili è perché, come appunto dice con una battuta il capo del dipartimento clima dell’Onu, «la luce del sole non dipende da stretti marittimi angusti e vulnerabili, il vento soffia senza bisogno di imponenti scorte navali finanziate dai contribuenti. L'energia rinnovabile permette ai paesi di isolarsi dalle turbolenze globali e di eludere la politica del “chi più forte ha ragione”. L’energia rinnovabile risponde inoltre alle principali priorità dei cittadini in tutto il continente: sicurezza, posti di lavoro ben retribuiti, salute migliore e sollievo dall'aumento del costo della vita».

Sottolineando che nel 2025 le energie rinnovabili hanno superato il carbone come principale fonte di energia elettrica a livello mondiale e che sono stati investiti oltre 2.000 miliardi di dollari nell’energia pulita – il doppio rispetto ai combustibili fossili – Stiell fa notare ai vertici europei presenti a Bruxelles che «le opportunità sono immense» per l’Ue: «In qualità di leader nell’azione e nell’ambizione climatica, gli sforzi dell’Europa, compreso il suo sistema di scambio delle quote di emissione, stanno guidando gli investimenti e l’innovazione, con le aziende del continente in prima linea nelle industrie pulite e nella crescita». E proprio ora l’Europa «può cogliere in modo permanente la miniera d’oro di investimenti da svariati trilioni di euro che sta appena iniziando»: «Nel secolo scorso, quando un continente ancora scosso dalla guerra si è unito per gettare le basi dell’integrazione, l’energia era in cima alla lista perché i paesi avevano compreso che approvvigionamenti sicuri e accessibili, ottenuti attraverso la cooperazione, erano la base della pace e della prosperità. Oggi queste verità sono più importanti che mai».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia