Quanto fa ridere il me too al contrario della bionda di potere che molesta l’uomo

Maggio 2, 2026 - 00:30
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Quanto fa ridere il me too al contrario della bionda di potere che molesta l’uomo

Io non vorrei che mi scambiaste per esperta finanziaria che ogni giorno parla delle audaci imprese dei dirigenti di JP Morgan, ma non è colpa mia se ogni giorno da quel posto esce uno scandalo semisessuale. Quello di oggi è un po’ più concreto della storia di ieri, in cui un banchiere si rallegrava perché quella che gli piaceva a scuola era diventata una cicciona e lui un uomo di potere.

Quella di oggi è anche una storia più fantasiosa, fatta pare di vere relazioni sessuali, vere prepotenze, veri abusi di potere, e secondo il Daily Mail che la racconta pure razzismo. È, anche, una storia che a sessi invertiti farebbe scandalizzare gli editorialisti di tutto il mondo, e invece – essendo la presunta prepotente una donna e la presunta vittima un uomo – finisce per sembrare una barzelletta.

C’è dunque una querela, presentata al tribunale di New York da un innominato lavoratore della banca d’affari, contro la stessa JP Morgan e contro Lorna Hajdini, trentasettenne bionda d’origine albanese che lo avrebbe drogato per abusare sessualmente di lui, lo avrebbe costretto a una relazione sessuale, e che soprattutto, in un’immagine che sembra uscita da un film scritto male, si sarebbe agguantata le tettone urlandogli «Scommetto che la tua mogliettina asiatica queste non ce le ha, muso giallo» («muso giallo» è una mia liberissima traduzione di «fish head», insulto che si adopera per gli orientali, anche se questo tizio non si capisce da che oriente venga: in certe parti della descrizione diventa arabo, in altre indiano).

Ora, quelli che parlano di misandria e sostengono che il problema sia la discriminazione nei confronti dei maschi sono immancabilmente ridicoli, ma è indubbio che sia un ottimo momento per approfittarsene, essendo una donna. Per capirlo, basta che osserviate le vostre stesse reazioni mentre leggete di come la signora Hajdini avrebbe costretto il povero tizio, in lacrime, a farselo ciucciare.

Il sesso orale in cui la persona che subisce violenza è quella che lo riceve è sempre pochissimo credibile. Solo che, quando era Asia Argento a raccontare a Ronan Farrow di Harvey Weinstein con la testa in mezzo alle gambe di lei, eravamo presi dall’ardore della rivoluzione metooista, pronte a credere a tutte, e soprattutto non ci saremmo mai potute permettere neanche di pensare che in fondo lui le stesse facendo un piacere. Ma capite bene che, nel caso della denuncia verso la signora Hajdini, è difficile convincere i lettori che sia violenza: due terzi di loro leggeranno pensando «ma magari capitasse a me».

Non c’è una frase che la denuncia attribuisce alla signora Hajdini che non sembri una barzelletta, una caricatura della donna di potere che decide di approfittarsi del suo ruolo e nel farlo diventa goffa quanto gli uomini, volgare quanto gli uomini, smaniosa quanto gli uomini.

«Pompino di compleanno per il mio ragazzo marroncino?», avrebbe chiesto la Hajdini, e io penso a come possa essere mai credibile un’attrice che interpreti questa parte. Nell’autunno del 1994 escono due film in cui le molestatrici sul lavoro sono le donne. In quello americano, “Rivelazioni”, a saltare addosso a Michael Douglas è la sua capa Demi Moore, che nel film è pure una sua ex fidanzata. In quello italiano a insidiare Sergio Rubini è Margherita Buy. Nelle foto che il Daily Mail ha preso dal suo Instagram, anche la Hajdini corrisponde a questo identikit: quello della donna belloccia che non certo perché non è in grado di procacciarsi relazioni consensuali s’impone sul povero dipendente. Nella realtà e al cinema le donne molestatrici, chissà perché, non sono mai Harvey Weinstein o qualche altro maiale della cronaca, di quelli che non ti meraviglia debbano ricorrere alla violenza o ai ricatti, essendo brutti come il peccato e chiaramente non il sogno erotico di nessuna. Le molestie effettuate dalle donne, invece, hanno un problema di credibilità nel settore casting: forse l’ultima corteggiatrice violenta respinta che non sembrasse un sogno erotico è stata Kathy Bates in “Misery non deve morire”.

Durante una serata organizzata dall’ufficio in un club privato, la Hajdini avrebbe detto a questo tizio – la cui dettatura della memoria difensiva all’avvocato dev’essere stata una specie di puntata di “Succession” – che si sarebbe dovuto «guadagnare la promozione, mio piccolo toy boy arabo», poi l’avrebbe agguantato per l’inguine (sarà trumpiana), e poi – ditemi se non è un’immagine da barzelletta, da caricatura della donna che porta i pantaloni – si sarebbe sputata sulle mani per poi passargliele sul collo.

La scena più straziante è quella in cui lei gli urla perché a lui, poverello, non si alza. L’incubo di ogni uomo, la donna che lo rimprovera delle prestazioni mancate, non più confinato alla moglie a casa, ma anche alla capa in ufficio. Di peggio ci sarebbe solo se anche in ufficio l’avessero cazziato perché non portava giù l’umido.

Tra l’altro la storia non è coerentissima: nella denuncia ci sarebbe scritto che lei ha ammesso di avere somministrato a lui la droga dello stupro per poi approfittarsi del contenuto delle sue mutande. Ma se ti danno il GHB sarai pure incapace di intendere e di volere, ma sei anche un inutile pezzo di carne che certo non può collaborare alla copula: come te la procacci, un’erezione? (Nella denuncia ci sono due scene diverse, quella di lei che gli urla per la mancata erezione e quella di lei che gli dà il GHB, anche se suggerisco a chi scriverà il film da questa vicenda di unificarle e darci la Hajdini che urla a un uomo collassato e incosciente che deve vergognarsi perché non gli tira).

L’avvocato del povero tizio che ha dovuto descrivere le sue mancate erezioni in una memoria difensiva dice che, dopo che il suo cliente si è rivolto all’ufficio del personale di JP Morgan, poco ci mancava che facessero arrestare lui, il molestato. Ma io vorrei sapere solo com’è andata a casa. Come ha raccontato alla moglie «c’è una in ufficio che mi dà la droga per approfittarsi di me». Se anche alla moglie è venuto da ridere.

Se c’è qualcuno che riesca a star serio, di fronte a questo genere d’accuse formulate da un uomo, oppure se abbiamo finalmente trovato il vero gender gap. Parità su quasi tutto, ma non riusciremo mai a non ridere di fronte a un uomo che si dica sessualmente molestato, o a una donna che parli di calcio.

(Quando una storia è troppo bella per essere vera, in genere non lo è: dice il New York Post che il tizio, Chirayu Rana, ha ritirato la denuncia, che le accuse erano infondate, e che da JP Morgan dicono che la Hajdini manco era il suo capo. Specificano anche che comunque si può continuare a scrivere che lui l’aveva accusata di avergli detto, dopo aver assaggiato, che almeno le sue palle non sapevano di curry, perché il diritto di cronaca rispetto alle denunce presentate non decade allorché ritirate: mi raccomando, che nessuno violi mai il nostro diritto di spettegolare). 

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Redazione Redazione Eventi e News