Marocco: un investitore emiratino offre 3,5 miliardi di dollari per rilevare la raffineria Samir

Febbraio 25, 2026 - 21:30
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Marocco: un investitore emiratino offre 3,5 miliardi di dollari per rilevare la raffineria Samir

Un investitore degli Emirati Arabi Uniti ha presentato un’offerta di circa 3,5 miliardi di dollari per acquisire la Samir, la principale raffineria di petrolio del Marocco, ferma dal 2015 e in liquidazione giudiziaria dal 2016. Si tratta di una delle proposte più elevate ricevute dall’apertura del dossier, che potrebbe segnare la rinascita dello storico impianto situato a Mohammedia, sulla costa atlantica, tra Casablanca e Rabat. Secondo diverse ricostruzioni mediatiche, il progetto sarebbe guidato dalla società emiratina Mjm Investments Limited, con il supporto della banca d’investimento britannica Barclays. L’obiettivo dichiarato è rilevare gli asset industriali e strategici della raffineria per rilanciarla come piattaforma di raffinazione operativa, dopo quasi un decennio di inattività.

Nonostante l’entità dell’offerta, la transazione resta subordinata a una fase preliminare ritenuta decisiva: l’autorizzazione all’investitore a visitare il sito della Société Anonyme Marocaine de l’Industrie du Raffinage (Samir) a Mohammedia e a condurre una valutazione tecnica completa. L’ispezione dovrà accertare lo stato effettivo delle unità di produzione, delle infrastrutture, degli impianti e delle scorte, al fine di stimare i lavori necessari, misurare i rischi e definire l’ammontare reale degli investimenti indispensabili per riportare la raffineria in funzione secondo gli standard industriali, ambientali e di sicurezza vigenti. Senza questo passaggio, l’operazione non potrà essere finalizzata.

La Samir ha cessato la produzione nell’agosto 2015 dopo aver accumulato debiti superiori a 40 miliardi di dirham (circa 3,7 miliardi di euro), inclusi crediti vantati dalle autorità fiscali e doganali e dal sistema bancario. Il 21 marzo 2016 il tribunale commerciale di Casablanca ne ha dichiarato la liquidazione giudiziaria, autorizzando tuttavia la prosecuzione limitata dell’attività sotto la supervisione di un amministratore giudiziario, con l’obiettivo di preservare gli asset e favorire l’ingresso di nuovi investitori. Il 67,26 per cento del capitale della società è detenuto dalla Coral Petroleum, controllata dall’uomo d’affari saudita Mohammed Al-Amoudi, che aveva acquisito la partecipazione nell’ambito della privatizzazione del 1997. Gli squilibri finanziari accumulati negli anni hanno condotto a una grave crisi di liquidità, culminata nell’arresto della produzione.

Secondo le perizie commissionate dal tribunale, il valore complessivo della Samir era stimato in circa 2,16 miliardi di dollari (circa 2 miliardi di euro), di cui 1,49 miliardi attribuiti alla sola raffineria. Il giudice incaricato del dossier aveva indicato come obiettivo una vendita intorno ai 2,5 miliardi di dollari (circa 2,3 miliardi di euro), sulla base di una valutazione internazionale. Nel febbraio 2023 era stato lanciato un nuovo bando con un valore indicativo di circa 2 miliardi di dollari (1,9 miliardi di euro), che aveva attirato 15 offerte da investitori provenienti in particolare da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Stati Uniti, India, Regno Unito, Francia e Spagna, con proposte comprese tra 1,8 e 2,8 miliardi di dollari. L’offerta emiratina da 3,5 miliardi rappresenta dunque un potenziale punto di svolta per il futuro della principale infrastruttura di raffinazione del Marocco.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia