Meglio le ciminiere o pale e pannelli? L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, la transizione energetica prova a governarla

Il concetto di difesa del paesaggio è importante, serve a spingere per fermare gli scempi edilizi e non solo, che specie negli ultimi settant’anni hanno invaso e intaccato le forme storiche delle città, dei borghi, delle montagne, delle coste. D’altra parte dobbiamo sapere che il paesaggio non è un fattore immutabile, l’umanità lo ha sempre modificato. Il bel paesaggio toscano, fatto di cipressi, vigne e oliveti, è quello che ha sostituito la foresta primaria, non è “naturale”, ma è una costruzione umana. L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo.
Fermarsi alla sola valutazione “estetica” nelle scelte di politica del territorio rischia di essere miope, visto che l’utilizzo massiccio e prolungato delle fonti fossili sta già modificando il clima e minacciando l’ambiente, l’agricoltura e quindi anche il paesaggio stesso.
Se si vuole essere davvero efficaci anche nella difesa del paesaggio, allora si deve aumentare lo spessore del concetto di “estetica”. Il concetto estetico, che guida le nostre valutazioni su ciò che è di pregio, bello, e ciò che lo è meno, ha bisogno di qualche precisazione legato al valore della vita.
Proviamo a rispondere a qualche domanda su cosa ci appare più bello: uno yacht o un veliero come la Vespucci? Una moto d’acqua o una canoa, un wind surf o un kite? Una gara di motocross in collina o un gruppo di cavalli al passeggio? Le evoluzioni di aerei caccia militari o il passaggio di uno stormo di oche selvatiche? La marcia di un gruppo di soldati in armi o una manifestazione per la pace? Le ciminiere delle centrali elettriche o i mulini a vento?
Gregory Bateson, padre della “ecologia della mente”, scrive: «Per estetico intendo sensibile alla struttura che connette». Questa è la struttura che “disegna” e connette la vita in tutte le sue forme: il veliero ha la forma “disegnata” dal vento, come il wind surf e i mulini a vento, la canoa ha la forma “disegnata” dall’acqua, lo stormo di oche e la manifestazione per la pace sono “disegnate” dalla vita, tutte le altre no.
Inoltre «la struttura che connette» ci invita a non perdere di vista il contesto in cui viviamo, perché è quello che determina la possibilità che la vita stessa si mantenga e a vedere il valore della bellezza insieme all’esigenza della sopravvivenza della nostra specie, connessa a tutte le altre e al pianeta Terra.
Se si tengono insieme le attenzioni al paesaggio con quelle per la vita umana e per la salvaguardia degli ecosistemi naturali, per rispondere alla crisi globale attuale, non si può che scegliere la strada della sostituzione delle energie fossili con quelle rinnovabili, oltre che con forti misure di risparmio e aumento dell’efficienza energetica e di cambio degli stili di vita e di consumo.
Certamente serve grande attenzione nella scelta dei siti dove installare pannelli e pale eoliche, coinvolgendo le popolazioni e le istituzioni locali per realizzare progetti che siano rispettosi delle caratteristiche del territorio e del paesaggio, ma con una visione sistemica e un forte senso di responsabilità per affrontare in modo efficace la crisi globale, climatica, ambientale, economica, sociale e culturale, in cui tutti siamo immersi.
Continuare con l’attuale uso di energie fossili significa incrementare ancora di più il cambiamento climatico che sta aggredendo umani, specie vegetali e animali, livelli dei mari, cicli naturali e sta anche modificando e danneggiando il paesaggio. L’evoluzione del paesaggio è inevitabile, si tratta di vedere in quale direzione vogliamo guidarlo.
L’accettazione sociale e culturale della generazione diffusa di energia e della modificazione del paesaggio che questa comporta, è quindi il nodo che deve essere affrontato, a partire comunque dall’imperativo per ogni comunità, comune, provincia o regione che sia, nelle modalità con cui questa ritiene di farlo, di farsi carico della “propria parte” di riduzione delle emissioni di CO2.
Questo va visto come diritto-dovere delle comunità locali all’interno della costruzione di una economia e una società sostenibile. La Toscana se vorrà rispettare gli obbiettivi al 2030 dovrà raddoppiare la produzione di energia da impianti di energie rinnovabili.
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