Meloni e la foto col pentito del clan Senese: “Solo fango, non mi faccio intimidire”

Aprile 8, 2026 - 22:00
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Meloni e la foto col pentito del clan Senese: “Solo fango, non mi faccio intimidire”

C’è anche una foto di Giorgia Meloni con un pentito del clan Senese nell’ultima inchiesta di Report che sta agitando la politica. La trasmissione Rai, sui suoi canali social ha pubblicato un’anticipazione sul prossimo servizio che andrà in onda, a proposito dei rapporti tra Fratelli d’Italia e Gioacchino Amico, esponente – ora pentito – del clan Senese. Solo “fango”, assicura la presidente del Consiglio. “Non mi faccio intimidire”, è subito intervenuta Meloni. Nel post pubblicato dalla redazione del programma condotto da Sigfrido Ranucci, c’è il selfie scattato nel 2019 dallo stesso Amico con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una vicenda che arriva qualche settimana dopo quella legata all’ex sottosegretario Delmastro e ai suoi rapporti con la famiglia Caroccia. Nell’inchiesta di Report, si sostiene anche che Amico sia entrato alla Camera con un accredito, senza essere passato dai controlli. La premier, dai suoi profili social, ha pubblicato un commento rivolto alle testate che hanno rilanciato la notizia.

Meloni e la foto col pentito del clan Senese: “Solo fango, non mi faccio intimidire”
Il selfie tra Gioacchino Amico e Giorgia Meloni (Foto da social Report)

Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente – aggiunge la leader FdI – Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”. 

 “In decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni dopo le anticipazioni della trasmissione Report sui rapporti tra FdI e Gioacchino Amico, esponente – ora pentito – del clan Senese. 

Montecitorio: “Ad Amico nessun tesserino permanente per entrare”

 “In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa”. E’ quanto comunica Montecitorio dopo le anticipazioni di Report secondo le quali Gioacchino Amico, esponente – ora pentito – del clan Senese, avrebbe avuto un permesso per entrare alla Camera.

FdI: “Indignati da questo giornalismo”

 “Il giornalismo del campo largo in servizio effettivo e permanente oggi ha sfornato una tesi che va ben oltre la strumentalizzazione politica alla quale ci hanno abituati, sfociando quasi nella calunnia. La batteria dei quotidiani di riferimento delle sinistre infatti, partendo da un selfie scattato da un malavitoso assieme alla presidente Meloni, con una ricostruzione assurda e paradossale, adombrerebbe dei legami con il clan dei Senese. È evidente che il selfie sia stato scattato in una occasione pubblica, non dalla presidente ma dallo stesso soggetto che riferiscono essere collegato al clan. Circostanza impossibile da evitare per ogni politico in occasioni pubbliche”. Lo dichiarano i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Antimafia. “L’impegno della presidente Meloni e di questo governo contro ogni mafia è però testimoniato dai fatti, che raccontano di miriadi di arresti di super latitanti, nonché del merito esclusivo di aver strenuamente mantenuto in piedi l’istituto del carcere duro per i mafiosi. Non si può dire che il medesimo impegno sia stato assolto con tanta solerzia dalle forze politiche che oggi si scagliano irragionevolmente contro Giorgia Meloni. La storia personale della presidente Meloni nella lotta alla mafia parla da sola e come gruppo di Fratelli d’Italia della Commissione antimafia, ci diciamo indignati da questo modo di fare giornalismo e tributiamo alla presidente del Consiglio tutta la nostra solidarietà”, concludono.

Pd: “Urge chiarimento”

Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese – come Gioacchino Amico – e ambienti della destra ed esponenti di FdI sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d’inchiesta e da trasmissioni come Report”. Così i parlamentari Pd membri dell’Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo, Valente, commentano le anticipazioni della trasmissione Report che mostra in un post sui social un selfie che ritrae Giorgia Meloni con Amico. “Dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia, il caso Gioacchino Amico – prosegue la nota del Pd -. Questi, oggi anche collaboratore di Giustizia sull’inchiesta Hydra (l’alleanza tra ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra che ha sviluppato in Lombardia un grande sistema di criminalità, narcotraffico, usura, controllo di appalti e penetrazione nell’economia e nella politica) ha frequentato nel tempo esponenti politici della Destra, in particolare di Fratelli d’Italia – dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo. Gli organi di informazione hanno perfino pubblicato un selfie di Amico con Giorgia Meloni, ‘catturato’ probabilmente durante una manifestazione politica. Ma Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare, sempre – si legge – grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di FdI. Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo. Porteremo in Antimafia anche questo aspetto della vicenda Hydra e, con interrogazioni, anche nei due rami del Parlamento”. Secondo le anticipazioni di Report, il selfie di Amico con Meloni risale al 2 febbraio del 2019: “all’Hotel Marriott di Milano era presente l’intero gotha di Fratelli d’Italia – si legge nel post della trasmissione -. L’occasione era la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno. Per questa ragione, si erano mobilitati il futuro presidente del Senato Ignazio La Russa e una lunga schiera di futuri ministri: Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso, Guido Crosetto. Il pezzo forte era riservato per il gran finale della manifestazione: l’intervento della leader Giorgia Meloni. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia”.

Ruotolo (Pd): Non è semplice selfie ma fatto politico”

 “Non è un selfie qualsiasi. È un fatto politico. Siamo al 2 febbraio 2019, all’Hotel Marriott Milano. La prima grande iniziativa di Fratelli d’Italia al Nord, in vista delle elezioni europee”. Così in una nota Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd.”In sala c’è tutto il gruppo dirigente e poi lei, Giorgia Meloni – aggiunge -. Questa vicenda emerge da un’inchiesta giornalistica che andrà in onda domenica su Report su Rai Tre, anticipata dal programma condotto da Sigfrido Ranucci. In prima fila, però, c’è anche un altro uomo: Gioacchino Amico. Non un militante qualsiasi, è il referente del clan Senese in Lombardia. Oggi è imputato nel processo Hydra e, secondo quanto emerge dagli atti, verrebbe indicato dagli investigatori come uno snodo centrale del sistema mafioso lombardo: collegamenti tra camorra, ’ndrangheta e ambienti criminali legati a Matteo Messina Denaro. Amico è lì, in prima fila, e chiede un selfie a Giorgia Meloni. E allora il punto non è dire oggi: ‘non sapevo’. Il punto è un altro. Gioacchino Amico non sarebbe stato un imbucato. Avrebbe frequentato ambienti politici, accompagnato dirigenti, partecipato alla campagna elettorale. E soprattutto: alcuni livelli del partito potrebbero aver saputo chi fosse. C’è poi un elemento ancora più grave se verificato: il racconto di ingressi in Parlamento senza controlli, con presunti tesserini o accessi privilegiati, circostanza che andrebbe verificata fino in fondo. Per questo oggi non bastano le smentite. Non bastano le prese di distanza. Servono risposte convincenti a domande semplici: Chi sapeva? Chi avrebbe consentito quell’accesso? Chi avrebbe costruito quei rapporti?”.

M5s: “Meloni non se la cava con slogan muscolari”

 “Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d’inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata. Fdi sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali. Sono ormai svariate le notizie sui possibili intrecci con esponenti di primo piano della criminalità organizzata radicata a Roma e al Nord Italia. La vicenda Delmastro e il suo legame con la famiglia prestanome del clan Senese è ormai nota e di una gravità inaudita. A questa si aggiungono i legami tra Fratelli d’Italia e Giacchino Amico, rappresentante del clan Senese che a Milano ha curato la nascita del Consorzio tra mafia siciliana, clan Senese e la ‘Ndrangheta già radicata in Lombardia, oggi imputato nel processo Hydra ma anche uno dei pentiti che sta fornendo elementi importanti alla magistratura. In base a quanto emerso dagli organi di stampa, Amico con altri esponenti mafiosi frequentava ambienti di Fdi a Milano, aveva addirittura ottenuto una tessera del partito, entrava alla Camera con un tesserino o un accredito che gli faceva saltare i controlli previsti per gli ospiti esterni, incontrava due parlamentari del partito a pochi passi dal Senato e dalla Camera. Giorgia Meloni deve rendere conto del fatto che in base a svariati riscontri il suo partito sembra circondato e infiltrato ai massi livelli da colletti bianchi della criminalità organizzata e del fatto che il suo governo con tante assurde nuove norme ha spianato la strada proprio a questi esponenti delle mafie che si presentano senza coppola e lupara ma con l’abito buono: innalzamento delle soglie per gli affidamenti di appalti senza gara, liberalizzazione dei subappalti a cascata, abolizione dell’abuso di ufficio e ridimensionamento del traffico di influenze, castrazione dei poteri di controllo della Corte dei Conti e svuotamento della responsabilità contabile di politici e pubblici amministratori. Per fortuna il no del referendum ha impedito il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica. Gli slogan muscolari di Meloni sulla mafia militare fanno sorridere e a tal proposito le ricordiamo che nell’indifferenza generale da mesi boss di primissimo piano escono dal carcere uno dopo l’altro ma dal governo non abbiamo sentito una sola parola”. Lo affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. 

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