Noravank è un monastero rosso, un segreto scolpito dell’Armenia medievale
Nel sud dell’Armenia, a 122 chilometri dalla capitale Yerevan, una strada si infila in una gola stretta e sinuosa scavata dal fiume Darichay. Le pareti si alzano verticali, alte e lisce, tinte di rosso mattone e grigio calcareo. In fondo al canyon, chiamato Amaghu, appare Noravank, parola che in lingua locale significa “Nuovo Monastero”. Nuovo lo era certamente nel XIII secolo, oggi è invece remoto e potente.
La zona rende il tutto ancora più incredibile, perché il luogo di culto si staglia contro scogliere incandescenti al tramonto, donando la sensazione di trovarsi dentro un teatro naturale, con torri coniche e bassorilievi al posto di quinte sceniche. Un angolo importantissimo per il popolo che abita il Paese, in quanto incarna l’anima resiliente che possiedono, uomini in grado di erigere monumenti di una raffinatezza inaudita in posizioni geografiche apparentemente inaccessibili.
Breve storia del Monastero di Noravank
Le radici del sito affondano nel XIII secolo, quando il vescovo Hovhannes decise di stabilire qui la sede vescovile di Syunik. La fortuna del complesso crebbe esponenzialmente sotto il patrocinio della potente dinastia degli Orbelian, principi illuminati che lo trasformarono nel proprio mausoleo di famiglia e in un polo culturale d’eccellenza.
Durante il XIII e XIV secolo, Noravank visse il suo massimo splendore grazie alla presenza di Momik, artista poliedrico la cui maestria ha reso queste mura eteree. La storia locale ricorda l’architetto e scultore come un genio capace di domare la pietra presente in zona, al punto da trasformarla in merletti fragili all’apparenza ma incredibilmente resistenti ai secoli.
Nonostante le invasioni mongole e i successivi terremoti che hanno scosso l’altopiano, le strutture principali sono giunte fino a noi preservando quell’aura di sacralità che le rende uniche al mondo. La protezione dei principi, infatti, garantì risorse e stabilità, permettendo la fioritura di una scuola di miniaturisti e calligrafi che influenzò l’intera regione transcaucasica.
Una piccola curiosità: stando a una leggenda popolare, Momik era legato a un amore tragico. Il principe Orbelian avrebbe promesso la mano della figlia all’artista in cambio della costruzione di un tempio di bellezza impareggiabile entro 3 anni. L’opera venne completata (del resto l’amore è il motore di tutto), ma l’architetto fu spinto giù dalla cupola per ordine del principe. La pietra che stringeva tra le mani sarebbe divenuta la sua lapide.
Cosa vedere al Monastero di Noravank
Nonostante la posizione remota e quasi nel ventre di un canyon, il complesso del Monastero di Noravank si presenta come un insieme armonico di edifici sacri, cappelle sepolcrali e croci di pietra finemente istoriate. Ogni struttura comunica un senso di verticalità estrema, quasi a voler stabilire un contatto diretto con l’azzurro terso del cielo armeno.
Surb Astvatsatsin, la chiesa a due piani detta Burtelashen
Surb Astvatsatsin è l’edificio simbolo di questa meraviglia dell’Armenia. Costruito nel 1339 su progetto di Momik, presenta una composizione su tre livelli percepibili dall’esterno, con base massiccia, parte centrale articolata e sommità alleggerita da una rotunda colonnata e cupola conica.

Il piano inferiore fungeva da cripta funeraria per la famiglia Orbelian e una scala stretta in pietra, addossata alla facciata occidentale, conduce al piano superiore destinato al culto. Salire quei gradini senza corrimano regala un brivido autentico, con il vuoto alle spalle e la parete scolpita accanto.
Al livello inferiore è raffigurata la Vergine con il Bambino affiancata dagli arcangeli Gabriele e Michele. Sopra, Cristo a mezzo busto tra gli apostoli Pietro e Paolo.
Surb Karapet e il gavit monumentale
A nord di Surb Astvatsatsin si trova Surb Karapet, dedicata a Giovanni Battista. È una costruzione che risale al periodo che va dal 1216 al 1227, avvenuta su impulso di Liparit Orbelian. Sul lato occidentale si apre un gavit del 1261, una sorta di atrio coperto tipico dell’architettura locale.
L’interno, originariamente sostenuto da quattro pilastri, è stato trasformato nel XIV secolo con una copertura a tenda in pietra che imita i tetti in legno delle case rurali hazarashen. Il soffitto sfoggia invece file di mensole che creano un effetto simile a stalattiti, mentre sopra la finestra gemella della facciata occidentale si nota il celebre rilievo di Dio Padre con grandi occhi a mandorla che benedice la Crocifissione e tiene la testa di Adamo. Una colomba, simbolo dello Spirito Santo, completa la scena.
Cappella di Surb Grigor e tombe scolpite
Bellissima è anche la Cappella di Surb Grigor che venne aggiunta nel 1275 dall’architetto Siranes. Vanta una pianta rettangolare, abside semicircolare e volta semplice. Le mura proteggono le tombe della famiglia Orbelian, tra cui quella di Elikum, figlio del principe Tarsayich, coperta da una lastra con figura leone-uomo datata 1300.
Attorno alle chiese si incontrano decine di khachkar, croci di pietra infisse nel terreno o appoggiate ai muri, con motivi floreali, intrecci, rosette e iscrizioni commemorative. All’ingresso c’è anche un piccolo museo che espone riproduzioni, monete antiche e libri.
Il canyon dell’Amaghu e le grotte
Prima ancora di raggiungere il parcheggio, il paesaggio cattura (inevitabilmente) lo sguardo. Sulla soglia della gola, guardando a destra, si aprono cavità poco profonde chiamate Trchuneri Karayr, note anche come Bird Cave, con sepolture infantili dell’età del Bronzo.
Più avanti la Grotta di Magil penetra nella collina. L’area è considerata importante per il birdwatching, con aquile e altri rapaci che sorvolano le falesie.
Come arrivare
Il suggestivo Monastero di Noravank sorge nella regione di Vayots Dzor, nei pressi della città di Yeghegnadzor. Da Yerevan il tragitto in auto richiede circa 90 minuti lungo l’autostrada verso sud, con deviazione poco dopo il villaggio di Areni. Un ponte attraversa il fiume e introduce nella gola dell’Amaghu, strada asfaltata che serpeggia per circa 7 chilometri e mezzo fino al parcheggio ai piedi del complesso.
Chi preferisce raggiungerlo con i mezzi pubblici può prendere una marshrutka diretta a Yeghegnadzor e scendere allo svincolo vicino al ristorante Edem, proseguendo poi in autostop o con taxi locali. Molti tour organizzati combinano Noravank con il monastero di Khor Virap, celebre per la vista sul monte Ararat, e con degustazioni nel villaggio di Areni, noto per i vini prodotti da uve autoctone.
Il periodo migliore è verso sera, quando le scogliere si accendono di rosso intenso e la pietra delle chiese riflette bagliori dorati.
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