Trump spinge le stablecoin anche perché ci guadagna (e non lo nasconde)

Mar 9, 2026 - 21:30
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Trump spinge le stablecoin anche perché ci guadagna (e non lo nasconde)

Oltre ai vari drammatici conflitti militari recentemente iniziati, Donald Trump si è lanciato in una “guerra” aperta contro il sistema bancario americano. È a favore dell’emergente mercato delle criptomonete e delle stablecoin. Con un post sulla sua pagina social Truth ha accusato le banche di ostacolare l’applicazione della legge Clarity Act, contenente il nuovo quadro normativo favorevole al settore delle criptovalute. Essa dovrebbe concedere alle piattaforme di scambi di asset digitali la possibilità di pagare degli interessi agli utenti che detengono token ancorati al dollaro, come le stablecoin.

Al centro della controversia c’è una disposizione del Genius Act, la legge a favore delle criptovalute, approvata lo scorso luglio, che, però, impedisce agli emittenti di stablecoin di pagare interessi ai privati per il loro semplice possesso. In verità, il settore bancario si era opposto subito, poiché la legge consentiva comunque alle società terze, come le piattaforme di scambi delle criptomonete, di offrire ricompense ai detentori di stablecoin. I sostenitori del settore bancario spinsero, perciò, i legislatori ad affrontare la questione con una nuova legislazione sulle criptovalute, nota appunto come Clarity Act. Il settore delle criptovalute, al contrario, ha sostenuto e sostiene che tali ricompense sono necessarie per consentire alle stablecoin di competere efficacemente nel settore dei pagamenti.

Le banche temono che consentire di ottenere rendimenti dal possesso delle stablecoin potrebbe innescare una fuga di depositi dagli istituti finanziari tradizionali, stimata in 1.500 miliardi di dollari, e di conseguenza minare il loro ruolo di erogatori di prestiti. Il Clarity Act stabilirebbe nuove regole che disciplinano il modo in cui i token crittografici sono supervisionati dalle autorità di regolamentazione del mercato. Anche qui ci sarebbe la scappatoia. Infatti, le stablecoin sarebbero sotto il controllo di autorità preposte e quindi le piattaforme di scambi di criptovalute dovrebbero poter operare come se fossero degli istituti di credito.

«Le banche stanno registrando profitti record e non permetteremo loro di minare la nostra potente agenda sulle criptovalute, che, se non ci occuperemo del Clarity Act, finirebbe per essere regalata alla Cina e ad altri Paesi», ha affermato Trump. «Gli Stati Uniti devono completare la struttura di questo mercato il prima possibile”, ha scritto ancora, affermando che anche un’altra legge precedentemente firmata, la Genius Act, «è minacciata e indebolita dalle banche, e questo è inaccettabile. Non lo permetteremo». 

Trump, personalmente e attraverso il consulente per le criptovalute della Casa Bianca, ha organizzato numerosi incontri confidenziali con i rappresentanti dei settori finanziari, in primis con i dirigenti di Coinbase, la più grande piattaforma di scambi di criptovalute con sede negli Stati Uniti, allo scopo di ottenere il via libera per le criptovalute entro il primo marzo. Coinbase ha svolto un ruolo chiave nella controversia, cercando di neutralizzare gli emendamenti sfavorevoli alle criptomonete, ma la potente lobby bancaria nel Senato americano ha bloccato, per il momento, l’approvazione della legge.

Si tenga conto che le stablecoin, valute digitali che dovrebbero essere garantite da riserve di dollari per lo stesso ammontare, non sono sostenute da un governo sovrano che non le riconosce come un suo debito. Mancano quindi di un garante di ultima istanza, solitamente la banca centrale.

I sostenitori delle stablecoin, invece, sostengono che sono equivalenti al dollaro per tutti i pagamenti. Anche se non ammesso pubblicamente, vorrebbero che siano trattate come lo sono i depositi e gli istituti bancari, con le stesse garanzie anche in caso di default. In altre parole, se dovesse scoppiare un’altra crisi finanziaria come quelle del 2008, gli emittenti e i detentori di stablecoin vorrebbero ricevere lo stesso trattamento di salvataggio, il bail out, dato alle banche tradizionali e ai conti corrente.

Le banche americane non sono delle “mammolette”. Anzi, sono note come dei veri e propri squali. Aggiungere emittenti privati, di tipo feudale, di nuove monete trasformerebbe il già precario sistema finanziario in una bomba a orologeria senza controlli e pronta a esplodere. 

Trump e famiglia hanno un interesse diretto nella faccenda essendo emittenti e grandi detentori di stablecoin. Per esempio, la società World Liberty Financial, sotto il suo controllo per il 40%, offre la propria stablecoin, la USD1. Il presidente americano vede venir meno il suo piano di trasformare gli Usa nella “capitale cripto mondiale”. Il crollo del mercato del bitcoin e compagnia dei mesi passati lo inducono a creare al più presto uno scudo pubblico per le criptovalute. È o non è il superman planetario della politica, dell’economia e della guerra? E poi, anche lui tiene famiglia.

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Redazione Redazione Eventi e News