Piero Barucci era un uomo di cultura, con un grande senso dello Stato

Febbraio 27, 2026 - 16:30
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Piero Barucci era un uomo di cultura, con un grande senso dello Stato

Ci sono, nella vita pubblica di questo Paese, persone che hanno avuto un ruolo grandissimo senza che la memoria collettiva ne tenga nel giusto conto: e sicuramente Piero Barucci è uno di questi. È scomparso ieri, l’economista fiorentino che fu ministro del Tesoro in un momento drammatico e complicato della recente storia italiana. Lo chiamò prima Giuliano Amato, chiamato nel 1992 al capezzale della Repubblica, non ancora cessato il ciclone di Tangentopoli – ed era partita una crisi finanziaria mai vista prima. Incarico confermato da Carlo Azeglio Ciampi, il nuovo presidente del Consiglio, anch’egli eccellente studioso di economia e anch’egli toscano, ma di Livorno, che conosceva bene i lavori di Barucci, docente universitario e poi anche Rettore dell’ateneo di Firenze.

La coppia Ciampi-Barucci era molto amalgamata. Uomini colti, uomini di numeri, uomini di Stato. Di orientamento liberaldemocratico, forte intellettualmente e anche caratterialmente (e in quel frangente di carattere ne occorreva parecchio), Barucci era in sostanza il numero due di quel governo. Quelli non andavano in televisione, non era ancora il tempo: studiavano e lavoravano in silenzio.

La tv Barucci la conobbe dopo, nella veste di tifoso della Fiorentina, pronto a esaltare i viola nella famosa trasmissione di Fabio Fazio “Quelli che… il calcio”: funzionò. Il nuovo ministro del Tesoro doveva fare i conti con la svalutazione della lira, un debito pubblico che galoppava anche dopo malgrado il durissimo intervento del governo Amato; soprattutto l’attacco della speculazione internazionale contro la lira.

L’Italia era un Paese debole, infragilito dagli scandali, bloccato, e non solo dal punto di vista politico. Spazzati via i vecchi partiti, ci si trovò a galleggiare nel vuoto. Ma questo elemento di debolezza divenne un elemento di forza. Tra le mani di Ciampi e Barucci (ma va ricordato anche il contributo di Luigi Spaventa al Bilancio) il fatto di non dover passare sotto le forche caudine delle trattative dei partiti fu senz’altro un bene. Il governo dei “ciampiani”, che resta probabilmente il più alto esempio di illuminismo al potere, durò un anno o poco più ma bastò. Barucci riuscì nel compito di aggiustare i conti e rilanciare il ruolo dell’Italia nel contesto economico europeo ponendo le basi per la ripresa successiva, premessa dell’ingresso dell’Italia nella nuova moneta, l’euro. Terminata questa impresa che ha del miracoloso si rimise al suo lavoro di studioso, non lesinando interventi pubblici e articoli sui giornali.

Uomo di grande cultura, non solo economica, portatore di uno stile che è sempre più raro, a Piero Barucci questo Paese deve molto. Alla sua discrezione, alla sua competenza, al suo senso dello Stato.

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Redazione Redazione Eventi e News