Quando lo sport fa male, “Colpi in testa” di Tommaso Clerici: che fine fanno i campioni una volta lontani dai riflettori
Pagheremo caro e pagheremo tutto: ogni vizio e stravizio, quelle dipendenze cominciate come un gioco o un’esperienza e perpetuate come un’abitudine, le sigarette, tutto l’alcol di serate più o meno memorabili, la gola e la lussuria. Embé, che novità? È che pagheremo caro, e pagheremo tutto, anche quelle attività edificanti, formative, quegli sport che ci hanno fatti sentire bene, solidi, la schiena dritta e i muscoli tonici: se non stiamo attenti, se non prestiamo attenzione, cura. “La prevenzione è un’arte senza gloria”, spiega perfettamente l’ex fighter di MMA Alessio Di Chirico nel libro Colpi in testa – La strage silenziosa degli sport da contatto scritto da Tommaso Clerici ed edito da 66thand22nd.
È un libro terribile quanto responsabile, necessario, tanto più perché scritto da un appassionato e giornalista che in Fighters. Vite da ring (Ultra) aveva raccolto storie di combattenti di arti marziali e che ha continuato a farlo per Ultimo Uomo. Lo presenta come “un libro di sfumature”: è anche un libro di dure prese di coscienza. Di responsabilità, lo ripetiamo. In un primo capitolo si passano in rassegna commozioni cerebrali, l’encefalopatia traumatica cronica (CTE) informalmente chiamata demenza del pugile, colpi sub-concussivi e sindromi da secondo impatto, steroidi anabolizzanti e antidolorifici, certificati medici e medici falsi, tagli del peso e federazioni straniere. Nel resto dei capitoli del libro si passa a parlarne più approfonditamente con protagonisti dello sport, esperti, addetti nel settore, osservatori e narratori.
È nelle zone d’ombra che si nasconde il mostro, basti pensare alle categorie giovanili o minori. Football americano, rugby, boxe ed MMA, hockey, calcio: metafore e simulazioni della guerra o del duello, luoghi di memoria di città e di nazioni, attività di strategia e forza brutale. Spesso ostaggio di spacconate e retorica alla “non si molla niente”, o “mi sono sempre rialzato dopo esser andato al tappeto”. Volevano tutti essere dei duri, maschi alfa statuari, dominanti e mai arrendevoli cui a volte non è stata detta la verità. E che hanno fatto o fanno i conti tutti i giorni con attacchi di rabbia fuori controllo, dolori lancinanti e insonnia, violenze, suicidi, depressioni, farfugliamenti e deliri, il diavolo che appare su un muro, stragi come quella del “più grande wrestler a non essere mai esistito” Chris Benoit, la notte da incubo di Loris Karius e la tragedia di Daniele Scardina, l’amnesia totale dell’iconico Sébastien Chabal che non ricorda un solo secondo delle partite che ha giocato né della nascita della figlia. “Se ne ho parlato con un medico? No, tanto è una situazione che non si può risolvere”.
Diventa un piccolo viaggio tra scoperte sconvolgenti, test, depistaggi, insabbiamenti, tentativi di regolamentazione, cinismo, panem et circenses, la zona grigia degli allenamenti, arbitri irresponsabili o medici guastafeste. Lontano dai riflettori, che fine fanno i nostri eroi, i campioni? Ed è anche in questo caso una questione di classe: come per esempio per lo scandalo che nella Nfl ha allontanato molte famiglie bianche bene dallo sport e favorito un aumento, fino alla maggioranza, di atleti afroamericani. Sono sport che spesso hanno i loro bacini d’utenza nel disagio e nel degrado sociale, che offrono punti di riferimento e obiettivi per sacrificarsi, responsabilizzarsi. E appunto, quanto si è disposti a mettere a rischio sé stessi? L’amara consapevolezza che qualcosa si lascia sempre per strada: che sembra non esistere nulla, nella vita, a rischio zero.
“Non si può tenere traccia, invece, di quante persone avrebbero fatto una brutta fine senza la boxe, e cioè di quante vite il pugilato ha salvato”, scrive Clerici, che ricorda la mancanza di sindacati e assicurazioni adeguate, all’avanguardia, per diversi sport. E di dati strutturati per quanto riguarda gli sport femminili. Sarà un caso – o forse no – che gli sport di cui si parla in questo libro non siano sport di massa in Italia, che abbiano poco spazio sui media – fatta eccezione per il calcio, naturalmente, in cui il tema dei danni cerebrali comincia a essere dibattuto e preso sul serio nonostante il monolitico blocco al cambiamento dello sport in questione. Questo libro, per i campioni ma anche per i giovani che approcciano ogni tipo sport di contatto, è anche un appello. Parliamone.
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