Ridotto l’uso dei materiali, emissioni in calo per l’impresa e in aumento per le famiglie: la foto dell’Istat

Mar 14, 2026 - 10:00
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Ridotto l’uso dei materiali, emissioni in calo per l’impresa e in aumento per le famiglie: la foto dell’Istat

Istat pubblica molti dati, ormai anche in campo ambientale. Ma c’è un report pubblicato molto interessante, proprio perché sintetico. Mette in fila la dinamica del Pil, quella dei consumi energetici, quella dei consumi di materia e quella della materia: 4 numeri. Un check-up al Paese usando pochi indicatori, strutturali e fondamentali, senza perdersi in dettagli. Un cruscotto che ci dice a grandi line come stiamo. Una volta visto questo, possiamo passare ai dettagli

Cosa ci racconta il Report intitolato “Economia e ambiente: principali indicatori 2023/24”? Si inizia dall’economia. Il Pil italiano è aumentato nel 2024 dello 0,7%, dopo un aumento nel 2023 dell’1%. È vero che il Pil è un indicatore che non coglie bene il benessere di un Paese, ed è anche vero che gli aumenti del biennio sono dello “zerovirgola”, ma questo numero fa da base per i calcoli successivi. La ricchezza prodotta aumenta, di poco, ma aumenta. Ma con quali costi ambientali? Ce lo dice il Report fornendoci tre indicatori tratti dai Conti economici dell’ambiente.

Il primo riguarda i consumi di energia. Istat correttamente riporta il dato del “Consumo di energia delle unità residenti (Net domestic energy use – Ndeu)”, termine un po’ criptico che vuol dire i consumi finali dell’energia di tutti gli attori (famiglie ed imprese). Ebbene questo valore nel triennio scende in valore assoluto, passando da 6.543 migliaia di Terajoule del 2023, a 6.232 nel 2023, a 6.104 nel 2024. Si riduce anche il valore dei consumi energetici per unità di Pil, indice che passa da 3,4 nel 2022 (l’unità di misura è troppo complicata, ma fidatevi), a 3,2 nel 2023, a 3,1 nel 2024. Insomma, consumiamo sempre meno energia per unità di Pil, con riduzioni annuali importanti. In gergo miglioriamo la nostra “intensità energetica”, ed è quello che vogliamo.  Una riduzione generata nel 2024 soprattutto dall’industria (meno 4,5%) mentre aumentano i consumi delle famiglie (+2.2%), soprattutto nel segmento mobilità (+3,7%) e meno nei consumi domestici (+1,1). Sul dato pesa, va detto, un inverno particolarmente mite, ed i risultati dell’industria potrebbero essere correlati anche al “gelo della produzione” che ci accompagna da molti mesi. Ma detto questo sembra che qualcosa si stia muovendo davvero nel “cuore” dei consumi industriali, per effetto delle politiche di efficienza energetica messe in campo in tutti i settori.

Il secondo riguarda le emissioni di gas serra, con dati che sono migliori rispetto a quelli dei consumi energetici. Oltre ai risultati di efficienza energetica, in questo caso pesa l’incremento delle fonti rinnovabili. Nel 2024 emissioni ridotte del 2,8% rispetto all’anno prima, nel 2023 meno 5,9%. Nel 2023 le famiglie hanno ridotto più marcatamente i consumi e le emissioni negli usi domestici (-8,2% e -11,7% rispettivamente) che nel trasporto (-0,7% e -1,4%). Nel 2024, il Consumo di energia si è ridotto del 4,1% nelle attività produttive mentre è aumentato del 2,2% nelle famiglie, sia in ambito domestico (+1,1%) sia per il trasporto in conto proprio (+3,7%). Parallelamente, le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 4,5% nelle attività produttive e sono aumentate del 2,2% nelle famiglie. In controtendenza il dato del settore agricoltura, che pur riducendo i consumi energetici del 3,7% aumenta le emissioni del 2,5%, ma anche il settore dei servizi che aumenta sia i consumi che le emissioni. Un dato quindi ancora non omogeneo fra i diversi settori. Ma anche per le emissioni il dato utile è quello relativo alla intensità, ovvero la quantità di emissioni da usi energetici per unità di Pil, sostanzialmente stazionario e superiore alla media europea. Continuiamo ad usare troppi combustibili fossili.

Il terzo dato, forse il più interessante riguarda l’uso dei materiali, ovvero il Domestic material consumption, che nel 2023 si è ridotto rispetto all’anno precedente di 28,3 milioni di tonnellate, attestandosi a quota 496 milioni di tonnellate. Una prima stima per il 2024 vedrebbe questo valore scendere ancora, a 487. Una riduzione derivante dal rallentamento dell’import di materie prime vergini e da una minore estrazione di materiali da costruzione nel territorio nazionale. Anche in questo caso l’indicatore di intensità è positivo: il consumo di materiale per unità di Pil passa da 274 tonnellate per milione di euro nel 2022 a 258 nel 2023 e si attende un valore di 251 per il 2024. Ogni abitante italiano consuma 8,1 tonnellate di materiale, fra i più bassi d’Europa.

Pochi dati di sintesi che consentono una valutazione sintetica: abbiamo ottimi risultati nella gestione della materia (quasi senza incentivi), ma progrediamo ancora in modo non omogeneo fra i settori nella riduzione di consumi energetici ed emissioni di gas serra (nonostante i molti incentivi).

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