La tensione barocca di Michele per Valentino

Mar 14, 2026 - 12:30
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La tensione barocca di Michele per Valentino

L’invito della sfilata autunno inverno 2026 di Valentino è la riproduzione del bottone slacciato dal busto del cardinale Pietro Valier del 1627, scolpito dal Bernini. Un dettaglio minimo e sovrano, trasformato da Alessandro Michele in oggetto-soglia.

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Dentro Palazzo Barberini, che è già un trattato sul Barocco, la mossa è di precisione quasi insolente: non appropriarsi del monumento, ma del suo punto vulnerabile, dove la perfezione s’incrina e respira.

«L’edificio non cerca una sintesi tra ordine e movimento: espone la loro coesistenza forzata. In questo senso, il palazzo può essere letto, in chiave nietzschiana, come il luogo di una tensione irrisolta tra un principio apollineo scandito da misura, chiarezza e gerarchia, e un impulso dionisiaco fatto di ebbrezza, slittamento e perdita dei confini», scrive Alessandro Michele nel comunicato stampa sulla collezione. «In modo analogo, anche la moda può essere letta come un campo di forze contrapposte che coabitano nel corpo e sul corpo», racconta.

Accanto, un motto in latino: «Quod perenne gaudium, requirere», continuare a inseguire la bellezza capace di restare viva anche nella nostra caducità. Il punto non è che Valentino “ritorni a essere classico” nelle proporzioni, nell’uso sapiente dei drappeggi, nei colori in contrasto da pietre preziose, nei tessuti rari, nei cappotti longilinei che poco concedono a un’idea teatrale, ma in realtà molto concreta. Il punto è che quel rigore sartoriale viene sabotato dal movimento, dal vortice, dall’illusione, dal Barocco che piega la regola senza distruggerla, ma ricreandola secondo le regole dell’oggi.

«Il vestito non è mai soltanto superficie decorativa: è un dispositivo che organizza il dialogo tra disciplina e desiderio, tra norma sociale e gesto individuale, tra appartenenza e scarto», spiega Michele.

«Come ha sottolineato Bradley Quinn, moda e architettura non si limitano a somigliarsi formalmente, ma condividono una medesima logica operativa: entrambe strutturano lo spazio e orientano l’identità. Come l’architettura, anche la moda stabilizza e destabilizza, orienta e decentra, afferma e mette in crisi. Rende visibile una gerarchia, ma può anche sovvertirla. La forma dell’abito è il risultato di una negoziazione continua tra struttura e movimento, tra gravità e levitazione, tra controllo e apertura».

Valentino ha reso visibile una frizione: tra ordine ed eccedenza, memoria e mutazione, caducità e desiderio di durata. E proprio in quella frizione, molto più che nell’ornamento, abita il vero lusso.

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