Rifiuti zero? Meglio zero sprechi: quelli di cibo costano all’Italia 13,5 miliardi di euro l’anno

Mar 30, 2026 - 21:30
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Rifiuti zero? Meglio zero sprechi: quelli di cibo costano all’Italia 13,5 miliardi di euro l’anno

Ogni anno il 30 marzo si celebra la Giornata internazionale Zero waste – traducibile in italiano come rifiuti zero o zero sprechi, a seconda del contesto –, istituita nel 2023 dall'Assemblea Onu per promuovere iniziative volte a ridurre al minimo la produzione di rifiuti, operazione che naturalmente è possibile solo intervenendo a monte sulle abitudini di consumo e sull’ecodesign di prodotti e servizi, più che nelle nostre case. Una volta generato, il rifiuto può infatti essere solo gestito (o meno) negli impianti industriali di filiera.

In quest’ottica, la lotta allo spreco di cibo è paradigmatica di un approccio concreto all’orizzonte Zero waste, come ricorda oggi direttamente il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

«Ogni giorno, buttiamo via cibo sufficiente a preparare un miliardo di pasti, lasciando che il 9% dell'umanità soffra la fame. Stiamo mettendo a rischio il nostro clima, gli ecosistemi e la nostra salute. Ecco perché – spiega Guterres – la Giornata internazionale dei rifiuti zero di quest'anno mette in luce la crescente crisi dello spreco alimentare e invita ognuno di noi ad agire. I consumatori possono avere un grande impatto apportando piccoli cambiamenti alle proprie abitudini di acquisto e di cucina. I rivenditori possono ottimizzare le proprie attività e ridistribuire le eccedenze alimentari. Le città possono ampliare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e rafforzare gli appalti per scuole e ospedali. I governi nazionali possono promuovere un cambiamento sistemico affrontando il problema dello spreco alimentare nei loro piani d'azione per il clima e la biodiversità e stringendo partenariati pubblico-privati. Grazie a iniziative come Food Waste Breakthrough e No Organic Waste, entrambe lanciate alla Cop30, possiamo dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030, ridurne le emissioni di metano fino al 7% e costruire sistemi alimentari circolari e resilienti. Oltre a proteggere il nostro pianeta, questi sforzi creeranno posti di lavoro verdi, ridurre l'insicurezza alimentare e l'impatto sui cambiamenti climatici, e prevenire perdite economiche fino a 1 trilione di dollari statunitensi ogni anno».

Si tratta di un approccio che riguarda da vicino anche l’Italia e le sue città. In base ai dati messi in fila dal Rapporto 2026 dell’Osservatorio internazionale Waste watcher, nel nostro Paese la somma delle perdite alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo la filiera del cibo sprecato in Italia – pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo – e vale 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case. Nella distribuzione invece il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi di euro, nell’industria oltre 862 milioni di euro e quello nei campi quasi 1,3 miliardi.

Tradotto in modo semplice, considerando che un pasto per convenzione è circa mezzo chilo: ogni italiano spreca mediamente oltre 50 pasti all’anno. In cima alla classifica troviamo frutta fresca, verdure, pane fresco: in altre parole, sprechiamo ciò che secondo le linee guida nutrizionali dovremmo mangiare di più. Si tratta di un paradosso bruciante del nostro tempo, quando l’abbondanza produce impoverimento. Anche in Toscana, dove le famiglie in povertà assoluta (il 4,9%, a fronte del 6,3% a livello nazionale) sono raddoppiate rispetto al 2008.

È in questo contesto che a Livorno è tornato adesso a nuova vita il progetto Banco 13 – Ri-generi alimentari, che dalla fine del 2021 all’estate 2023 ha permesso – grazie al lavoro congiunto del Comune e di Aamps in qualità di Società operativa locale (Sol) di Retiambiente, con la collaborazione della cooperativa sociale Brikke Brakke – di redistribuire ai cittadini 27 tonnellate di cibo fresco invenduto al Mercato centrale e in piazza Cavallotti, grazie alla disponibilità degli esercenti.

«Il Banco 13 – spiega il sindaco di Livorno, Luca Salvetti – sarà a disposizione ancora una volta per aiutare i cittadini che hanno bisogno, ma anche per tutte le persone che vogliono recuperare, riutilizzare e valorizzare al massimo i prodotti che verranno collocati in questo banco».

Per tre giorni alla settimana (martedì, giovedì, sabato) tutti i cittadini possono recarsi alla Sala delle gabbrigiane del Mercato centrale e, alle ore 12.00, ritirare un numero di prenotazione per una cassetta alimentare: frutta, verdura, pane fresco. Tutti prodotti salutari ma anche i più soggetti a sprechi. Nel primo pomeriggio, gli operatori effettuano il giro di raccolta presso gli esercenti del mercato, recuperando le eccedenze invendute ancora perfettamente commestibili. A partire dalle ore 14.00 iniziano le consegne: prodotti freschi e genuini che, invece di essere scartati, raggiungono direttamente le famiglie.

Una parte delle eccedenze raccolte viene inoltre destinata alla ‘Tavola dell’amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio, grazie al trasporto con una cargo bike messa a disposizione dalla Velostazione PedaLI della cooperativa Brikke Brakke, che potrebbe fungere da esempio anche per futuribili consegne a domicilio sostenibili da parte di commercianti interessati.

«Banco13 rappresenta un esempio concreto di come la prevenzione dei rifiuti possa nascere dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità – argomenta nel merito l’amministratore unico di Aamps, Aldo Iacomelli – Recuperare il cibo ancora buono significa ridurre lo spreco, abbattere la produzione di rifiuti e generare valore sociale. Con questo progetto, il Mercato centrale diventa ogni giorno un luogo in cui la sostenibilità prende forma attraverso gesti semplici, capaci di produrre un grande impatto ambientale e culturale».

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